10/5/2005 ore: 11:46
"Intervista" P.Bianchi: «Puntiamo sul terziario ma decidiamo quale»
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IN PRIMO PIANO - pagina 5 Allora nessuna sorpresa? Non si tratta di un dato preoccupante, ci allineiamo con l'Europa. Partivamo infatti da percentuali di manifatturiero maggiori rispetto ad altri Paesi. Per molti si tratta di un impoverimento del sistema. Si tratta invece di un passo fisiologico per un Paese con un livello di reddito e un profilo demografico come il nostro. Ma vanno chiarite subito due cose. Quali? Che tipo di industria intendiamo avere e che tipo di terziario. Il problema del Paese è infatti legato al basso profilo produttivo nell'industria e nei servizi. Serve concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto, avanzato. Pensiamo per esempio, che nella consulenza e nei servizi alla produzione continuiamo a essere importatori netti. Serve una vera politica industriale? Per anni abbiamo evitato di usare questa parola, diciamo che serve una capacità di sostenere questi processi di trasformazione industriale verso attività ad alto valore aggiunto legate all'innovazione alla ricerca e sviluppo, perché sono ad alto valore di conoscenza. Tra i settori più dinamici ci sono turismo e commercio. È un dato positivo, soprattutto il turismo, dove il sistema è caratterizzato da piccolissime imprese a gestione familiare che oggi devono fare i conti con una struttura dei servizi a livello mondiale sempre più concentrata e con una concorrenza molto agguerrita e minacciosa. Penso ai progressi fatti dalla Spagna. Su cosa occorre puntare per diventare più competitivi? Definizione e potenziamento della struttura logistica, politiche di recupero urbano e ambientale: scelte di politica industriale che non vanno confuse con dazi e incentivi. |