10/10/2002 ore: 10:08
"Intervista" Billè: «Confindustria ha sbagliato tutto, il Paese è fermo»
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10 ottobre 2002
intervista
Sergio Billè
Presidente Confcommercio
Tronchetti Provera vuole tornare alla concertazione? Bene, ma che ci sta a fare ai vertici degli industriali? Quanti errori sull’art.18
«Confindustria ha sbagliato tutto, il Paese è fermo»
Angelo Faccinetto
MILANO È un po’ il simbolo dell’Italia
che non va, la Finanziaria 2003. Di
un’Italia che solo adesso comincia timidamente
a rendersi conto dei guasti
prodotti dalla fine della concertazione
e dall’attacco ai diritti. E dai ritardi del
governo. È preoccupato, il presidente
di Confcommercio, Sergio Billè, che
mercoledì prossimo, al direttivo della
confederazione, si troverà faccia a faccia
col ministro Tremonti. «La Finanziaria?
Una piccola ciambella di salvataggio
che rischia di diventare un salvagente
bucato».
-
Presidente, il paese è in crisi, ma
le contrapposizioni non accennano
a ricomporsi. Qualcuno però,
è il caso del presidente di Telecom
e Pirelli, Tronchetti Provera,
sembra cominciare ad accorgersene
e invita a metter fine alle
risse. È d’accordo?
Marco Tronchetti Provera sia un appello
giusto, ma tardivo. Ci si poteva pensare
prima ad adottare una strategia improntata
al dialogo e alla moderazione.
Invece di tentare oggi di incollare i cocci,
sarebbe stato meglio non rompere il
vaso ed evitare così di creare tensioni
sociali che, anche a causa della crisi
Fiat, potrebbero diventare dirompenti.
Dov’era il presidente della Telecom e di
Pirelli quando la sua confederazione,
Confindustria, ha proposto a freddo la
riforma dell’articolo 18? Ora dell’art.18
non parla più nessuno. Ma cosa si sta
facendo di concreto per ricucire uno
strappo che non ha prodotto nulla per
l’occupazione, ma solo strumentalizzazioni
di ogni genere e una valanga di
scioperi? È stato un errore clamoroso.
Riconoscerlo è già qualcosa. Ma biso-
gnerebbe anche fare il mea culpa».
-
Non c’è solo l’art.18. Errori ne
sono stati fatti anche nel modo
di affrontare la difficile congiuntura
economica, no?
sbagliato. Le cose andavano male già
allora. Era allora che si doveva correre
ai ripari, non adesso. Io avevo chiesto
di avviare un confronto tra governo e
parti sociali che consentisse di far partire
le riforme contemperandole con le
esigenze di una situazione che stava scivolando
verso il peggio. Invece niente.
Ed ora si sono rotti i vasi della speranza
che la ripresa economica rimettesse i
conti a posto. La crisi volge al peggio, i
consumi crollano, mentre si restringe il
campo del confronto. Intanto le imprese
che annaspavano un anno fa avrebbe-
ro continuato ad annaspare anche se la
riforma dell’art.18 fosse entrata invigore
per decreto».
- La Finanziaria? Da bocciare?
solo come una piccola ciambella
di salvataggio, che può permettere al
sistema-Italia solo di galleggiare. E non
so per quanto tempo».
-
Perché parla di «stesura attuale»?
Teme peggioramenti?
l’iter parlamentare esca addirittura peggiorata.
E finisca col diventare un salvagente
bucato. Le pressioni lobbistiche
saranno assi pesanti, se accolte, potrebbero
rivoltarla come un guanto. Il testo,
poi, non tiene conto della crisi Fiat e dei
suoi micidiali contraccolpi. E quando
rischia di andare a fondo una delle strut-
ture portanti del sistema industriale,
cambia la scelta delle priorità. È evidente
che la Finanziaria non può non tener
conto di questo. Mi chiedo però perché,
dato che la crisi incombeva da parecchio
tempo, il governo si attivi solo
adesso. Doveva fare qualcosa prima.
Ora rischiano di saltare anche le previsioni
del Patto per l’Italia, almeno per
la parte riguardante gli ammortizzatori
sociali: le risorse saranno tutte fagocitate
dalla Fiat».
-
Quindi, sulla monovra, vede disastro
aggiungersi a disastro?
sia tutto in salita. Per tre motivi.
Il Sud, anzitutto. Se prima della crisi
Fiat gli investimenti previsti erano del
tutto insufficienti, ora il rischio è che le
poche risorse disponibili vengano dirot-
tate lì. Fino ad oggi si è fatta una politica
di incentivi che ha favorito solo il
settore industriale. Una sperequazione
che ha prodotto sperequazioni. L’industria
ha ingoiato il 70% degli aiuti statali,
ma ha prodotto meno della metà
degli occupati espressi da servizi, commercio
e servizi. Melfi e Termini Imerese
sono costate cifre folli che a quanto
pare non sono servite a nulla».
- Quindi?
investimenti al Sud. Non basta cambiare
centro erogatore. Gli incentivi
non hanno migliorato le aziende. Come
gli ecoincentivi non sono serviti alla
Fiat. La Tremonti bis è stata sfruttata
per avere migliori margini di bilancio,
non per rinnovare le strutture. Continuare
con la politica delle sovvenzioni
la ritengo un’ipotesi sciagurata».
-
E le scelte del governo sul fisco,
le condivide?
di più. La riduzione dell’Irpef
per i redditi più bassi va bene, ma non
risolve il problema del rilancio dei consumi.
Questo può avvenire solo se la
riforma tocca i redditi tra i 25 e i 40mila
euro, fascia che oggi produce il 70% dei
consumi. Se questa parte della riforma
non verrà iniziata entro il 2003 e verrà
rinviata, il rischio è di arrivare a quell’appuntamento
morti. Poi serve una
più equa distribuzione dei carichi fiscali
tra imprese e imprese. Questo Tremonti
lo ha capito. Il provvedimento su Dit
e superDit va nella giusta direzione.
Non vorrei però che il governo facesse
una mezza marcia indietro. Il pericolo
c’è, noi stiamo col fucile puntato. Anche
il federalismo fiscale rischia di essere
un pericoloso boomerang. Alla fine,
come stanno le cose oggi, a rimetterci
sono il cittadino e l’impresa. E questo
mi sembra il peggiore dei risultati».