7/10/2002 ore: 12:30
"Intervista" L’ultimatum di Pezzotta sul Sud
Contenuti associati
6 ottobre 2002
intervista
L’ultimatum di Pezzotta sul Sud
ROMA. «Solo un trucco, un coniglio
dal cilindro». Per Savino Pezzotta,
leader della Cisl, quell’intervento
del premier sulle pensioni
(«ci penserà l’Europa») è un escamotage
che non ha alcun significato.
E dà un appuntamento al Governo
sul Sud: il 24 ottobre nell’assemblea
nazionale dei delegati Cisl del
Sud «decideremo, in assenza di correttivi,
le nostre iniziative di mobilitazione».
E a novembre fissa un’altra
scadenza: «Convocheremo una
grande assemblea di delegati e militanti
per dare il giudizio su Patto e
Finanziaria prima che venga approvata
in Parlamento». Insomma, l’accordo
siglato a luglio «ora è la
nostra piattaforma» e sarebbe stato
molto meglio se il Governo si fosse
concentrato sul problema dello sviluppo
otto mesi fa «invece di perdere
tempo sull’articolo 18 e su concertazione
sì o no».
È scontro sul capitolo Mezzogiorno.
Tremonti ha detto che la
Finanziaria non è stata letta bene.
La Cisl l’ha letta bene?
Noi l’abbiamo letta bene. E le
criticità ci sono tutte, facendo un
confronto con il Patto per l’Italia.
La prima: la somma degli stanziamenti
pluriennali fa sì che le risorse
per le aree depresse per il 2003
siano di più che per il 2002 ma
l’incremento non è sufficiente a
causa della necessità di finanziare
con le stesse risorse anche il credito
d’imposta per gli investimenti e
il bonus per l’occupazione. In sostanza,
sono aumentate le misure
che pescano i soldi nel capitolo
aree depresse senza un proporzionale
incremento delle risorse di competenza.
Inoltre, sul Sud pesa l’incognita
degli effetti del decreto taglia spese.
Dov’è finita la strategia antirecessiva
del Patto?
È questo il punto. Le risorse aggiuntive
vere slittano all’ultimo dei
tre anni programmati. In pratica ci
sono 400 milioni di euro per il
2003, gli stessi per il 2004 e 7mila
milioni di euro per il 2005. È una
programmazione sproporzionata. A
maggior ragione in una situazione
di difficoltà e di crisi, gli investimenti
non vanno spostati in avanti
ma messi in campo subito. Inoltre,
c’è la modifica del meccanismo di
aiuti alle imprese che penalizza fortemente
le piccole e medie aziende
del Mezzogiorno perché toglie liquidità
al sistema. E poi, cambiare
le regole significa rinotificare tutto
alla Commissione europea e qui vedo
un altro slittamento dei tempi.
Ma c’è un’altra violazione: il Patto
prevede il cumulo tra credito d’imposta
e Tremonti-bis concentrato
sul Sud per aumentare le convenienze
a investire. La Tremonti bis invece
non viene neanche prorogata.
Non ci sono poi le indicazioni relative
ai patti territoriali e ai contratti
di programma che nell’accordo siglato
a luglio sono una modalità
privilegiata per favorire l’attrazione
degli investimenti e la delocalizzazione
dal Nord al Sud. Infine,
non ci sono risorse aggiuntive sul
capitolo delle infrastrutture.
Nello scontro in atto tra industriali
e Governo su Sud e Finanziaria,
la Cisl dove sta?
Convergiamo sul fatto che bisogna
rispettare il Patto: la Cisl vuole
battersi per lo sviluppo e l’occupazione
e questo non è neo-corporativismo,
è avere a cuore l’esigenza
primaria del Paese. Se il Governo
non avesse perso otto mesi a discutere
di articolo 18 e avesse affrontato
invece la questione del Mezzogiorno
adesso saremmo più avanti.
Quella, a maggior ragione oggi, si
è dimostrata una strada sbagliata.
Ma voi un accordo sull’articolo
18 l’avete sottoscritto...
Si tratta di una mediazione parziale
che non tocca l’articolo 18
per quelli che ce l’hanno, inoltre è
una sperimentazione. Il Governo
ha perso tanto tempo sul tema concertazione
sì o no, ma con il Patto
per l’Italia abbiamo dimostrato che
sulle questioni essenziali del Paese
non si può prescindere dalla concertazione.
Ma una violazione così palese
sul Sud, che è il nucleo centrale
del Patto, non altera il rapporto
di fiducia con il Governo?
La Cisl fa accordi con il Governo
o con qualsiasi controparte ma
non è che poi si distrae o si acquieta.
Saremo degli esattori esigenti,
non sconfesseremo il Patto, continueremo
a chiederne l’applicazione
coerente e se ci sarà bisogno di
mobilitazioni o di iniziative lo faremo.
Non faccio sconti o favori: il
Governo apra il tavolo sul Sud e lì
faremo tutte le verifiche.
Lei ha detto che uno sciopero
dopo l’altro non porta a niente.
Ma una trattativa permanente a
cosa porta? C’è un limite ai tavoli?
Certo che c’è. Non a caso ho
convocato una conferenza nazionale
a Napoli con tutti i quadri della
Cisl sul Mezzogiorno il 23 e il 24
di ottobre. In quella sede daremo
un giudizio definitivo sul capitoloSud
della Finanziaria e decideremo
le nostre iniziative o mobilitazioni.
Anche sul capitolo fiscale mancano
all’appello circa due miliardi
di euro...
L’obiettivo dell’abbassamento
redditi più bassi è scritto nel Patto e
in Finanziaria c’è. Poi c’è un problema
di copertura che il Governo
deve risolvere. Abbiamo altre due
questioni aperte. Primo: il capitolo
fiscale è debole sulla famiglia, è
irrisolto il problema dell’incapienza
d’imposta e poi c’è la nostra
critica sul concordato fiscale.
Sta esplodendo la crisiFiat,
non c’è il rischio che la vertenza
abbia un impatto anche sulle risorse
per gli ammortizzatori che
in Finanziaria non sono vincolate
da una norma?
Non c’è una norma ma c’è un
accordo che definisce quali sono i
vincoli. Poi affronteremo la vicenda
Fiat che genera preoccupazioni.
Per questo invitiamo il Governo a
non fare previsioni di crescita ottimistiche,
non è proprio il caso.
Intanto il premier apre un nuovo
fronte: la riforma previdenziale
dicendo che l’input verrà
dall’Europa...
Mi sembra il classico coniglio
tirato fuori dal cilindro. L’Europa
non può decidere sulle pensioni italiane:
spetta al Governo italiano e
alle forze sociali. Noi diciamo che
aprire quel fronte è sbagliato, punto
e a capo. C’è una delega che prevede
incentivi per alzare l’età lavorativa,
lo smobilizzo del Tfr per far
partire la previdenza integrativa,
una decontribuzione che sarebbe
meglio togliere. Ecco, se serve risparmiare
si tolga di mezzo la decontribuzione.
Ma anche il leader dei Ds Fassino
ha parlato dell’opportunità di
aprire un dibattito sulle pensioni?
Non riesco proprio a capire. Hanno
criticato il Patto e poi dicono
che è ineludibile un dibattito sulla
riforma delle pensioni. Cosa vuol
dire? Vuol dire che per risanare il
Paese bisogna toccare le pensioni?
Lo dicano con chiarezza senza ambiguità.
LINA PALMERINI