6/12/2002 ore: 10:21
"Intervista" Epifani: piano pericoloso per il Paese
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6 dicembre 2002
Fini è un bugiardo con una gran voglia di ripicca: una provocazione l’accusa di massimalismo e nessuno ha abbandonato il tavolo del confronto
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Il segretario generale della Cgil: sconcertante il tentativo dell’esecutivo e dell’azienda di tagliare fuori proprio noi dalla trattativa‘‘
Epifani: piano pericoloso per il PaeseIl governo ha tentato di “statalizzare” gli accordi sindacali per giungere all’intesa separata
Giovanni Laccabò
MILANO Epifani, la Fiat perde altri cinquemila posti di lavoro...
«Sì, purtroppo. È il risultato di questo incontro: stanno per partire
le lettere che mandano in cassa integrazione a zero ore cinquemila lavoratori. L’azienda ha proceduto sulla sua strada, è arrivata al tavolo per imporre il suo piano, le sue scelte, e, poiché non si è modificata l’impostazione del piano industriale, non abbiamo nessuna garanzia di rientro, non c’è garanzia di alcun tipo, né sul futuro dell’azienda né per
la difesa dell’occupazione».
Ma è vero che siete stati messi di fronte a una minestra precotta
tra governo e azienda?
«Questo è l’altro fatto sconcertante dell’incontro. L’accordo che ci hanno sottoposto era già predisposto. È sconcertante. Prima d’ora non è mai accaduto che, su materie inerenti il rapporto di lavoro e le sue relazioni coi piani d’impresa - livelli occupazionali, cassa integrazione, mobilità, cicli produttivi - si faccia un accordo tra
governo e azienda escludendo il sindacato. In passato abbiamo conosciuti casi di aziende che procedono unilateralmente, accordi fatti tra sindacati, azienda e governo, accordi con alcuni sindacati e non firmati da altri. Ma a mia memoria non si è mai verificato il caso di un accordo voluto ed elaborato tra azienda e governo. Non si è mai visto».
Quali significati ha questa novità?
«Si deve riflettere su questa “statalizzazione” dei rapporti sindacali.
È una questione teorica che però trascina con sè effetti concreti che nell’accordo si chiamano assetti produttivi, organizzazione del lavoro,
livello degli organici, processi di mobilità, cassa integrazione. Da tutte
queste materie il sindacato viene tagliato fuori, o comunque gli si
complica il compito di recuperare, dal momento che i termini sono già
stati decisi tra governo e azienda. Ci sono implicazioni molto rilevanti,
sia di principio che di ordine pratico».
La “statalizzazione” delle relazioni a che cosa mirava?
«Si è tentato ancora una volta l’accordo separato, questa è la verità.
La manovra è fallita, grazie alla buona tenuta tra i lavoratori e tra i
sindacati di categoria. Così è finita che governo e Fiat hanno fatto l’accordo a due. Con il passo successivo forse avremo un governo che decide di fare l’accordo per proprio conto: questa mi sembra la conclusione logica del ragionamento, a questo conduce la scelta che abbiamo visto in campo».
Il vicepremier Fini ha provato fino all’estremo a separarvi:
ha detto che Epifani ha abbandonato il tavolo e poi, suscitando
le ire della piazza, ha accusato la Cgil di «massimalismo».
«Sono sconcertato da queste dichiarazioni del vicepresidente del
Consiglio, che nel corso della riunione ha tenuto un comportamento
ineccepibile, anche formalmente, e poi una volta fuori ha fatto dichiarazioni molto singolari, molto gravi, molto bugiarde. Ha accusato la Cgil di massimalismo, ma noi abbiamo solo manifestato la nostra opinione. Poi ha anche dichiarato che il sottoscritto ha abbandonato il tavolo, ma la verità è che nessuno si è mai alzato dal tavolo: siamo rimasti tutti quanti tranquillamente seduti fino alla fine! Per questo sostengo che siamo in presenza di un tentativo di scaricare le responsabilità sulla Cgil: avverto la voglia di ripicca, il rancore
di Fini per non essere riuscito a fare l’accordo separato».
E poi il governo, coi ministri tutti schierati, esce fuori a dire
di aver svolto un ruolo di responsabilità...Lo ha sostenu-
to lo stesso Fini!
«Il governo ha provato a convincere l’azienda a negoziare e non ci è
riuscito. Ma poi ha fatto ciò che non doveva. Il governo si doveva limitare a esprimere il suo punto di vista, l’azienda avrebbe manifestato il proprio e noi il nostro. Ci sarebbe stato il rispetto di tutti i singoli ruoli. Invece il governo ha cercato di forzare l’accordo legando la sua responsabilità a quella dell’azienda su materie che riguardano politiche di mercato e dell’occupazione».
Epifani, si annunciano dunque lotte ancora più aspre...
«La categoria è in moto, otto ore di sciopero compreso l’indotto.
Tutto il tema dell’indotto è rimasto fuori dalla porta, proprio perchè le
modalità dell’accordo tra governo e Fiat escludevano che si potesse parlare delle migliaia di aziende e dei loro lavoratori, che non hanno protezione».
Sotto questo profilo è impressionante il ministro Maroni che si fa portatore del ricatto di Fiat: senza la proposta del governo - dice - ci sarebbero solo i licenziamenti.
«Sì, ma in realtà non si capisce chi abbia fatto i ricatti. Il grave è che
di fronte alla crisi industriale che il Paese sta attraversando, il governo
non offre un segnale di qualità. Lo avrebbe dato imponendo di cambiare il piano industriale oppure lavorando per rendere possibile il cambiamento. Invece ha condiviso il piano dell’impresa rinunciando a qualsiasi ruolo sul terreno fondamentale che non è quello delle conseguenze sociali, ma degli assetti produttivi, del futuro produttivo e degli investimenti. In sostanza si rovescia l’intervento, si assume acriticamente il piano dell’impresa, si rinuncia al ruolo di regolatore di
scelte pubbliche nell’interesse del sistema produttivo. Qui sta la nostra
critica di merito, ancor più penetrante proprio in una fase come questa
di crisi dell’apparato industriale».
Invece il governo di Termini come una sua grande conquista...
«Intanto è stato il sindacato a premere per la rotazione e per impedire
chiusure di impianti e stabilimenti. ciò significa che se governo e azienda prevedono un po’ di rotazione, secondo noi questa deve valere per tutti perché non possiamo accettare che il principio giusto della rotazione sia usato per dividere i lavoratori. Per quanto riguarda le
garanzie di Termini o di Arese o di Cassino, ribadisco che la vera certezza risiede solo nel piano industriale e nelle scelte produttive. Qualsiasi altra affermazione anche scritta vale come una foglia sugli alberi d’autunno».
Anche Angeletti e Pezzotta rilevano che nella proposta del
governo questa garanzia manca del tutto...
«Hanno ragione. Il documento congiunto firmato da governo e
azienda sostiene il piano ma è un’operazione controproducente
perché la Fiat arriverà al 2005 in condizioni molto difficili. Dovremo
batterci perché questa prospettiva non si affermi, il piano sia cambiato
e gli investimenti rimodulati».
Epifani, la spinta spontanea dalla base chiede di intensificare le lotte fino allo sciopero generale.
«Si deve procedere passo dopo passo. Vedo profilarsi di fronte al
Paese il declino industriale, che è stato al centro del nostro sciopero
del 18 ottobre, e vedo nell’iniziativa della Cgil e del sindacato una grande attenzione al tema della politica industriale. Oggi parliamo di Fiat, ma abbiamo crescenti crisi aziendali quasi tutte con la stessa caratteristica, aziende e gruppi che non hanno investito in qualità, han fatto shopping finanziario, han fatto acqusizioni a caso o sperperato risorse in delocalizzazioni che non erano funzionali alla attività di base ed ora cominciano ad accusare problemi, ora che la crisi internazionale fa rallentare i mercati».
Domanda indiscreta: che effetto le ha fatto ritrovarsi in sintonia
con i leader Cisl e Uil?
«C’è un giudizio comune di fondo e ci sono sensibilità diverse sul
merito, che devono essere rispettate. Mi fa piacere constatare che è
fallito l’ennesimo tentativo di dividerci. Ciò grazie alla forza e all’unità
della lotta dei lavoratori Fiat e dell’indotto. E anche al buon lavoro
delle confederazioni territoriali».