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"Intervista" Treu: «No alle rivoluzioni»
"Intervista" Treu: «No alle rivoluzioni»
giovedì 11 settembre 2003
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L´intervista Tiziano Treu, responsabile Lavoro della Margherita "No alle rivoluzioni ma è giusto parlarne"
È giusto fermare le agitazioni di 500 persone che bloccano l´Italia intera Procedere con cautela: la protesta generale è carica di valori simbolici LUCIO CILLIS
ROMA - «La materia dello sciopero generale è carica di valori simbolici. Su questo terreno bisogna essere molto cauti, andare avanti con attenzione e pensarci mille volte» avverte l´ex ministro del Welfare Tiziano Treu. Il responsabile Lavoro della Margherita dosa le parole, conscio della scivolosità di un tema che sta scatenando la reazione unanime dei sindacati, grandi e piccoli. Treu pur, non nascondendo la propria avversione per «quelle inaccettabili proteste da 500 o mille lavoratori che bloccano l´Italia intera», avverte che «qui si discute di altro». Il mettere mano alle fondamenta del diritto di sciopero, rischia, infatti, di produrre gravi danni. Come giudica la bozza presente sul tavolo della Commissione di Garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici? «Un intervento in questo campo? Sarebbe la prima volta. Personalmente non sono contrario ad una discussione seria su alcuni punti...». Quali? «Per esempio sui servizi minimi garantiti. Credo sia giusto discutere su quel minimo dei minimi da rispettare, che rappresenta una base di partenza necessaria per limitare i disagi degli utenti. Ma per farlo, all´interno di una discussione più specifica sullo sciopero generale, è necessario procedere con molte cautele. Le faccio un esempio: occorrerebbe rivedere e allargare i termini per il preavviso delle proteste trovando un nuovo punto d´equilibrio. Da una parte, quindi, si devono ridurre i disagi ma dall´altra bisogna difendere e ampliare i tempi di proclamazione di uno sciopero generale. Una opzione estrema che per questo non può sottostare a tempi troppo lunghi...». Nella bozza della Commissione di Garanzia si parla anche di "sciopero generale proclamato soltanto da confederazioni dotate tendenzialmente di diffusa rappresentanza per tutte le categorie pubbliche e private". Su questo punto le critiche dei sindacati autonomi sono roventi... «E a ragione. È un fatto nuovo che ci lascia quanto meno perplessi. Condivido i timori e credo che non si possa procedere su questa strada. Quindi, tutto bene finché si discute di come limitare la frammentazione di alcuni scioperi. Per esempio, sarebbe giusto discutere di quando 500 capistazione o mille controllori di volo bloccano il paese». Lei cosa propone? «Un referendum. Potrebbe essere la strada giusta. Ma oltre questi casi specifici è meglio non andare, se la discussione si allarga allora dico di no: perché con lo sciopero generale bisogna andarci piano e le parti in causa, i sindacati, devono essere interpellate. Bisogna pensarci mille volte prima di entrare in un terreno così delicato...».
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