30/11/2006 ore: 10:55

"Lavoro" Priorità per donne e anziani

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    gioved? 30 novembre 2006

    Prima Pagina
      WELFARE. IL PROGETTO DI DAMIANO E DEI RIFORMISTI
        Di Tonia Mastrobuoni
          Piano del lavoro, priorit? per donne e anziani

          Doveva essere l'occasione per lanciare il manifesto riformista sul lavoro, ? rimasto nelle cronache soprattutto per l'incursione dei no global a Palazzo Ducale. Ma dal convegno di inizio novembre a Venezia su uno dei tempi pi? cari al ministro del Lavoro, Cesare Damiano, l'ala riformista dell'Unione si ? messa a testa bassa a lavorare ai contenuti che dovranno planare a gennaio sul tavolo con i sindacati. Con due priorit?, donne e anziani, e la volont? di affrontare la sospirata riforma degli ammortizzatori sociali, e l'annosa questione del “superamento” della Legge Biagi. La filosofia ? chiara: la “fase due”, il piano di rilancio economico di stampo riformista, parte dal presupposto che le politiche per lo sviluppo e le liberalizzazioni non possano prescindere da una revisione delle politiche attive. Una volta rimesso in marcia il motore della crescita attraverso politiche di sostegno allo sviluppo, bisogna dargli la benzina: il principio ? questo. E la benzina ? il lavoro. Gli obiettivi saranno ottenuti attraverso una miscela di interventismo e liberalizzazione. Che andranno nella direzione di una maggiore tutela delle categorie pi? deboli ma anche di un avvicinamento delle regole del mercato del lavoro agli standard degli altri paesi europei.

          Anzitutto, le donne: obiettivo del governo ? notoriamente quello di aumentare il tasso di occupazione femminile, che attualmente ? desolantemente basso rispetto agli altri paesi europei, attraverso politiche di conciliazione che consentano alle donne di dividersi meglio tra lavoro e famiglia. L'idea ? quella di moltiplicare gli asili nido nei posti di lavoro, di rendere pi? flessibile il part time e introdurre anche forme di sostegno economico come gli assegni famigliari. Anche sugli ultracinquantenni, ? l'idea dei riformisti dei Ds e della Margherita, bisogna trovare modelli efficaci per garantirne il reimpiego. L'obiettivo ? quello di disincentivare la mobilit? e le altre forme mascherate di prepensionamento. Gli strumenti potrebbero essere la riduzione degli incentivi per chi li assume e deroghe alla normativa sui contratti a termine, ad esempio eliminando le causali, quindi liberalizzando il ricorso a questo tipo di contratti, per chi viene assunto oltre una certa et?.

          Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, l'obiettivo ? quello di generalizzarli, di estenderli dunque anche alle piccole imprese. Pi? in generale, fa fede il modello danese, dove il collocamento ? ?attivo? e il sussidio vincolato alla disponibilit? a frequentare corsi di formazione e ad accettare le eventuali offerte di lavoro conseguenti. Il patto di servizio cui ha accennato Damiano pi? volte. In materia di part time, per chi sta ragionando su questi temi, ossia il ministro e gli esperti dell'Unione sul tema del lavoro, si discute anche della possibilit? per chi raggiunge l'et? pensionabile di continuare a lavorare a orario ridotto. Altra parola d'ordine: la formazione continua. Siccome dilagano i centri di formazione finti, occorrer? applicare un rigore maggiore sull'accreditamento. Altro tema dibattuto, ?pi? contrattazione e meno legge?, come riassume il presidente della commissione Lavoro del Senato, Tiziano Treu. Che propone di legare certi temi, come ad esempio i tetti per il lavoro a termine, alla contrattazione delle categorie o addirittura delle aziende. Perch? naturalmente i limiti stabiliti tout court per legge sono troppo rigidi.

          E' notizia di ieri infine che Damiano ha annunciato che ?in prospettiva potrebbero essere ulteriormente elevati i contributi dei parasubordinati?. Intervenendo alla trasmissione televisiva Economix, il ministro ha spiegato che la strategia ? quella di una ?graduale equiparazione con il lavoro subordinato?. Com'? noto, l'aumento dei contributi degli atipici fa parte della strategia del governo di scoraggiare il ricorso a questo tipo di contratti, incentivando invece il lavoro stabile.