4/9/2002 ore: 11:06
"Intervista" G.Epifani: «Il governo ha sempre mentito agli italiani»
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4 settembre 2002
Il paradosso degli industriali: sempre solidali con il premier
anche se le imprese rischiano
La supponenza di Tremonti non aiuta Pezzotta e Angeletti,
non capiscono la falsità di certi obiettivi
Promesse e propaganda fatte a pezzi dai numeri: un fallimento dai conti pubblici, al fisco, alla politica dei redditi
Il governo ha sempre mentito agli italiani
intervista
Gugliemo Epifani
Vice segretario Cgil
Oreste Pivetta
Trentaquattro miliardi il fabbisogno
pubblico nei primi otto mesi di quest’anno...
Una notizia non brutta, pessima...
Da cittadino che legge di questa
frana dei conti, dell’inflazione che
avanza, dell’economia che ristagna,
che sperimenta ogni giorno l’aumento
dei prezzi, che teme per la sua futura
pensione, che vede in pericolo il
proprio salvadaio, provo sconforto.
Mi prende persino angoscia. Tutto va
male. Mi stupisce solo il silenzio di
Confindustria, industriali e top manager.
Guglielmo Epifani, prossimo segretario
della Cgil, che cosa dire
a un cittadino come me?
«Credo che paura e incertezza siano
sentimenti diffusi tra le famiglie
italiane. Non a caso l’altra settimana,
al meeting di Rimini, Berlusconi, con
la furbizia del comunicatore, cercava
di rassicurare annunciando con il sorriso
sulle labbra che l’economia va,
che i contratti si rinnoveranno secondo
l’inflazione, che le promesse si realizzano...
Ai tanti problemi se ne aggiunge
così un altro: la divaricazione
tra paese reale e governo che parole
vuote, leggi promesse elettorali e post
elettorali, non possono colmare...».
Torniamo alle cifre. Il rischio
dei conti fuori controllo il vostro
sindacato l’ha denunciato
più volte...
«Siamo stati subito dipinti come
catastrofisti o apocalittici. Siamo stati
invece e siamo solo severi e realisti.
L’ultima notizia purtroppo ci dà ragione.
Il pericolo lo stiamo denunciando
da mesi, inascoltati però, accusati anzi
di una sorta di pregiudizio politico nei
confronti del ministro. Come se Tremonti
ci fosse antipatico. Invece: la
spesa è fuori controllo, l’economia rallenta,
il governo non muove lo sviluppo
e non sa essere rigoroso con equità.
Berlusconi e Tremonti giocano agli illusionisti:
fanno politica economica
presentando il nostro come il paese
dei balocchi, rimandando la soluzione
dei problemi a chissà quale miracolo
che arriverà dall’altro mondo».
A questo punto, Tremonti se ne
potrebbe anche andare: non sarà
la soluzione, ma sarebbe almeno
una riparazione morale...
«Non sta a noi chiedere le dimissioni
di un ministro. Questo tocca ai
partiti, rientra tra gli argomenti della
battaglia politica... In verità il ministro
dell’economia con la sua supponenza,
con la sua difficoltà ad ascoltare le
ragioni degli altri, si condanna a un ruolo
e ad una posizione molto difficile.
Ha cominciato dando i numeri e accusando
chi l’aveva preceduto, poi ha
annunciato il miracolo economico,
poi si è manifestato attraverso provvedimenti
che abbiamo giudicato insufficienti
e inadeguati e che si sono confermati
tali (vedi ad esempio il fallimento
delle misure per l’emersione del lavoro
nero); quindi si è espresso con la
finanza creativa; sempre ci ha assicurato
che tutto era sotto controllo...».
E continua a farlo. Si è ripetuto
anche al meeting di An...
«La concretezza della realtà si impone
sulla forzatura propagandistica...
A questo punto, i casi sono due: o
nel giro di qualche settimana i numeri
si presentano positivi, altrimenti...».
Come si potrebbe fra qualche
settimana recuperare quanto si
è perso in otto mesi?
«Infatti, le bacchette magiche nessuno
le possiede e la finanza può essere
creativa fino a un certo punto. Non
chiediamo dimissioni, ma il bilancio
lo facciamo e concludiamo che non
esistono prospettive di crescita per il
paese e soprattutto per il Sud, che
l’occupazione è ferma (soprattutto se si
pensa alla “qualità” dell’occupazione),
che s’è cancellata una politica dei redditi...
Il governo dovrebbe partire da
una bagno di realtà, chiarire la situazione
dei conti, indicare l’obiettivo del
pil, prodotto interno lordo. Invece
questo governo non ama la verità e
cerca solo di nascondere i problemi».
Angeletti, segretario Uil, dice
che se il governo non mantiene
le promesse (ridurre le tasse
per i ceti medio bassi, non colpire
la spesa sociale, non toccare
le pensioni) si va pure allo sciopero,
magari allo sciopero generale
con Cofferati. Una svolta?
«Non dobbiamo trarre conclusioni,
dobbiamo valutare posizioni e fatti.
Non è la prima volta che Uil e Cisl
si esprimono criticamente. Probabilmente
è presto per cambiare opinione,
anche se tutto lascia pensare che il
famoso patto per l’Italia sia ormai tra
la carta straccia. Il problema è che Angeletti
e Pezzotta non si sono accorti
che il punto debole degli obiettivi del
loro patto non sta nella malvagità del
governo o di un ministro , sta nel fatto
che quegli obiettivi si stanno rivelando,
per conto loro, completamente
sbagliati e inattuali».
Siamo anche giunti alla stagione
dei rinnovi contrattuali. Con
un altro vincolo che testimonia
dell’irrealismo (o dell’illusionismo)
del governo: quell’1,4 per
cento di inflazione programmata,
quando secondo molti siamo
ormai al 2,3 per cento. Come
vi comporterete?
«La debolezza economica ovviamente
colpirà questo momento di
contrattazione. Si pensa di rimediare
facendo pagare di più lavoratori e pensionati.
Per noi il problema di fondo
non è tanto quel vincolo dell’1,4 per
cento, non si tratta cioè di strappare
l’1,5 o l’1,6. Quando si va a parlare di
contratti, dobbiamo tener presente la
realtà di un governo che non fa politica
dei redditi, non fa politica di prezzi
e tariffe (e le ultime decisioni di blocco
sono banale propaganda, giusto
per tentare di tranquillizzare la gente e
torniamo al discorso di Berlusconi a
Rimini), si presenta con una politica
fiscale fondata sulle promesse e quindi
sull’incertezza, per cui chi lavora non
sa quanto pagherà fra un anno di tas
se. Aggiungiamo anche un tasso di inflazione
programmata troppo basso...
Questo è il nostro paesaggio e questo
determina le ragioni dello scontro».
Ovviamente l’Europa ci guarda.
Il fabbisogno di cassa è l’elemento
più importante che andrà
a costituire l’indebitamento
netto sul quale Bruxelles calcolerà
a fine anno il rapporto il
rapporto deficit/prodotto interno
lordo. A questo punto salta
la previsione dell’1,1%.
«Se parliamo d’Europa, se è vero
che molti paesi stanno rispettando gli
obiettivi del patto di stabilità, è anche
vero che altri (e in particolare i più
importanti: Francia e Germania) sono
in difficoltà, ma comunque si ritrovano
alle spalle economie meglio attrezzate
e più dinamiche della nostra. Presa
tra gli uni e gli altri, l’Italia gioca ad
attaccare l’Europa dal momento che
non può rovesciare sull’Europa il peso
del suo disordine economico. Solo così
si spiegano certi attacchi alla convenzione
europea, certi interventi che
non appartengono ad una lunga tradizione
culturale e politica del nostro
paese. Nei fatti questo governo si esprime
anti europeo...».
Abbiamo accennato agli industriali.
Confindustria ufficialmente
non si smarca. Continua
nel suo anonimo collateralismo,
non si preoccupa. Non è
strano?
«Mi sembra la cosa più paradossale,
perchè l’impresa rischia di subire
altrettanti danni del lavoro dipendente.
Come pensa di poter crescere in
questo stato? La solidarietà ininterrotta
si spiega solo con un patto di potere.
Ma questo non riguarda chi vuol
fare impresa. Prima o poi la contraddizione
si vedrà...».