10/2/2002 ore: 12:27

"Intervista" Giugni: «Sciopero legittimo che errore spaccarsi»

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DOMENICA, 10 FEBBRAIO 2002
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Pagina 4 - Economia
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Parla Giugni, padre dello Statuto dei lavoratori
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"Sciopero legittimo che errore spaccarsi"
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l?intervista
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"Due volte la Cgil ha attaccato da sola, erano altri tempi"
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ALDO FONTANAROSA

ROMA - La Cgil da una parte, Cisl e Uil dall?altra. Spaccatura ? fatta, professor Gino Giugni. Come la valuta, lei che ? il padre dello Statuto dei lavoratori?
?E? un fatto grave e le conseguenze per i lavoratori possono essere severe?.
Perch? ? cos? pessimista?
?Sono solo realista. I lavoratori, per la prima volta dopo decenni, devono fronteggiare un governo avversario che ha una straordinaria forza parlamentare. Dividersi e sguarnire il fronte difensivo, in un momento cos?, pu? portare a sconfitte dure?.
Quindi lei condivide l?idea dello sciopero generale?
?Spetta ai sindacati prendere questa o altre decisioni. Certo, il governo mette in discussione uno dei cardini del sistema di garanzie dei lavoratori. Quindi, in linea di principio, lo sciopero generale non ? sproporzionato. Quando l?attacco ? forte, ? giusto pensare ad armi non convenzionali. Va anche detto, per?...?.
C?? qualche controindicazione, a suo giudizio?
?La Cgil di Cofferati immagina di andare allo sciopero generale anche da sola. Questa situazione ha due soli precedenti: nel 1960, quando il bersaglio era il governo Tambroni; e nel 1968, quando lo scontro era sulle pensioni. Allora il clima politico era pi? favorevole alla classe lavoratrice e incoraggiava azioni solitarie. Ma oggi??.
Per quattro anni sar? possibile licenziare senza giusta causa i lavoratori emersi dal "nero"; i lavoratori i cui contratti a termine diventino definitivi; i lavoratori di aziende che, assumendo, superino i 15 dipendenti. Questo il piano del governo: come lo giudica?
?Attenua molto le tutele, creando una qualche discriminazione tra vecchi assunti e nuovi. Forse sarebbe servito un dibattito pi? intenso sul tema del licenziamento individuale, anche con i tecnici?.
Lei, se proprio dovesse cambiarlo questo articolo 18, come lo scriverebbe oggi?
?Il discorso sarebbe molto lungo. Mi limito a dire che proposte di modifica sono state ipotizzate altre volte. Io stesso, cinque anni fa, lanciai l?idea di affidare a un arbitrato, e non pi? al pretore del lavoro, le cause che seguono al licenziamento senza giusta causa. Oggi il governo ha ripreso quest?ipotesi, ma in modo timido e marginale. E molte altre buone idee, di esimi studiosi, giacciono dimenticate?.