6/11/2006 ore: 12:11
"Lavoro" Il virus degli esclusi (L.Gallino)
Contenuti associati
Prima Pagina e Pagina 27 - Commenti Il virus degli esclusi E bisogna dar atto al ministro del Lavoro Cesare Damiano, cui sono state rivolte critiche sicuramente ingenerose, di avere utilizzato la normativa vigente per temperare da subito gli aspetti pi? negativi della legge 30. Per? dal governo di cui ? membro molti si aspettavano che ponesse subito mano, pi? che ad una serie di correttivi della legge vigente, alla elaborazione d?una nuova legge complessiva sul lavoro che ne sappia cogliere le novit? ma tuteli anche alcune fondamentali acquisizioni che la precedente generazione di lavoratori, sindacalisti e giuristi ci avevano consegnato. Se si pone mente allo scarto che gli elettori, compresi quelli precari, avvertono tra il programma dell?Unione e le realizzazioni da essa compiute finora per migliorare la situazione del mercato del lavoro, non dovrebbe apparire poi cos? scandaloso che alcuni esponenti del governo abbiano partecipato ad una manifestazione il cui senso sta nell?invitare l?insieme del governo a darsi una mossa per affrontare di petto, e presto, la questione del lavoro precario. Una legge generale per il lavoro, e contro la precariet?, sarebbe stato a ben vedere un impegno da affrontare nei primi cento giorni di governo. Ne sono trascorsi ormai pi? del doppio, ma se non si cambia marcia, in tema di legislazione sul lavoro, si rischia di finire per affrontare la questione a met? 2007 se non pi? avanti. Centomila precari in piazza mandano a dire che non si pu? pi? aspettare tanto nel mettere in pratica quelle quattro righe del programma dell?Unione. ? arcinoto che nel governo vi sono al riguardo posizioni differenti. Da un lato coloro che credono sia possibile e utile mantenere la flessibilit? dell?occupazione mirando a evitare, per mezzo di pi? efficaci ammortizzatori sociali (termine e concetto orrendi, ma tant??), che essa si trasformi in precariet? del lavoro e della vita. Dall?altro quelli che credono invece che l?occupazione con data di scadenza a breve appuntata sul petto della persona al lavoro - poich? a questo equivalgono i contratti atipici e i contratti a tempo indeterminato - si configuri implacabilmente come un?anticamera della precariet?. Al fine di ridurre le distanze tra gli uni e gli altri potrebbero forse servire un paio di considerazioni che traggono anch?esse lo spunto dalla manifestazione di Roma. La prima ? che le dimensioni del problema lo hanno ormai trasformato da circoscritto problema del mercato del lavoro a vasto problema sociale e politico. Per quanto sia arduo valutarne con precisione il numero - come si fa, per dire, a contare quelli che hanno una partita Iva imposta da un padrone che poi li fa lavorare come dipendenti? - si pu? stimare che il numero complessivo dei lavoratori che a vario titolo hanno un?occupazione con data di scadenza, per lo pi? a breve termine, si aggiri sui tre milioni e mezzo-quattro milioni. Inclusi i familiari, le persone direttamente toccate sono quindi almeno il doppio, sette od otto milioni. Almeno un terzo dei precari lo sono da lustri o decenni. Tutti vanno incontro, e per parecchi l?evento non ? lontanissimo, a pensioni miserande, dell?ordine del 30% o meno di un salario medio. Siamo dinanzi, in altre parole, a un gigantesco processo di esclusione ed emarginazione sociale che riguarda almeno il 15 per cento della popolazione italiana. Senza contare coloro che hanno un lavoro stabile, ma che l?ansia trasmessa dalla visibilit? e diffusione dell?occupazione precaria sta ponendo in stato di forte disagio. In ambito politico simili processi preparano la strada a due scenari: un massiccio astensionismo elettorale, o il successo di qualche rinnovato pifferaio di Hamelin. Chi non abbia orecchio per il tasto politico, dentro l?Unione, potrebbe forse ascoltare quello economico. La diffusione dell?occupazione precaria equivale a scaricare ogni giorno migliaia di camion di ghiaia nei complessi ingranaggi dell?economia contemporanea, ovvero, per chi preferisca metafore high tech, a introdurre gran copia di virus devastanti nelle sue reti informatiche. L?economia richiede oggi pi? che mai formazione continua; sviluppo di culture del lavoro e dell?impresa condivise; assunzione di responsabilit? del lavoratore in tema di tempi e qualit? del prodotto; motivazione personale a lavorare con scrupolo e lealt? derivante dalla sicurezza dell?occupazione, del reddito, dei propri diritti sul lavoro. Giusto le sicurezze, tangibili e misurabili, che secondo l?Organizzazione Internazionale del Lavoro definiscono il lavoro decente. Se si offre ad alcuni milioni di persone un lavoro indecente, ossia precario, perch? viola tutte o quasi le suddette sicurezze, non ci si lamenti poi che la produttivit? del lavoro ? troppo bassa, e la competitivit? delle imprese ? scarsa. Lo stesso giorno della manifestazione di Roma ? stato raggiunto l?accordo tra governo e sindacati per il rinnovo del contratto per il pubblico impiego. ? una buona notizia. Era un accordo atteso e necessario. Tuttavia, data la concomitanza dei due eventi, qualche precario potrebbe magari pensare che il governo un minimo di attenzione in pi? poteva riservarla anche a lui (o lei). E qualche solerte critico dei sindacati potrebbe per una volta aver ragione - una soltanto - se si affrettasse a ripetere, come suole, che i sindacati sono forti nel difendere le istanze di chi ha un lavoro stabile, e alquanto fiacchi quando si tratta di sostenere coloro che un lavoro stabile se lo sognano. |