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sabato 22 luglio 2006
Pagina 10 - Interni
L’INTERVISTA
DOPO LA PROVA DEI TAXI e alla vista di altre liberalizzazioni, il sindaco di Bologna parla di modernizzazione chiedendo regole opportune: per il mercato, per la concorrenza, ma anche per gli scioperi e soprattutto per le rappresentanze: come si fa a discutere con chi non sappiamo chi davvero rappresenta?
Cofferati: ?Ci servono diciannove sindacati??
di Oreste Pivetta
Viva, viva il compagno Bersani, razza politica emiliana, rossi, riformisti e “concertatori”. Il capitolo delle liberalizzazioni s’? appena aperto. Con qualche intralcio, contraccolpo, con qualche frenata e qualche virata pi? o meno reale. Che ne pensa il sindaco di Bologna che prima o poi dovr? confrontarsi sulle ricadute dentro Palazzo d’Accursio, l’ex sindacalista che di trattative, di scioperi, di diritti e di bilanci sindacali prima che comunali ha riempito la propria esistenza?
Sergio Cofferati, possiamo augurare lunga vita al governo di centrosinistra, dopo le prove di questi giorni, tra tassisti e militari ?
?Prima di tutto si dovrebbe augurargli solidariet? al suo interno, precisando che tutti i giudizi sono legittimi, ma sono efficaci solo quando guardano al merito delle cose e non sono condizionati dai rimbalzi mediatici. Precisando ancora che l’azione riformista vera ? costruita di passi che si muovono nella direzione giusta, corrispondono alla lunghezza della gamba e creano consenso intorno, non ad atti che vengono annunciati e non si realizzano mai?.
Qui, il sindaco Cofferati ci riporta tra i tassisti e tra i commenti, che, nel centrosinistra, hanno concluso l’opera. Troppe critiche?
?Mi ha colpito questa corsa a pronunciarsi, a schierarsi, senza una valutazione del provvedimento, ma alla coda di suggestioni mediatiche. Una reazione sottocorticale di chi diceva: i tassisti sono stati aggressivi, hanno compiuto azioni sbagliate, vanno puniti... La verit? ? che i tassisti hanno agito danneggiando prima di tutti se stessi e lasciando che il merito della questione svanisse nell’ombra. Cos?, dopo, a determinare il giudizio non ? stato l’atteggiamento pacato e responsabile del ministro, ma l’esultanza di alcuni dei rappresentati dei tassisti... Forse il ministro per meritare applausi, avrebbe dovuto lui gridare alla vittoria, lasciando i rappresentanti dei tassisti sui carboni ardenti di fronte alla loro base? Certo, se fosse continuato il braccio di ferro i tassisti avrebbero perso, ma si sarebbe creata una situazione destinata a lasciare tracce, cio? tensioni e divisioni, che non avrebbero in alcun modo aiutato l’azione di governo, soprattutto su questi temi... Se non si fosse raggiunto quel risultato, le stesse associazioni, alcune, le pi? esagitate e pi? vicine alla destra, avrebbero protestato per l’umiliazione della categoria, avrebbero denunciato l’insulto della concertazione...?.
Che il centrodestra aveva stralciato e il centrosinistra rilancia, mentre qualcuno, non solo a destra, discute l’opportunit? di concertare sempre...
?La concertazione andrebbe considerata quello che ? sempre stata: un metodo. Una cosa ovviamente diversa dalla contrattazione. Un momento di confronto preventivo... Il ministro ha avanzato una proposta al parlamento, esercitando un diritto e un dovere. Poi ha sottoposto questa proposta alla discussione con le parti, prima di concludere davanti al parlamento... In questo caso s’? giunti a una convergenza. Non ci fosse stata, il governo aveva tutto il diritto di procedere ugualmente... Di fronte a un accordo, il problema ? vedere se sia mutato o no lo spirito del provvedimento... In questo caso la convergenza ha prodotto una scrittura pi? dettagliata che aiuter? gli amministratori. S’? mantenuto l’impianto iniziale, rispettando gli obiettivi indicati nel decreto, per quanto cambino le condizioni in cui si realizza. S’? tracciato il perimetro di gioco ed entro quel perimetro sta agli enti locali misurarsi con le loro controparti territoriali. La cosa in pi?, importante, ? una pi? efficace descrizione delle azioni che dovranno essere attuate nel secondo livello, in quello territoriale?.
Intanto i tassisti sono riusciti a guadagnarsi l’antipatia della nazione, salvo loro e i familiari...
?Nel presentare le loro valutazioni e nello scegliere le forme per renderle visibili, per sostenerle, sono riusciti a costruirsi intorno molta ostilit?. Anche l’atteggiamento tenuto alla fine da alcuni di loro, la parte pi? aggressiva, questo gridare alla vittoria, non ha aiutato, primo perch? non risponde al vero che abbiano vinto, aggiungo per fortuna, perch? si ? trovata una soluzione che consente di introdurre novit? consistenti, ma ? stato anche un po’ come buttare a mare il senso di responsabilit? che oggettivamente avevano dimostrato nell’affrontare la trattativa e nell’accertarne le conclusioni, cio? provvedimenti che portano molti cambiamenti?.
Che c’? di buono nell’accordo?
?Si riconosce la necessit? di alzare quantit? e qualit? dell’offerta, necessit? che ha gradazioni e intensit? diverse, di citt? in citta, di fronte alla quale individuare le soluzioni pi? efficaci, introducendo elementi di flessibilit?. Con la concessione di licenze temporanee, modificando i turni, aumentando il numero degli autisti... Adottando soluzioni possibili e ormai in campo, in virt? del decreto. Fino a quindici giorni fa, salvo la buona volont? di qualche comune, non se ne poteva neppure parlare. Per questo io trovo i commenti ostili che ci sono stati profondamenti sbagliati e talvolta persino autolesionisti?.
Quanti taxi circolano a Bologna?
?Quasi settecento?.
E avete problemi con i tassisti?
?No, i comportantemi sono stati meno eclatanti e molto pi? responsabili. Secondo tradizione. C’? una antica e consolidata abitudine al confronto, cui partecipano associazioni davvero rappresentative, che hanno cio? molti iscritti?.
Stile emiliano-romagnolo appunto. Ma si capisce che, in una stagione di cambiamenti, quando gli scontenti non mancheranno mai, si dovrebbe riconsiderare qualcosa a proposito di diritto a llo sciopero...
?Certo, esercizio del diritto di sciopero e regole. In servizi delicati come in quello dei trasporti, non solo treni e aerei, ma anche i taxi, aggiungerei un altro tema: quello della rappresentanza. E s’? visto: una difficolt? in pi? discutere con diciannove sigle senza avere la certezza di chi rappresentano. Non ? solo rappresentanza del lavoro dipendente, deve valere anche per il lavoro autonomo e per l’impresa. Ma in un mercato che va verso regole definite, anche la funzione degli utenti, dei comusumatori, ? importante e va assogettata a norme... La mancanza di questo reticolo, l’incompletezza della legge sul diritto di sciopero, una rappresentanza incerta o erratica producono conflitto. Aggiungo: il conflitto ? fisiologico e chi governa deve metterne in conto il costo e considerare quali sono le condizioni che si creano a valle di un conflitto irrisolto?.
Una cosa alla volta. Per? mi sembra che il governo abbia messo a segno un colpo significarivo sulla via delle liberalizzazioni.
?La strada ? giusta: c’? bisogno di riscrivere le regole per il mercato e per la libera concorrenza. Penso che si sia una novit? culturale importante, cio? la consapevolezza di ceti deboli che la migliore garanzia venga dalla concorrenza e non da forme di assistenza. Una sensazione nuova. Di ambiti e di spazi nei quali lavorare ce ne sono molti. ? importante che si stiano incasellando in ordine logico gli obiettivi. Per anni si ? parlato di privatizzazioni, senza capire o facendo finta di non capire che prima delle privatizzazioni sarebbero state indispensabili le regole per il mercato?.
Ma non le sembra un po’ al tramonto l’entusiasmo degli anni passati per le privatizzazioni?
?Infatti. L’obiettivo non dovrebbe essere far fuori il pubblico, ma costringere il pubblico alla concorrenza... Porre una condizione di base, uno standard minimo, perch? in alcuni settori anche il mercato regolato potrebbe produrre distorsioni insopportabili, perch? alcune attivit? non sono remunerative?
Il caso della baita in cima al monte. Chi ci porter? mai la luce?
?Sopra questi standard, puntare sulla competitivit? e la voce fondamentale della competitivit? dovrebbe essere la qualit?. Non parliamo sempre o solo di costi da tagliare. Faccio l’esempio delle gare d’appalto: io penso e non da adesso che si dovrebbe uscire dallo schema del massimo ribasso, pensato come antidoto alla corruzione... Ma il massimo ribasso resta l’obbligo prevalente o l’unico vincolo si penalizza la qualit?, si penalizzano le condizioni di lavoro, si colpiscono i diritti. Il costo deve essere uno dei parametri, ma dovrebbe valere di pi? il parametro della qualit?... Una scelta di questo tipo pesa sull’economia di una amministrazione, per? la qualit? dei servizi, ad esempio, ? fondamentale per la coesione sociale e penso che la coesione sia fondamentale per la compettivit? di un territorio. La modernizzazione di un sistema si ottiene dunque con la concorrenza, che riduce i costi, ma accresce la qualit?. La mano pubblica dovrebbe incentivare questo connubio positivo. Peraltro questo ragionamento vale anche nella produzione industriale. Purtroppo, invece, proprio nei servizi s’arretra. Proprio per quest’ansia di agire solo sui costi?.
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