18/4/2006 ore: 12:15
"Inchiesta" La Questione settentrionale (1)
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Pagina 8 - Economia La Questione settentrionale "Prodi non ha capito chi siamo" dal nostro inviato ?Roma kankera ne ciucia el sangue?, recitava lo slogan ormai pleistocenico della Lega prima maniera, vergato a caratteri cubitali su un capannone lungo la Valdastico, tra Arsiero e Lastebasse. La scritta, replicata migliaia di volte in altre valli, in altre strade e altri carrugi, su altri capannoni, oggi ? un po? scolorita, la vernice nera s?? ingrigita. Ma l?invettiva, a dispetto della vernice colata, ? ormai entrata – come dire? – nel comune sentire. E? penetrata nel ventre profondo del profondo Nord, sotto la pelle, nell?intestino, di quel mondo ?minore? che la sinistra non riesce a capire, che non vuole capire, che caricaturalizza, cui ? sorda, come rinchiusa in uno snobismo intellettualistico, in un ?culturame? di scelbiana memoria. Incapace di cogliere i gorgogli del pezzo pi? ricco, nuovo, mobile e produttivo d?Italia. Eccola, ? tutta qui la "Questione settentrionale" che - statene certi - occuper? per mesi o per anni distinte schiere di chierici e di politologi, nutriti di Max Weber e di Montesquieu, se non pi? di Marx, ad analizzare un fenomeno assolutamente complesso nella sua banalit?. Com?? possibile che l?Italia da Trieste a Torino, quella che conta di pi?, perlomeno in termini di Pil, voti con rare eccezioni, a destra, dopo un lustro di promesse mancate, di liberismo a parole, di populismo sfrenato, di barzellette istituzionali, di cinesi dilaganti, di bambini cinesi bolliti, di discredito internazionale da vignetta? Eppure, eccoli qui i risultati. Tutto il Nord alla destra, al 60 per cento, o gi? di l?, con punte dell?80 per cento in zone operaie, come nell?alto padovano, dove fino a qualche anno fa s?invocava la madonna e il pio ministro Rumor. L?ex Vandea - Chiesa, figli, lavoro, Democrazia cristiana - produce una nuova Vandea ?leghistizzata? nel profondo, radicalizzata, laicizzata nella modernit? berlusconiana. Il partito di Bossi arranca, ma non fa niente, il suo verbo dilaga, deborda in An, persino nell?Udc, teoricamente il distillato supremo della moderazione, a parte le ultime giornale elettorali di Pier Ferdinando Casini, forse invidioso del soprannome di ?Coniglio mannaro? che a suo tempo fu appiccicato al suo dominus democristiano Arnaldo Forlani, cui per molti anni il presidente uscente della Camera port? la borsa. Prendete Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, un signore educato, simpatico, assoluto bon vivant, grande scapolo in spider, pescatore di branzini nelle valli venete e nel mare verde di fronte alla sua terza o quarta casa di Rovigno, che prima di fare lo statista vendeva pubblicit? per Publitalia. Candidatosi al Parlamento per Forza Italia, ha fatto una campagna elettorale con toni e vocaboli che farebbero impallidire persino Umberto Bossi. Altro che i ?coglioni? del suo capo. Un totale ?smottamento lessicale?, come direbbe Paolo Rumiz, scrittore triestino che di Nordest se ne intende. Uno Zelig pi? nero. La svolta non solo lessicale fu proprio qui a Vicenza che si consum? circa un mese fa, quando il Cavaliere ribalt? il tavolo di Ferruccio de Bortoli, con Luca di Montezemolo pallido come uno straccio, il giovane Pininfarina irrigidito come un soldato della guardia reale colpito da un fulmine. Si disse e noi stessi dicemmo (sbagliando), delle truppe cammellate di Galan, della claque berlusconiana messa insieme di corsa dal governatore ex - Publitalia, che il capo supremo non ha mai amato, anche perch? ? molto pi? alto e pi? simpatico di lui. Errore. Era il ventre gonfio, quello vero, che digeriva faticosamente ?il Professore?, il Prodi del giorno prima, ?culturame? che faceva lezione pacatamente al popolo delle piccole e medie industrie, da lui stesso ?inventato? due o tre lustri prima. Niente maestrini dalla penna rossa, siamo noi il Nordest, la forza vera e vitale del paese, non questi politici statalisti e, in fondo, rossi come il sangue versato dai comunisti. Adesso, con i numeri elettorali, ? tutto pi? chiaro. Galan, che ? il pi? furbo, ha colpito subito e duro, su suggerimento del suo gosht Writer Franco Miracco, ex collaboratore supercomunista e precario del Manifesto, che il governatore ha salvato da un triste pensionamento del Consorzio del Mose, le dighe mobili veneziane per cui lavorava e che sono il nuovo e imprevedibile fiore all?occhiello del berluscon-leghismo delle opere pubbliche. Il governatore ha tagliato, tanto per gradire, 300 mila euro alla Biennale Teatro perch?, orrenda colpa, Maurizio Scaparro ha partecipato a un dibattito del centrosinistra. Basta col culturame di sinistra, qui comandiamo noi ora e per sempre col 60 per cento dei voti, Prodi se la pu? andare a prendere in quel posto - ma lui ormai non s?imbarazza a citare il posto - con Bertinotti, Dario Fo, Franca Rame e tutti i loro accoliti, comunisti amici di Vladimir Luxuria (meglio fascisti che froci), i quali non capiscono niente di questa terra dura, pura e sincera come il Texas dei cow boy. Povero Cacciari: ?Sono rimasto senza parole?, s?? intristito. Lui, il filosofo che fin dall?inizio ha tentato (invano) di leggere e di giustificare il ?venetismo?, o, se volete, il ?nordestismo?, da sinistra. E, lucido e cinico come sempre, aggiunge: ?La sconfitta nel Nord ? frutto di un ritardo culturale e politico che ha radici storiche nella mancanza di credibilit? del centrosinistra in queste aree. Se non lo capiamo, continueremo a perdere per i prossimi tremila anni?. Tremila anni di sconfitte, ere geologiche. ?S?, non ci sono santi?, conferma Mario Carraro, ex presidente della Confindustria veneta, cui Prodi aveva offerto un ministero nel suo precedente governo e silurato dai suoi colleghi padroni perch? troppo di sinistra. ? A Campodarsego, dove c?? la mia fabbrica, l?80 per cento del voto ? stato di destra - computa - devo desumerne che i miei operai votano per Berlusconi e i suoi soci. Siamo noi padroni, pochi, a votare diversamente?. Ma non si stupisce affatto l?uomo che produce assali per trattori in mezzo mondo, perch? i ?colletti blu? della retorica operaia non hanno cambiato colletto: ?Lei lo sa cos?? un tornitore? Beh, beato lei, se lo sa, comunque se lo dimentichi per sempre. Perch? i tornitori non esistono pi?. Qualcuno dovrebbe spiegarlo a Prodi e alla sinistra, perch? sembra che loro ancora non lo sappiano?. E? allora la maledizione dell?approccio ?fordista? che impiomba la sinistra? ?Forse?, dicono anche i pochissimi imprenditori che, dopo l?exploit berlusconiano di Vicenza, alla sinistra ci credono ancora. Qui ? tutto un mondo di flessibilit?, che non pu? proprio pi? convivere con le rigidezze della vecchia sinistra, che riemergono, pullulano continuamente. ?Ma no, il fordismo ? sorpassato e Prodi lo sa?, concede Riccardo Illy, industriale del caff? e unico politico di centrosinistra che nel Nordest, in Friuli Venezia Giulia, mobilita voti di destra. ?O almeno, lo sanno benissimo Enrico Letta e Pier Luigi Bersani. Il problema sono gli errori del centrosinistra in campagna elettorale. Hanno rifiutato le liste civiche, che io sostenevo, pensando di avere gi? vinto; hanno trascurato le critiche al programma elettorale; hanno inseguito Berlusconi sulle tasse. Per di pi?, hanno sbagliato i candidati. Tutta la mia stima personale a Rosi Bindi, per esempio, ma chi ? che pu? pensare ragionevolmente di candidarla qui??. ?Balle?, tutte balle per Renato Brunetta, veneziano, economista di vaglia ed europarlamentare di Forza Italia, che fa di conto e specifica: ?L?80 per cento del prodotto interno lordo italiano ha votato per il centrodestra e nel Nord siamo a circa i 50 per cento. Vogliono abrogare la legge Biagi? Facciano pure, se vogliono, ma sappiano che l?80 per cento del Pil italiano dice no. Forse allora capiranno perch? non li votano. ?Comincia qui, tra percentuali di voti e percentuali di Pil, la gita tormentata sulla linea gotica del centrosinistra al governo. Con il Nord intero contro. (1-continua) |