4/1/2006 ore: 12:15
"Intervista" F.Bertinotti: gravi quelle conversazioni intercettate
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Intervista Cade un Muro, anche le Coop hanno gli artigli Che cosa vuole dire? «Che quei testi sono irrilevanti dal punto di vista dei comportamenti personali, ma politicamente molto pesanti. In altre parole, proprio perché credo che i dirigenti Ds siano persone integre, il quadro che emerge da quelle intercettazioni è ancora più grave». Quali errori avrebbero commesso Fassino e D’Alema? «Non è mia intenzione dire che avevo ragione io quando mettevo in guardia dalla scalata alle banche. Mi auguro però che ora si apra una discussione a tutto campo all’interno della sinistra. Perché in questi giorni abbiamo assistito alla caduta di un altro Muro». Un altro Muro? «È l'idea che le cooperative siano buone in quanto cooperative. Vale a dire l’esistenza di situazioni economiche che, per la sola appartenenza ad un campo politico, garantiscono la bontà del fine che perseguono». I Ds hanno sempre parlato di «differenza» del movimento cooperativo. «Nell’89 i Ds hanno commesso il grave errore di cancellare, con un semplice tratto di penna, l'intera storia del movimento comunista. Con la conseguenza di non fare i conti con la parte positiva e negativa di quella storia. Una sorta di miope scordammoce o' passato ». «Si è evitato di condannare ciò che andava condannato, ereditando quindi dal vecchio Pci, in modo assolutamente acritico, anche il sistema di alleanze con le cooperative. Non ci si è interrogati sul fatto che nel frattempo erano diventate vere e proprie imprese». E magari un giorno si è scoperto che volevano comprarsi una banca. È una critica simile a quella espressa nei confronti della Cina comunista e capitalista durante la sua visita a dicembre. «Certo. Credo che le cooperative diventate impresa siano state trattate dai Ds con la stessa filosofia di Deng Xiaoping quando diceva che l’importante non è sapere se il gatto sia bianco o nero ma se riesce a prendere i topi. È pericolosissima l’idea che la politica diventi pesante solo attraverso un’operazione di supplenza, in questo caso offerta dal supporto economico delle coop». Non è in qualche modo accettare il gioco degli altri? Come dire: anche noi abbiamo i nostri «poteri fort i»? «Sono incerti fra due linee, entrambe negative. La prima è quella dell’arrocco: è la vecchia sindrome della congiura, del nemico "esterno". L’altra è affermare che nelle coop c’erano alcune "mele marce" da eliminare per poi continuare tutto come prima. Sono visioni miopi, minimaliste. Occorre invece chiedersi perché tutto ciò è accaduto. I Ds abbiano il coraggio di aprire una discussione di fondo: da questa storia non si esce con l’istinto di conservazione, ma con una discussione dolorosa». Quella sull’anima delle cooperative? Quali riflessi avrà la vicenda Unipol sulla campagna elettorale dell’Unione? «Credo sempre che dal male possa venire il bene, cioè un cambiamento. Ciò però può avvenire solo con il coraggio di rimettersi in discussione. Altrimenti ci si esporrà a rischi seri. Temo l’onda terribile del "sono tutti uguali". Siccome è facile che si affermi questo pensiero occorre subito avviare una grande operazione intellettuale. Senza minimizzare, senza stare sempre a giustificare». Roberto Zuccolini
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