4/11/2002 ore: 11:05
"Intervista" Nerozzi (Cgil): Il Sud? A Berlusconi non importa niente
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venerdì 1 novembre 2002
le interviste
Nerozzi (Cgil): Cisl e Uil appoggiano questo governo, che errore
Il Sud? A Berlusconi
non importa niente
Giovanni Laccabò
MILANO Con Marigia Maulucci, Paolo Nerozzi ha rappresentato la
Cgil all’incontro col governo: «Impressionante l’assoluta confusione,
il segno palpabile dello sfascio».
Berlusconi dichiara il contrario.
«È una sua contraddizione: non lo turba l’economia che va a rotoli,
ma il Social forum che invece non desta allarme. E poi che dire
dell’irriverenza, direi anzi l’offesa, per i lavoratori che stanno subendo
le crisi?».
Nerozzi, non sarà la stizza per la convocazione ritardata?
«No, anzi! Semmai rilevo la scarsa considerazione del governo per le
organizzazioni e le persone, anche le firmatarie del patto per l’Italia come
comercianti e artigiani. Persone e sigle convocate o meno a seconda che
servono o meno. Dovrebbero rifletterci Cisl e Uil».
E il maxi emendamento?
«Non ci è stato proposto nessun maxi emendamento. I due problemi
della Finanziaria sono il Mezzogiorno e il vuoto assoluto di politica
industriale, ammortizzatori sociali compresi. Poi si noti l’atteggiamento
offensivo verso Enti locali e Regioni, e quindi verso lo stato sociale e le
condizioni dei più deboli. Il governo sbatte la porta in faccia al più grande
sindacato dei lavoratori, a commercianti, artigiani e piccola impresa e
alle autonomie locali. Ci ha anche anticipato che i deputati non potranno
fare emendamenti, una pretesa grave e peraltro estranea al un tavolo».
Uno dei temi era il Mezzogiorno. Com’è ora?
«Nella Finanziaria sopravvive il fondo centralizzato che, assieme al
decreto tagliaspese, introduce il criterio della discrezionalità nei confronti
del Sud, delle scelte sia di sviluppo industriale che di infrastrutture: si
rischia di riaprire un brutto capitolo della storia del Paese, la intermediazione
politica e il suo connubio con la malavita. Non solo: al fondo unico
fa riferimento anche tutta la contrattazione decentrata, ossia si introduce
una forma di controllo sulle Regioni e su tutto il sistema di programmazione
negoziata che fa capo alle Regioni».
Il credito d’imposta.
«Lo riducono a cosa ridicola. Per il Sud lo fanno rientrare in un calderone
generale, mentre per il Nord è finanziato a parte. Inoltre, anche sulla
488, essendoci il bando del 2002 recuperano i soldi di quest’anno e
finanziano con recuperi e scambi di poste di bilancio, ma in pratica la
spesa è inalterata e comunque molto al di sotto del necessario, molto sotto
alla programmazione dei governi di centro sinistra. Nella migliore ipotesi
c’è l’idea che lo sviluppo del Sud si risolve facendo ripartire la locomotiva
del Nord: idea sbagliatissima».
Ciò nella migliore ipotesi, E nella peggiore?
«La peggiore è che del Mezzogiorno non gliene importa niente,
una faccenda da relegare al turismo e a altre attività cosiddette minori.
Ma poiché commercio, turismo e artigianato sono anch’essi puniti da questa
Finanziaria, siamo alla beffa oltre al danno».
Troppe porte sbattute in faccia. Ci sarà una reazione?
«Spero che tutte le aggregazioni maltrattate possano, nella loro autonomia,
convergere su una iniziativa per un radicale cambiamento della
Finanziaria».
E Cisl e Uil?
«Nei prossimi giorni sarà chiaro che il problema non è evocare l’unità.
Esiste un sistema di contenuti e di merito diversi e anche un’idea di
schieramento politico: la scelta di appoggiarsi a questo governo è grave e
pericolosa. Stavolta è chiaro chi è che fa politica».