19/7/2006 ore: 12:06
"Governo" Un Dpef per arginare le disuguaglianze (L.Gallino)
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Pagina 18 - Commenti Una volta che sia accolto con interesse e apprezzamento l?ingresso del tema delle disuguaglianze nel Dpef, si tratta di vedere come il governo proceder? al fine di passare dall?intento dichiarato a interventi capaci di ridurle in modo stabile. Di certo il compito ? difficile. Contribuiscono a renderlo tale sia la entit? delle disuguaglianze rilevabili in Italia, sia le loro profonde, e tutt?altro che recenti, radici strutturali. Quanto all?entit?, ? noto da tempo che l?Italia condivide con il Regno Unito e gli Usa il primato di essere, tra i grandi paesi sviluppati, uno dei pi? disuguali del mondo, in termini sia di reddito che di ricchezza. Nel 2004, il 10 per cento di famiglie italiane con i redditi pi? elevati ha percepito il 26,7 per cento del totale dei redditi prodotti, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi previdenziali e assistenziali; al 10 per cento delle famiglie con il reddito pi? basso ? toccato solamente il 2,6 per cento, ossia oltre dieci volte di meno. La ricchezza netta totale, incluse quindi sia la propriet? dell?abitazione e di altre propriet? immobiliari, sia le attivit? finanziarie, appare ancora pi? concentrata verso l?alto. Il 10 per cento delle famiglie pi? ricche risulta infatti possedere il 43 per cento dell?intera ricchezza netta delle famiglie italiane; meno dell?1 per cento di questa risulta posseduto dal 10 per cento pi? povero (fonte Banca d?Italia). Si noti che sia il reddito sia, in maggior misura, la ricchezza degli strati superiori sono sicuramente sottostimati. Accade infatti che nei confronti di tali strati i ricercatori abbiano maggiori difficolt? sia nell?includere un tot proporzionale di famiglie nel campione osservato, sia nell?ottenere dai rispondenti dichiarazioni fedeli. La distanza reale tra chi ha poco e chi ha molto ? quindi maggiore, da noi, di quanto le statistiche disponibili non dicano. Le disuguaglianze di reddito si sono fortemente approfondite in Italia non da ieri, bens? tra la met? degli anni ?80 e la met? degli anni ?90. In seguito sono rimaste relativamente stabili. Anche le disuguaglianze di ricchezza sono esplose in tale periodo, ma anzich? stabilizzarsi hanno continuato ad inasprirsi sino ad oggi, con una concentrazione crescente di essa non solo nelle mani del 10 per cento delle famiglie pi? ricche, ma addirittura del 5 per cento, che gi? nel 2000 disponeva di oltre il 36 per cento della ricchezza familiare netta. Ad approfondire il fossato delle disuguaglianze economiche in Italia hanno contribuito diversi fattori. Anzitutto, se si guarda verso il basso, si ? avuta una stagnazione delle retribuzioni reali che per entit? e durata non trova paragoni negli altri maggiori paesi europei. Tra il 1995 e il 2005, le retribuzioni reali dei dipendenti del settore manifatturiero, calcolate cio? al netto dell?inflazione, sono aumentate di oltre il 25 per cento nel Regno Unito, di oltre il 14 in Francia, e di oltre il 9 in Germania. In Italia, l?aumento ? stato di un misero 1,5 per cento (dati Ocse). Ci? significa che un operaio che guadagnava l?equivalente di 1.000 euro mensili nel 1995 ne guadagna oggi 1.250 se ? inglese, 1.140 se ? francese, e 1.090 se ? tedesco. Se ? italiano, si deve invece accontentare di 15 euro d?aumento, un paio di biglietti del cinema in pi? al mese. Verso l?alto, il fossato appare essere stato scavato prevalentemente dalla crescita della quota degli attivi finanziari presenti nel patrimonio delle famiglie, soprattutto nel 10 per cento e ancor pi? nel 5 per cento costituito dalle famiglie pi? ricche. Il valore complessivo di tali attivi ? stato accresciuto vuoi dal rilevantissimo incremento del loro corso borsistico, ad onta del rallentamento di questo verificatosi nei primi anni 2000, vuoi dai dividendi percepiti: l?accumulazione degli uni e degli altri essendo favorita anche da un trattamento fiscale eccezionalmente favorevole, con un?aliquota fissa del 12,5 per cento sui guadagni di borsa, giusto la met? di quel che pagano le famiglie e gli operatori americani. Oltre che dall?andamento dei redditi e della ricchezza rilevati dalle indagini dirette sui bilanci familiari, l?ampliamento del fossato tra chi ha e chi non ha trova un perentorio riscontro in un dato macroeconomico. Tra la met? degli anni ?70 e i primi anni 2000, la quota di reddito da lavoro dipendente in rapporto al valore aggiunto ? scesa di ben dieci punti, dal 48 al 38 per cento, mentre la quota dei profitti nel settore privato saliva di sei-sette punti gi? a met? degli anni ?90 e si manteneva stabile dopo d?allora (dati Ocse e Fmi). |