13/11/2006 ore: 12:23

"Governo" Prodi: «La misura è colma, dirò ciò che penso»

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    domenica 12 novembre 2006
      Prima Pagina (segue alle pag.2 e 3) - Primo Piano


      IL PREMIER

      La svolta di Romano:
      ?La misura ? colma, dir? ci? che penso?

      Francesco Alberti
        BOLOGNA - Silvio Sircana, con un filo d' ironia, la chiama ?la nuova linea comunicativa del presidente?. E probabilmente in cuor suo si chiede anche se, a questo punto, pure il suo posto di portavoce ? a rischio. Perch? Romano Prodi ha deciso di fare di testa sua. Basta filtri, basta pruderie e tatticismi, nessun riguardo per nessuno. ?D' ora in poi dir? a voce alta quello che pensa? fanno sapere i suoi. Senza rete. Fuori dai denti. Con i modi e le espressioni che userebbe in una conversazione tra amici sotto i portici di Bologna. ?Doveva capitare prima o poi...? mormorano nel suo staff.

        E' capitato ieri sul treno per Crevalcore. E Sircana per primo non si ? stupito. Aveva gi? capito tutto l' altro ieri quando, uscendo dal Consiglio dei ministri, un Prodi con gli occhi a fessura e la faccia buia aveva sibilato: ?Adesso la misura ? davvero colma, adesso basta, parler? chiaro a questo Paese?. E non ce l' aveva con lo strappo di Ferrero o con le proteste della Montalcini e nemmeno, come rivelano a mezza bocca i suoi, ?per aver dovuto prendere atto ancora una volta che la lunga mano delle lobbies arriva fin dentro il Consiglio...?.

        No, c' era di pi?. C' erano due mesi sulle barricate, preso di mira da tutti: botte di qui, botte di l?, alleati che giocano a nascondino, falle che si aprono in continuazione, l' Europa che incalza, categorie sul piede di guerra. A dispetto delle apparenze, Prodi ? un animale politico a sangue caldo e venerd?, prima di partire da Bologna, aveva gi? deciso di andarci pesante: ?Sono semplicemente sbalordito dal clima che si ? creato attorno alla Finanziaria: c' ? un' irresponsabilit? collettiva che tocca parti importanti del Sistema Italia, ognuno fa corsa a s?, tutti pretendono e nessuno vuol dare, ma non io non mi rassegno, io ci metto il cuore e credo in ci? che sto facendo?. E' un Prodi che riserver? sorprese quello sceso ieri dal treno per Crevalcore. Un Prodi che, per le stesse cose che dice e per come le dice, ammette implicitamente di provare ?un vago senso di solitudine?.

        Non politica, perch? comunque continua (si ostina?) a credere nella lealt? della sua coalizione, di una parte almeno. E nemmeno rispetto all' opinione pubblica, alla sua gente, perch?, l' ha sempre detto, ?non ? l' impopolarit? che mi spaventa, quella l' ho messa in conto e ho le spalle larghe: eppoi bisogna finirla con questa storia dei politici che non devono scontentare nessuno: ma chi l' ha detto??. No, ci? di cui il premier non riesce a farsi una ragione ? ?come mai si sia creata questa situazione, da dove nasca questa mancanza di senso d' appartenenza, questa logica da cortile che dilaga?. Da qui, l' espressione di ?Paese impazzito?: impazzito come una maionese, sganciato da concetti quale il bene comune, la reciproca assunzione di doveri, la disponibilit? al sacrificio, la forza di una prospettiva.

        Non ? rivolta all' artigiano che lo fischia o al tassista che lo manda a quel paese la rabbia calcolata del Professore. Sarebbe troppo facile. E' contro pezzi importanti dell' Italia che si incanala la delusione prodiana: associazioni e segmenti produttivi che ?ora gridano come ossessi ma che in passato hanno fatto finta di non vedere politiche di spesa disinvolte, se non addirittura scriteriate?; osservatori e opinionisti che ?prima ci accusano di far leva solo sulle entrate e di non metter mano al controllo della spesa e ora si scandalizzano per i tagli e le riduzioni?; spezzoni dell' Unione ?che sapevano da mesi che sarebbe stata una Finanziaria tosta, ma che adesso, per pure ragioni di cortile, non perdono occasione per mettersi di traverso?.

        E' un Prodi che sa di rischiare. Tanto. ?La posta ? altissima? sibilano i suoi, con ovvio riferimento alla poltrona di Palazzo Chigi. Ma sbaglierebbe chi leggesse nell' esternazione di Crevalcore indizi di resa. ?Ma ci mancherebbe! - parole del premier - Io vado avanti, non mollo, sono convinto che la mia ricetta, anche se a tratti amara, sar? alla fine capita dagli italiani...?. Lo ha ripetuto ieri alla gente che gli gridava ?Dai Romano, tieni duro...?.


        Perch? lui vuole esserci quando (se mai avverr?) il Paese assimiler? la sua Finanziaria. E' in bilico su un filo: ?Ma questo governo ? cos? da quando ? nato...?. Non ha un partito, ha cominciato pure a beccarsi fischi, la schiera degli amici (non quelli veri) si sta assottigliando. Eppure non sar? il Professore a gettare la spugna per primo. ?Per lui vale il principio della bicicletta: finch? pedali, stai in piedi...? dicono i suoi. E lui pedala come un matto. ?Non sono un uomo per tutte le stagioni? disse qualche settimana fa. Ma finch? dura questa stagione, quella uscita dalle Politiche di aprile, lui giocher? la sua partita: ?Voglio provare a cambiare il Paese?. E se andr? male, ?tutti a casa?. Film gi? visto.