4/11/2003 ore: 11:05
«L´incentivo è poco appetibile»
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martedì 4 novembre 2003
| Pagina 32 - Economia |
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«L´incentivo è poco appetibile solo 9 mila convinti a restare» Pensioni, la Ragioneria gela le attese del Welfare
RICCARDO DE GENNARO
La Ragioneria dello Stato stima che dei 125mila lavoratori che ogni anno decidono di andare in pensione anticipata soltanto 9mila cambieranno idea e decideranno di restare al lavoro allettati da quell´incentivi. Gli altri lasceranno lo stesso soprattutto perché attratti dalla possibilità di cumulare reddito e pensione (da 3 a 5 mila euro in più rispetto all´incentivo), o perché costretti dal datore di lavoro. Sul totale invece dei 100mila lavoratori che comunque hanno deciso fin dall´inizio di posticipare il pensionamento, soltanto 20mila accetteranno l´incentivo del 32,7 per cento, mentre gli altri 80mila continueranno a versare i contributi in vista di una pensione più cospicua (ad esempio chi ha un reddito di 25 mila euro lordi, rinviando di due anni il pensionamento ma versando i contributi, avrebbe un guadagno di 700 euro netti l´anno rispetto a chi accettasse l´incentivo). Insomma, ben pochi aderiranno al bonus. Prova ne sia che la Ragioneria stima un risparmio, frutto di questa misura, di soli 76 milioni di euro annui dal 2005. Dopo aver corretto drasticamente le stime del governo sui risparmi della riforma (non comporterà un risparmio annuo a regime di 12 miliardi di euro, pari all´1 cento del Pil, ma di 9 miliardi, ovvero lo 0,7 per cento), le valutazioni della Ragioneria dello Stato «gelano» le attese anche per quanto riguarda la parte del provvedimento che entra in vigore già nel 2004. Nelle settimane scorse il ministro del Welfare, Roberto Maroni, aveva detto che il super-bonus avrà successo se convincerà a restare al lavoro metà dei lavoratori intenzionati ad usufruire della pensione anticipata. Ora la Ragioneria dice che saranno soltanto 9mila. Non solo: per la prima volta, gli esperti contabili del Tesoro riconoscono - come ha sottolineato più volte lo stesso sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla - che la spinta verso la pensione di anzianità è molto spesso la conseguenza di una decisione dell´azienda (in caso di crisi) e non una scelta del lavoratore. L´emendamento alla delega, inoltre, presenta alcune novità rispetto alle intenzioni iniziali. È caduto il limite minimo di due anni di rinvio del pensionamento in cambio dell´incentivo. Non a caso la Ragioneria stima che, in media, i lavoratori che opteranno per il rinvio lo faranno per un anno e mezzo. Cade anche l´obbligo di «rinegoziazione» del contratto di lavoro, dal tempo indeterminato a tempo determinato. «Tutto questo dimostra che c´è bisogno di tempo, che la fretta fa fare conti sbagliati e che la discussione va reimpostata del tutto», commenta Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl. Il quale fa notare che «la contraddittorietà e l´incertezza sui dati è la dimostrazione della fragilità dell´impianto di riforma proposto dal governo». |