13/7/2005 ore: 12:27
"Intervista" L.Angeletti: apriamo subito la trattativa sui contratti
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Il Leader Uil Montezemolo è tornato a incalzare il sindacato dicendo che è pronto a presentare la sua proposta. «Bene, significa che stiamo facendo passi in avanti. La Uil è convinta che c’è assolutamente bisogno di migliorare il modello contrattuale». Come? «Ci vuole un contratto nazionale triennale, e non più quadriennale, che garantisca la tenuta del salario rispetto all’inflazione. E un contratto di secondo livello che distribuisca gli aumenti di produttività. Questi sono punti fermi». Ma la Confindustria vuole che il contratto nazionale stabilisca solo un salario minimo di garanzia. «I minimi di retribuzione in Italia sono già molto bassi, 600-700 euro al mese per gli operai. Le imprese hanno un problema diverso». Quale? «Il costo del lavoro per unità di prodotto. Che risente della bassa produttività e del cuneo tra retribuzione lorda e netta, cioè degli oneri contributivi e fiscali che gravano sulle imprese. Per questo la Uil propone una legge per stabilire che sugli aumenti dati col contratto nazionale non ci sia prelievo fiscale e che per quelli ottenuti col contratto decentrato ci sia un’aliquota secca del 10%. Così si aumenta il salario netto senza che questo pesi sulle aziende». La Confindustria vuole anche che ci siano «clausole di uscita», la possibilità cioè che imprese e sindacati si accordino per derogare ai contratti nazionali, come avviene in Germania. «In Germania i minini salariali sono il doppio che da noi. Che cosa deroghiamo?». Lei sa bene che molte aziende nel Sud, e non solo, non ce la fanno a rispettare le condizioni del contratto e lavorano in nero. «Ma non certo per colpa dei minimi di retribuzione. Quello che non riescono a sopportare sono tutti gli altri costi». Ma che c’è di male se le parti si mettono d’accordo su alcune deroghe? «Non possiamo prevedere questa scappatoia. Io gli imprenditori li conosco bene... Se uno gli dà questa clausola, la vogliono tutti. Sarebbe come incentivarli sulla strada sbagliata, quella di peggiorare le condizioni dei lavoratori invece di spingerli a migliorare la produttività». Anche il ministro del Welfare, Roberto Maroni, è favorevole alle deroghe, che del resto erano già ipotizzate nel Libro bianco sul mercato del lavoro. «Sulla riforma della contrattazione il nostro primo interlocutore non è il governo, ma le associazioni imprenditoriali tutte». Enrico Marro
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