19/3/2007 ore: 10:41
"Margherita" Là dove fioriscono le tessere
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Pagina 9 - Politica il caso Verso il congresso Perché se all'ombra della Quercia infuria la pugna politica attorno a tre mozioni da congresso, il paradosso è che nella Margherita si litiga anche di più pur avendo un’unica mozione, quella che propone di sciogliere i dielle, se si costituirà il Partito Democratico. L’un contro l’altro armati, a macchia di leopardo lungo tutta la penisola e con alleanze incrociate e variabili, sono rutelliani, mariniani, demitiani, gli ex popolari di Franceschini e Castagnetti. In più, adesso c’è la corrente di Enrico Letta, che col suo 6-7 per cento in molte situazioni fa da ago della bilancia. In vista del congresso nazionale signori delle tessere e capi tribù si son dati battaglia. Tenere le posizioni anzitutto, contro i parenti-serpenti dello stesso partito, e per fronteggiare meglio in futuro i diessini. Il caso di Roma, e dei 49.243 convocati per tre giorni di congresso all’Ergife quando per contenerli tutti non sarebbe bastato un Palasport, ha avuto la sua risonanza nazionale, attirando l’attenzione e il sarcasmo di «Striscia la notizia»: «Ma perché non andate a contare le tessere di Forza Italia?», ha replicato l’ufficio stampa centrale, quello di Rutelli. Ma il fatto, spiega Natale D’Amico con la gravità di chi è stato grand commis in Banca d’Italia, «è che 37 mila tessere in più a Roma, quando i diesse che sono il doppio di noi ne hanno solo 14 mila, significa che si è iscritto alla Margherita un elettore su tre, visto che nella Capitale nel 2001 ci han votato in 150 mila: come possiamo non preoccuparci di quel che sta diventando il partito?». Per giunta i garanti han le mani legate: le decisioni si possono prendere solo all’unanimità, se non c’è accordo politico non se ne fa niente. I casi da esaminare non sono mancati. Mille e seicento nuove tessere contestate a Caserta; ad Avellino a una parte degli iscritti non è stato consentito di partecipare al voto, dicono i rutelliani, col quale poi è stato effettivamente eletto coordinatore Giuseppe De Mita; a Salerno il congresso è stato più volte rinviato per «mancanza di intesa politica», poi si è tenuto «ma l’abbiamo annullato» dicono i garanti. E quando i faldoni dei ricorsi campani approdano all’organismo di garanzia, a Roma, si sfiora la rissa, la cosa si viene a sapere e produce una nota di smentita ufficiale. «Alla fine una composizione unitaria l’abbiamo trovata, ma è stata dura» sospira Rino Piscitello che è di corporatura possente e in quell’occasione la fece valere: «Non si riusciva a mettere d’accordo i demitiani con i rutelliani, e per giunta a Napoli la metà di noi sta con De Mita, e così pure molti mariniani». Alla fine, per far quadrare il cerchio dopo un mese e mezzo di riunioni sono scesi in campo i big: Rutelli e De Mita han trovato un accordo, segretario partenopeo sarà Antonio Polito, che ha accettato di ritirare la sua iniziale indisponibilità. E non che nel resto d’Italia sia andato diversamente: in tutto, 125 ricorsi da 34 diverse provincie. Anche da Bologna. La ex-popolare Daniela Turci denuncia «intimidazioni telefoniche» per farle ritirare la candidatura a coordinatrice del partito. Risultato: per far pace, serve un Sms di Prodi in tempo reale, a congresso in corso: «Ricordatevi, il congresso deve essere u-ni-ta-rio!». Il peggio, a fine marzo sarà passato: i congressini chiuderanno i battenti, e ad aprile ci sarà a Roma il congressone nazionale. «Ma la fase più pericolosa è proprio quella della transizione verso il Partito Democratico, da noi come nei diesse le solidarietà interne si stanno allentando, e c’è chi pensa anzitutto a difendere le proprie posizioni sul territorio», dice Polito. E chiedendo «una data certa per la Costituente, con regole nuove per tutti», Giachetti si è messo pure in sciopero della fame. Basterà? |