23/2/2004 ore: 11:57
"Intervista" S.Pezzotta: «sciopero ormai dietro l´angolo»
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| SABATO 21 FEBBRAIO 2004 |
| Pagina 11 - Economia | |
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L´INTERVISTA «Così si taglia la spesa sociale sciopero ormai dietro l´angolo»
L´innalzamento secco a 60 anni e oltre è inaccettabile, non c´è alcuna flessibilità. Dipendenti penalizzati
Pezzotta parliamo prima di pensioni. Com´è la nuova proposta del governo? «Iniqua, quindi da correggere, anche se rispetto alla prima versione - grazie all´azione del sindacato - sono stati fatti due importanti passi avanti: non c´è più la decontribuzione per i nuovi assunti e non c´è più l´obbligatorietà del passaggio del Tfr nei fondi previdenziali. Sono due nostre vittorie». Su cosa avete perso invece? «Non parlerei di sconfitta, semmai di necessità - ora - di cambiare l´agenda del governo sui temi da affrontare. E certo, per quanto riguarda la previdenza, c´è l´esigenza di rivedere almeno un paio di punti che così come sono risultano improponibili». A cosa si riferisce? «All´innalzamento della età pensionabile: la proposta del governo è rigida, prevede un innalzamento secco di tre-quattro anni. Non c´è la famosa quota 95 di cui si era parlato, c´è semmai una mancanza assoluta di flessibilità. E questo, per il sindacato intero, è inaccettabile: è un punto sul quale non si tratta. Ma non solo: è l´impostazione di fondo che non va bene. In questa riforma il vero obiettivo del governo è quello di tagliare la spesa sociale. E´ già fra le più basse e in situazioni di crisi come questa gli effetti di un ulteriore livellamento verso il basso saranno dirompenti». Perché ? «Perché ci troviamo di fronte al decadimento industriale e occupazionale, alla caduta del welfare e del potere d´acquisto delle famiglie. Bisognerebbe investire, invece si taglia. Bisognerebbe ricostruire, invece si distrugge. Forse il governo non ha capito che - per uscire da questa situazione - serve uno sforzo collettivo pari solo a quello realizzato nel dopoguerra. E qui invece di coinvolgere tutta la popolazione nello sforzo si fa cadere tutto il peso della riforma su una sola fascia sociale. E non si toccano le altre». Ce l´ha con gli autonomi? «Non si capisce proprio perché una categoria - quella dei lavoratori dipendenti - debba coprire tutti vuoti. La riforma, anche sotto questo punto di vista è assolutamente iniqua, l´ingiustizia è insostenibile. Tanto più che quello degli autonomi resta un problema: non mi pare che i loro conti siano in linea. Non credano di risolvere la questione facendola pagare ancora una volta ai dipendenti, ma ad artigiani e commercianti dico: parliamone, troviamo una soluzione, purché sia equa». La bocciatura della riforma previdenziale, viste anche le aperture fatte, è tale da richiedere uno sciopero generale? «Non lo escludo, anzi penso che si farà. Ma sia chiaro: la mobilitazione non riguarderà solo le pensioni. Il sindacato non si chiuderà sulla previdenza. Abbiamo progetti più grandi: è l´assetto sociale del paese che va cambiato. Faremo una proposta unitaria che tocchi la previdenza, il welfare, lo sviluppo, l´industria, la salvaguardia dei redditi perché è il complesso delle emergenze che questo paese deve decidersi ad affrontare. Il quadro non cambia toccando solo le pensioni». In un progetto così complesso il sindacato riuscirà a mantenere l´unità appena ritrovata? «I segnali di cambiamento rispetto al passato sono evidenti. Il 10 marzo si farà un´assemblea unitaria dei delegati alla quale sottoporre la piattaforma delle iniziative da adottare. Non accadeva da 15 anni e il fatto ha una valenza politica innegabile. Andremo insieme nelle fabbriche - anche perché in televisione non ci danno spazio - spiegheremo insieme le nostre ragioni. Solo qualche mese fa nessuno ci avrebbe scommesso». |