5/12/2007 ore: 11:28
"Intervista" Il ministro Damiano replica a Cgil, Cisl e Uil
Contenuti associati
adesso tocca agli industriali" ROMA - «Ho passato una vita a organizzare scioperi e cortei quando la strada del dialogo e del negoziato si era esaurita. Ma come ministro mi sono dato una regola: non partecipare ad alcuna manifestazione di piazza». E se non fosse per questa regola personale, Cesare Damiano, ministro del Lavoro, avrebbe buone ragioni per aderire al minacciato sciopero dei sindacati. Perché non c´è un tema, tra quelli sollevati da Cgil, Cisl e Uil, che Damiano, ministro pd e per trent´anni sindacalista Cgil, non condivida. Eppure i sindacati sono a un passo dallo sciopero generale contro un governo di sinistra che ha la sua base sociale tra i lavoratori dipendenti. Dove avete sbagliato? Non avete sottovalutato la cosiddetta "questione salariale", distratti dall´abolizione dello scalone pensionistico? Allora è immotivata la protesta di Cgil, Cisl e Uil? È un´emergenza che il governo non ha ancora affrontato. Perché? Allora perché il governo non interviene, con una moral suasion o con una mediazione, anziché stare alla finestra? «Non stiamo alla finestra, ma non possiamo sostituirci, se non richiesto, alle parti sociali. Per il contratto dei giornalisti abbiamo fatto di tutto, ma gli imprenditori hanno mantenuto una posizione inflessibile». Le ricordo che sono scaduti anche i contratti pubblici e che nella Finanziaria non ci sono le risorse necessarie. Quali sono le sue proposte? I sindacati chiedono iniziative anche sul fisco. Qual è la sua ricetta? Lei, intanto, è entrato nel mirino di Bertinotti che ieri a Repubblica ha detto: "Ridateci Donatt Cattin". «E io potrei dire: Ridateci Pietro Ingrao! No, non credo che la politica si faccia con le battute. Penso che il giudizio di Bertinotti sul governo sia profondamente sbagliato ingeneroso. Ancora volta si corra il rischio di disarmare il popolo della sinistra, mentre di questi risultati sociali dovremmo essere orgogliosi. Prodi sta lavorando bene». |