24/9/2002 ore: 11:30
"Intervista" Bersani: Stiamo attenti, c’è il rischio di una caduta
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martedì 24 settembre 2002
Il trend positivo avviato col centrosinistra continua, ma ci sono elementi di preoccupazione
Stiamo attenti, c’è il rischio di una caduta
l'intervista
Pierluigi Bersani
responsabile economico Ds
Felicia Masocco
ROMA «Il buon trend dell’occupazione
iniziato con i governi di centrosinistra
mostra ancora vitalità, ma con
elementi di flessione che preoccupano».
Così il responsabile economico
Ds Pierluigi Bersani commenta i dati
sull’occupazione. Il governo non canti
vittoria, «i dati non riflettono il blocco
del credito di imposta» è il timore
di Bersani, c’è da aspettarsi un aggravamento.
«Più fatti e meno propaganda»
e basta «con l’ossessione della riforma
del mercato del lavoro. Ci si
occupi di più dell’economia reale».
La disoccupazione è scesa a luglio
all’8,7%, il dato migliore
dal ‘92. Fermandosi qui verrebbe
da stare allegri, ma come si
legge, nel suo complesso, il qua
dro fornito dall’Istat?
«Continua, ma rallenta, una fase
iniziata nel 1997 che ha sempre visto
incrementi, trimestre per trimestre,
ben oltre 300mila posti in più all’anno.
La forte crescita dell’occupazione
che si è avuta sotto i governi del centrosinistra
era dovuta fondamentalmente
a due fattori: la ripresa economica
e le misure di riforma del mercato
del lavoro introdotte con le norme
Treu. In più, a processi di liberalizzazione
come nel settore del commercio
forieri di incrementi di attività e occupazione.
Questa tendenza mostra ancora
vitalità, ma l’Istat registra elementi
di flessione della dinamica che per la
prima volta rallenta».
Come si spiega questo rallentamento?
«È dovuto a una minor dinamica
economica e a tassi di crescita più bassi
dei trimestri precedenti, quindi dei
due fattori che allora consentirono la
crescita occupazionale continua a funzionare
il mercato del lavoro mentre
funziona meno quello della ripresa
economica. Ovviamente sto parlando
della nostra riforma del lavoro, quella
dei governi di centrosinistra, perché
non credo che nulla possa essere accreditato
a misure di questo governo, anche
perché sono ancora da approvare».
Eppure il ministro Buttiglione
canta vittoria, parla di risultato
«straordinario» «grazie alla nostra
politica di flessibilità», dice.
«Non c’è nulla di approvato, c’è
solo Buttiglione che pensa quelle cose
lì in Italia. Io credo che purtroppo che
gli ultimi dati non riflettano ancora il
blocco del credito di imposta, venuto
dopo, destinato a incidere negativamente
nei prossimi mesi sommandosi
ai dati non positivi dell’economia.
Quindi c’è da aspettarsi che questo
rallentamento della dinamica possa aggravarsi.
Se fossi Buttiglione invece di
perdere tempo a dire cose che non
esistono mi preoccuperei a ripristinare
immediatamente il credito di imposta
e mi occuperei di più dell’econo
mia reale perché, ad esempio, l’Istat
mostra che alcuni settori come i servizi
stanno rallentando fortemente. I dati
nelle positività sono quelli del ‘97,
nelle preoccupazioni sono quelli di oggi
cioè un’economia più debole e misure
a sostegno dell’occupazione venute
meno da luglio in poi».
E che destano allarme per il Sud.
«Infatti. Nei dati, soprattutto al
Sud, c’è anche emersione, non solo
occupazione aggiuntiva, che senza il
vantaggio del credito di imposta verrà
a mancare. Le misure prese dal governo
nei giorni scorsi sul bonus sono
insufficienti, perché lasciano scoperti i
mesi da qui alla fine dell’anno. Chie
diamo che il governo ci torni su».
Più fatti, insomma.
«Ecco, più fatti e meno propaganda
per favore».
Prima diceva che il mercato del
lavoro dimostra di tenere anche
in presenza di una crescita
stentata. A dimostrazione che
una sua riforma (dall’articolo
18 in giù) non è poi così necessaria.
O no?
«Vorrei far notare a Buttiglione
proprio questo: se con una flessione
della dinamica economica abbiamo
comunque un incremento dell’occupazione
con tassi così lenti di crescita,
vuol dire che il mercato del lavoro
non è la cosa che in Italia funziona
meno e che questa ossessione di mettere
sempre al centro delle iniziative del
governo la flessibilità del mercato del
lavoro dimenticando tutto il resto dell’economia,
è una linea che non ha
rapporto con la realtà. Perché la realtà
ci dice che riformare e migliorare si
può, ma il problema principale è quello
di allargare la base produttiva di
questo Paese, di creare occasioni di
occupazione e di aumentare la crescita».