18/7/2005 ore: 11:13
"Intervista" G.Epifani: il Paese vacilla
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Pagina 11 - Economia 400 mila posti a rischio Non c´è una sola parola per i pensionati, nulla per il Sud, niente di niente sul fiscal drag. Né si capisce come verranno onorati i tanti contratti pubblici i tagli all´irap Non serviranno a far ripartire la crescita. Questa storia degli sgravi è solo uno specchietto per le allodole, un titolo sotto il quale non c´è nulla Che scenario disegna il leader della Cgil? Nessun segnale di ripresa? «Niente di apprezzabile ed è presto, comunque, per dirlo». Non è un quadro un po´ troppo fosco? Si riparla però di tagliare l´Irap: basterà a far riprendere la crescita all´1,5% come spera il governo? Si parla di rilancio delle opere pubbliche, però? E di sgravi alle famiglie povere... «Un altro di quei titoli». E di aiuti per affitti e asili nido, oltre che di lotta all´evasione. Già, che fanno le imprese? «Si arrangiano: ristrutturano, cercano di ridurre i costi, delocalizzano, piano piano si misurano con altri mercati. Ma pesa la crisi di alcuni settori manifatturieri: il tessile, l´abbigliamento, l´auto». Non sarà che, nel tempo, si sono sedute aspettando le svalutazioni ed ora che c´è l´euro si ritrovano spiazzate? «Sicuramente pesa nei loro comportamenti il ricorso alle svalutazioni del passato. Diciamo che scontano errori che risalgono agli anni ´90 quando, invece di investire, innovare o crescere, hanno preferito la finanza e la diversificazione in settori più protetti». Ha ragione Berlusconi allora quando dice che, nelle aziende dove c´è stato il cambio generazionale, i figli anziché lavorare vanno in vacanza? L´industria fatica a tenere il passo, il governo secondo lei promette e basta: e in mezzo? «C´è un paese che arranca, perde peso nel commercio internazionale e dunque perde anche dinamismo. Se solo ci avessero ascoltati! Sempre, nelle Finanziarie, diciamo cosa secondo noi andrebbe fatto e puntualmente il governo decide il contrario». Anche il sindacato ha le sue responsabilità, non crede? «Da questo punto di vista non ne vedo: da anni elenchiamo inascoltati ciò che non va». Per esempio sui contratti: perché non va rivisto l´accordo di luglio del 93? «Io penso che non sia oggi una priorità, mentre la gente perde il lavoro, le aziende chiudono e le famiglie si impoveriscono. Ma ci si rende conto di quanti sono 400 mila posti a rischio? Noi teniamo questa stima costantemente aggiornata: ogni vertenza che chiudiamo, se ne aprono due». Non sarà che non vi fidate perché c´è di mezzo una scadenza elettorale? «Del tema discuteremo presto con Cisl e Uil: lavoreremo insieme». Ma le elezioni influiscono o no? «Sul Dpef e la Finanziaria non c´è dubbio: a settembre si faranno tutti i giochi e tutte le scelte decisive». Lei dichiara che le famiglie si impoveriscono. Berlusconi sostiene invece che la povertà non c´è e tutti hanno i telefonini. «Lasciamo perdere». Dice anche che i consumi crescono. «Quelli di lusso sì, quelli popolari e più diffusi no». E ieri ha consigliato di seguire gli insegnamenti di Einaudi contro il caro prezzi: cercare la merce più conveniente. «Ma non dice che il governo non si è preoccupato dello scalino che si è creato con l´ingresso dell´euro e non ha esercitato i controlli dovuti. Poi, quando si è reso conto, non ha fatto nulla per fermare la crescita dei prezzi. Quante volte ha promesso un intervento sulle accise dei prodotti petroliferi? Almeno quattro, invano. E questo per molte famiglie ha determinato un relativo impoverimento. Ma è inutile elencare: il governo non dice tante altre cose». Per esempio? «Diciamo che preferisce li annunci alle cose concrete, gli specchietti per le allodole alla realtà: sento solo promesse». E quando le sente, cosa pensa? «Che è un modo poco serio di affrontare una situazione critica, difficile: abbiamo assistito a quattro anni di scelte sbagliate; il quinto non si smentisce. Penso anche che il governo non ha tratto nessuna lezione della realtà che deve fronteggiare e che ha contribuito a creare. Aggiungo che è sempre più lontano dai problemi reali del paese: non c´è più sintonia, non ha più nemmeno la voglia di fare». Cosa, in concreto? «Sostenere i pensionati, rifinanziare gli ammortizzatori sociali, aiutare il sud, restituire il drenaggio fiscale, finanziare i contratti pubblici. E poi gli investimenti, il Mezzogiorno. Mi devo ripetere?» La risposta del sindacato, quale sarà? |