11/9/2002 ore: 10:16
«Io, handicappato, truffato dal ministero»
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11 settembre 2002
La lunga marcia di Renato: «Io, handicappato, truffato dal ministero»
Clamorosa protesa del titolare di una cooperativa cui Sviluppo Italia nega i finanziamenti promessi per completare un albergo a misura di disabile. Partito da Verbania, ha già fatto 500 km
Massimo Solani
ROMA. È la sua «lunga marcia», pacifica
ma agguerrita. È la protesta di chi
ha scelto il gesto eclatante per farsi
sentire, per reclamare ciò che gli spetta
di diritto ed invece lo Stato continua
a negargli da troppo tempo, mettendo
a rischio il progetto che insieme
ad altre dieci persone ha trasformato
in realtà in un paesino della provincia
di Verbania. Renato Brignone, trentaduenne
disabile dalla nascita per un
grave forma di focomelia, ha così deciso
di mettersi in marcia lo scorso 26
agosto per raggiungere Roma, dove il
19 settembre, secondo i suoi programmi,
si piazzerà sotto la sede di Sviluppo
Italia, l’agenzia del ministero dell’Economia
che si occupa dello svilupppo
delle aree depresse del paese.
Quell’agenzia con la quale Brignone
ed i suoi soci (attraverso la cooperativa
sociale Ser. Gio. Servizi Giovani)
nel 1999 stipularono un contratto di
finanziamento di circa 800 milioni di
lire per la realizzazione di un albergo
ristorante interamente pensato a misura
di disabile, la «Dislocanda». Solo
che di quei soldi, dal 1999 ad oggi la
cooperativa ha visto arrivare nelle proprie
casse solamente 315 milioni, troppo
pochi per completare i lavori e permettere
alla struttura di lavorare a pieno
regime.
E di fondi, poi, non ne arriveranno
nemmeno più, perché Sviluppo Italia
ha deciso di interrompere il finanziamento
a Brignone e soci. Motivo: la
cooperativa ha fatto segnare un passivo
di bilancio di 78 mila euro, 70 volte
superiore al capitale sociale. «Non poteva
essere altrimenti - ha spiegato Renato
Brignone, che dopo giorni di
cammino, e con le braccia oramai piagate
dalle stampelle è già arrivato a
Cecina, in provincia di Livorno - Sviluppo
Italia non ha mai stanziato la
seconda tranche di finanziamenti, e
per oltre un anno la «Dislocanda» ha
funzionato al 30% del proprio potenziale.
Ora tutto è a regime, ma abbiamo
dovuto far fronte alle spese per la
ristrutturazione delle camere pagando
di tasca nostra, ed indebitandoci».
Ora la Dislocanda funziona, ospita
clienti nel ristorante e da un anno
sono state aperte anche le trenta camere
attrezzate per ospitare turisti disabili.
Eppure le sei persone che erano
state assunte sono già state licenziate.
Troppe spese e pochi fondi, per questo
ora quel progetto che da Sviluppo
Italia era stato valutato e approvato
rischia ora di morire, soffocato dai debiti.
«Eppure l’agenzia del ministero -spiega
Renato - ha ipotecato i beni
della cooperativa sociale per un totale
di 800 milioni di euro. Abbastanza per
avere garanzie sullo stanziamento di
fondi. Ed invece no. Si appellano ad
una norma del Codice Civile, peraltro
nemmeno indicata nel contratto che
abbiamo sottoscritto, per bloccare lo
stanziamento e decretare la nostra
morte. Se invece quei soldi ci venissero
dati, noi potremmo tranquillamente
risanare il nostro bilancio già nel
primo anno e ricominciare la nostra
attività senza preoccupazioni. Ma evidentemente
questa è l’idea che al ministero
hanno di imprenditoria giovanile».
Di fronte alle proteste di Brignone,
da Sviluppo Italia regiscono senza
esitazioni, forti di una ragione che a
dire il vero cozza col buon senso. «Il
contratto che abbiamo sottoscritto, come
tutti i contratti - ricorda un rappre-
sentante dell’agenzia - si basa sulla legge,
e la norma prevede che di fronte
ad un grave scoperto come quello della
Servizi Giovani venga bloccato ogni
ulteriore finanziamento. Non c’è nemmeno
bisogno di scriverlo nel contratto,
lo prevede la legge».
Obiezioni che Renato non vuole
nemmeno sentiree a cui reagisce duramente.
«La verità è che hanno deciso
razionalmente di bloccare la nostra ttaività
- commenta - pensare che non ci
hanno nemmeno fornito quel servizio
di tutor per la formazione cui il contratto
li obbligava. Ma evidentemente
le loro lacune non contano, le nostre
sono decisive. È una follia. In questo
modo buttano all’aria l’impegno e la
passione di quanti in questi tre anni
hanno lavorato assiduamente per veder
realizzato un sogno. Io comunque
non mi scoraggio - rilancia Brignone -arriverò
sino a Roma e una voltà lì
racconterò a tutti quello che fa Sviluppo
Italia». È sicuro di quello che fa il
ragazzo, e basta ascoltarlo per capire
che il 19 settembre, se nessuno raccoglierà
prima il suo grido, sarà realmente
a Roma procendendo lento sulle
sue stampelle. Del resto la forza di
volontà non gli fa difetto, e nell’agosto
scorso lo ha persino spinto in cima al
Monte Rosa. «Ma è più facile scalare
quella vetta - commenta sarcastico -che
farsi dare da Sviluppo Italia i soldi
che ti spettano per diritto».