31/10/2002 ore: 10:36
"Intervista" Damiani: «Questa flessibilità porta alla precarietà diffusa»
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31 ottobre 2002
le interviste
Damiano, dei Ds, accusa l’esecutivo di miopia
Questa flessibilità porta
alla precarietà diffusa
MILANO I Ds con il loro capogruppo Luciano Violante hanno votato
contro compatti e con piena convinzione che ora Cesare Damiano,
alla testa dell’area Lavoro del partito, conferma: «Il nostro giudizio è
radicalmente negativo».
Damiano, esaminiamo quali sono gli aspetti maggiormente indigesti.
««In Italia è già operante una flessibilità, che è regolata dalla legge e
dai contratti, e che è più che sufficiente per rispondere a giuste esigenze
di just in time, cioè di mercato e di organizzazione della produzione.
Lo dimostra anche il fatto che, da quanto è in auge, questa tipologia di
flessibilità ha contribuito a far crescere l’occupazione.
Invece quella introdotta dal governo è solo precarizzazione
del lavoro, che rende più debole chi già è debole e avvantaggia
quella parte di imprese che non scommette sulla competitività fondata
sull’innovazione, sulla formazione e sulla qualità, ma che punta
solo sul contenimento dei costi e dei diritti. Il governo mette in pratica
l’esatto contrario di quanto va insegnando ad esempio il cardinale
Tettamanzi, ossia che i diritti dei deboli non sono affatto deboli».
Invece Maroni parla di passi avanti verso la modernizzazione.
«È falsa una modernizzazione che comprime i diritti di chi lavora.
Il suo vero nome è liberismo. Ai giovani non si può chiedere partecipazione
e cooperazione nel lavoro, professionalità e intelligenza, offrendo
loro in cambio solo la precarizzazione. Non si può pretendere
che scommettano sul proprio futuro rendendo aleatori i loro progetti
di vita. Il governo esaspera queste contraddizioni, parla di modernizzazione
ma nei fatti offre solo precarietà ai giovani e li contrappone ai loro padri».
È vero che con queste misure aumenterà l’occupazione? È vero che si
attua Lisbona?
«L’occupazione alla quale guarda il centrodestra è un azzardo e si
viene strutturando solo attraverso la modifica della natura stessa del
diritto del lavoro, ossia declassando la risorsa umana in pura merce
a disposizione della produzione.
Ben altri sono gli intenti di Lisbona, per i quali si deve ricercare un
equilibrato compromesso tra flessibilità e garanzie di stabilità del lavoro,
condizione indispensabile per le imprese che vogliono prodotti di qualità».
La maggioranza della Camera ha approvato, ora tocca di nuovo al Senato.
L’opposizione ha ancora armi per contrastare la deriva?
«Purtroppo, come è noto, i numeri della maggioranza sono largamente
superiori ai nostri. Ciò tuttavia non ci ha impedito di condurre un’aspra battaglia
parlamentare, che ora dovrà continuare e dovrà saldarsi con la battaglia sociale.
Però sono davvero preoccupanti tutti questi guasti profondi che, in nome
di una finta modernizzazione, il governo sta infliggendo al Paese».
Il governo invece fa sapere che andrà avanti per la sua strada, accelerando l’attacco
all’articolo 18. Maroni sostiene persino che questa è la riforma più importante dopo
lo Statuto dei lavoratori.
«Dal suo punto di vista ha profondamente ragione a esibirsi con affermazioni così euforiche
ed altisonanti. Accelerando sull’articolo 18, Maroni vuole chiudere il cerchio.
Ecco perché ha ragione a richiamarsi al 1970, in quanto effettivamente siamo in presenza
di una vera e propria controriforma in materia di diritti»
g.lac