12/10/2006 ore: 12:28
"Finanziaria" Il pasticcio del Tfr (R.Polverini)
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Pagina 4 - Inserto economico Segretario generale dell'Ugl Vorrei approfittare della cortesia de Il Riformista per dimostrare che le cose non stanno affatto cos?. Per dimostrarlo occorre provare ad uscire dalla improbabile ed iniziale descrizione fatta della Finanziaria 2007, una grande operazione di redistribuzione della ricchezza verso le fasce pi? basse di reddito, e cercare di restare sui veri numeri della manovra. Allora stiamo ai fatti: per onorare le promesse elettorali il governo deve reperire circa 10 miliardi di euro per abbattere il cuneo fiscale in modo da dare qualcosa (il 60%) alle imprese e qualcosa (il 40%) ai lavoratori. I soldi non si trovano, probabilmente non ci sono, anche se il deficit ereditato non ? poi cos? grande. Ed ecco che Tommaso Padoa-Schioppa ? in grado di trovare la soluzione: i sei miliardi promessi agli imprenditori si recuperano, con spettacolare simmetria, dal Tfr e, per giunta, si mettono al servizio dello “sviluppo” (terzo problema risolto con la stessa partita di giro) con un tasso di finanziamento, per lo Stato, praticamente irrisorio. Visto che poi abbiamo anche deciso di escludere le banche dai benefici del cuneo fiscale, ecco che, con la stessa partita di giro (quarto problema risolto), in qualche modo riusciamo a risarcirli, procurandogli 6 miliardi di possibili crediti da concedere. Certo, si potrebbero lamentare le Assicurazioni che - oltre ad essere escluse, come le banche, dai benefici del cuneo - vedono restringere drasticamente il loro mercato preferito ma, anche per loro, ecco che in finanziaria spunta l'assicurazione obbligatoria contro le calamit? naturali. Una richiesta sempre bocciata nelle precedenti finanziarie. Il tutto prendendo i soldi - senza neppure chiedere il permesso - dal risparmio dei lavoratori. In sintesi, siamo passati dalla finanza “creativa” a quella “screanzata”. Ma, dicevamo all'inizio, ad essere danneggiate non sono tanto le imprese - certo, le piccole avranno qualche problema ad indebitarsi ulteriormente con le banche e a restare, soprattutto nel Mezzogiorno, “meritevoli di credito” - secondo le regole di Basilea 2 - quanto tutti quei lavoratori ancora sprovvisti di una previdenza complementare che vedono tramontare, forse in modo definitivo, la possibilit? di costruire una vecchiaia pi? serena per s? e per la propria famiglia. C'?, in Italia, una vera e propria emergenza che riguarda, per le giovani generazioni, il problema del tasso di sostituzione, cio? di quanto effettivamente percepiranno, al momento della pensione, rispetto all'ultimo stipendio ricevuto. Per chi inizia a lavorare oggi siamo a circa il 50%; se parliamo, poi, di giovani precari, la percentuale scende ancora e di molto. Con una seria e concreta previdenza complementare il tasso di sostituzione tornerebbe a circa il 70% dell'ultima retribuzione. C'? ancora da considerare, se mi ? consentita una parentesi “di genere”, la particolare condizione delle donne che hanno una posizione aperta nel secondo pilastro previdenziale pari solo al 25,1% del totale degli iscritti nei fondi negoziali, ed al 27,7% per quelli “aperti”. Ritardare l'avvio della previdenza complementare era gi? una pesante responsabilit? per tutti i governi che si erano succeduti negli ultimi dodici anni; minarla alle fondamenta rappresenterebbe una scelta politica di proporzioni inaudite, un atto destinato ad avere conseguenze pesantissime su milioni di donne e uomini che non avranno un sostegno economico adeguato per la propria vecchiaia. |