13/10/2006 ore: 12:31
"Finanziaria" Più pressione fiscale, meno sviluppo (C.Sangalli)
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Pagina 2 Presidente di Confcommercio Ora speriamo che cambi qualcosa Ed ? proprio a piazza Belli che abbiamo bocciato la manovra finanziaria in maniera netta fin dal primo momento. Perch? il “combinato disposto” degli aumenti dei contributi previdenziali per il lavoro autonomo e per l’apprendistato, la stretta sugli studi di settore, il trasferimento forzoso del Tfr all’Inps, i maggiori margini di manovra per il fisco locale e la tassa di soggiorno significano, in pratica, un “assegno” da almeno 6-7 miliardi di euro che le piccole e medie imprese - nocciolo duro della nostra Confederazione - dovranno staccare per consentire il raggiungimento dei saldi di finanza pubblica previsti dalla manovra. Ma l’abbiamo bocciata anche - e soprattutto - perch?, complessivamente, questa manovra comporter? un aumento della pressione fiscale di almeno l’1,3% e si tradurr? in una crescita del Pil, per il prossimo anno, di appena l’1,3%. In rallentamento, dunque, rispetto all’incremento dell’1,6-1,7% con cui dovrebbe chiudersi l’anno in corso. Senza che, peraltro, siano state varate riforme per una riduzione strutturale della spesa pubblica. Per queste ragioni, abbiamo espresso una certa simpatia per il tavolo dei “volenterosi”. Del quale non interessano le caratteristiche iperpolitiche di laboratorio per nuove geometrie delle forze di maggioranza e di opposizione, ma l’emergere di un nucleo di resistenza parlamentare alla logica di una manovra finanziaria blindata e destinata a procedere a colpi di voti di fiducia. Del resto, la finanziaria che ? stata proposta ? quanto di pi? lontano ci sia dal prototipo anglosassone - che l? si chiama budget-law - e che ? sostanzialmente inemendabile. Nella nostra troviamo, invece, di tutto e di pi?: da “riforme” previdenziali malriuscite a una “controriforma” del Tfr, fino a incongruenti politiche per lo sviluppo, come la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Rispetto a questo men?, preparato con una concertazione che ha visto come gran protagonista il sindacato, ? dunque al Parlamento che ora guardiamo. Perch? non ci sono sfuggite le fatiche di ampie parti riformiste della maggioranza nel mandar gi? un’impostazione della manovra molto lontana dalle esigenze dei ceti medi produttivi del Paese, n? il dibattito tra le forze di opposizione sulla necessit? di una reazione parlamentare, oltre che di piazza. Certo, il passaggio ? stretto. Ma, tra spinta parlamentare e mobilitazione di un ampio cartello di associazioni imprenditoriali, con un’escalation che prevede anche la convocazione di un’assemblea straordinaria della nostra confederazione, l’obiettivo che ci poniamo non ? quello dell’assalto alla carovana della finanza pubblica, ma portare il nostro contributo per far emergere un profilo complessivo della finanziaria che sia pi? attento alle ragioni sostanziali della crescita e dello sviluppo invece di sbandierare slogan redistributivi fondati sulla nuova curva delle aliquote. |