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"Governo" Le vecchie licenze (P.Ichino)

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    marted? 4 luglio 2006

    Pagina 4 - Primo Piano


    Le vecchie licenze
      di Pietro Ichino
        Il sistema della licenza rilasciata dal Comune svolge per i tassisti la stessa funzione che l’iscrizione obbligatoria a un albo svolge per i liberi professionisti e che il divieto di licenziamento svolge per i lavoratori dipendenti: una garanzia di sicurezza di continuit? del lavoro e del reddito. Poich? la sicurezza ? uno dei beni pi? importanti della vita, si capisce che ciascuna di queste categorie la difenda con le unghie e coi denti. Il problema ? che questa garanzia funziona essenzialmente limitando la concorrenza, cio? proteggendo l’insider che ne gode contro il rischio di essere sostituito da un outsider . Donde un costo non solo per chi si vede sbarrato od ostacolato l’accesso al mestiere protetto, ma anche per gli utenti, in termini di riduzione dell’offerta del servizio e di prezzi pi? alti. La sicurezza del lavoratore, dunque, ? un bene; ma non un bene assoluto: la sua protezione deve essere contemperata con gli interessi di altri. E qui i nostri tassisti non hanno davvero le carte in regola: perch? per anni hanno sempre fatto le barricate contro qualsiasi aumento del numero delle licenze, guardando soltanto al proprio interesse e ignorando totalmente quello della collettivit?. Col risultato che nelle nostre citt? troppo sovente il taxi non si trova.
          Detto questo, siamo una societ? libera e pluralista, nella quale i tassisti hanno lo stesso diritto di tutti gli altri lavoratori di associarsi e lottare per difendere i propri interessi. Anche contro provvedimenti dell’autorit? costituita: lo sciopero ?politico? ? consentito ai lavoratori autonomi come ai subordinati. E anche usando argomenti stravaganti o palesemente irragionevoli: come quello secondo cui il basso numero delle licenze sarebbe necessario per garantire agli utenti un servizio migliore e pi? sicuro. A una condizione, per?: che le forme di lotta restino rigorosamente entro i limiti della legalit?. Non ? il caso delle agitazioni di questi giorni, che non soltanto hanno violato apertamente la disciplina del conflitto sindacale nei servizi pubblici di trasporto, ma si sono spinte a bloccare il traffico stradale impedendo ai viaggiatori persino di recarsi in aeroporto o farne ritorno con i propri mezzi. Come pensano i tassisti di poter trarre profitto dal dichiarare guerra in questo modo ai propri concittadini?
            Non dovrebbe, del resto, essere solo l’esigenza di conservare un buon rapporto con la collettivit? a indurre i tassisti a rispettare la legge. Dovrebbe indurli a rispettarla anche una considerazione attenta e lungimirante dei loro stessi interessi. Ci? che essi difendono, a ben vedere, ? una garanzia fondata essenzialmente proprio sulla legge; non pensano che l’ordinamento stesso oggi da loro calpestato potrebbe reagire ignorandoli, cio? facendo a meno di loro? Potrebbe accadere, per esempio, che un prefetto o un sindaco - constatata la violazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici, la situazione di grave pregiudizio che ne deriva per la cittadinanza e l’impraticabilit? in questo settore della precettazione - autorizzi in via d’urgenza altri e in altre forme a offrire il servizio di autotrasporto ai cittadini. Se poi l’esperimento prendesse piede, allora s? la vecchia ?licenza per l’esercizio di auto di piazza? rischierebbe di diventare un pezzo di carta straccia.