4/12/2006 ore: 12:20
"Finanziaria" Guerra al caro spiaggia
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Al vaglio del Senato - dopo il s? della Camera - gli emendamenti dei Verdi per rimodernare le regole sul demanio marittimo "Finanziaria, guerra al caro spiaggia" 20 anni, saranno revocate in caso di gravi abusi edilizi Obbligo di consentire accesso e transito per raggiungere la battigia "a fini di balneazione" Giovanni Valentini Il primo emendamento presentato dai Verdi prevede testualmente "l?obbligo per i concessionari di garantire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia anche ai fini della balneazione": tradotto dal burocratese, vuol dire in pratica che per arrivare al mare e fare un bagno chiunque potr? anche attraversare uno stabilimento senza sborsare il biglietto d?ingresso (pagando eventualmente a parte i servizi come sedie a sdraio, ombrelloni, docce e quant?altro). Un altro emendamento introduce la revoca delle concessioni demaniali, ridotte comunque a 20 anni dai 50 inizialmente proposti dal governo, per chi commette gravi abusi edilizi. E il terzo, infine, impegna i Comuni a stabilire un equilibrio tra le spiagge libere e quelle in concessione, con l?apertura di varchi che consentano appunto di raggiungere l?agognato bagnasciuga. "In diverse regioni d?Italia - spiega Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi e capogruppo a Montecitorio - la saturazione degli stabilimenti balneari ha trasformato ormai l?accesso al mare in un vero e proprio problema sociale. Per fare il bagno, una famiglia viene costretta a pagare biglietti d?ingresso che arrivano anche a 20 euro e oltre al giorno. E non ci possiamo dimenticare che il mare invece appartiene a tutti e che le spiagge sono un bene pubblico". All?origine dello scandalo, c?? il costo delle concessioni demaniali marittime. "Mentre il governo taglia i servizi pubblici essenziali - polemizza Bonelli - lo Stato continua a far pagare canoni irrisori ai gestori che poi fatturano milioni a stagione". Le tariffe in vigore sono da grande svendita: per il solo arenile, 93 centesimi per metro quadro all?anno; per un?area occupata con impianti di facile rimozione, un euro e 55 centesimi; per un?area occupata con impianti di difficile rimozione, 2 euro e 65. Insomma una speculazione legalizzata, a spese dell?intera collettivit?. Uno stabilimento che occupa 5.000 metri quadrati di demanio, per esempio, paga 490 euro al mese: meno dell?affitto di una casa di un operaio o di un impiegato. E ancor peggio all?isola d?Elba, dove una concessione di 600 metri quadrati costa soltanto 62 euro al mese. Ma il caso pi? clamoroso, secondo la federazione dei Verdi, ? quello del "Twiga" di Flavio Briatore e Daniela Santanch? che a Marina di Pietrasanta paga appena quattromila euro all?anno fatturando pi? di tre milioni: qui una tenda per cinque persone costa 250 euro al giorno, mentre una cabina per tutta la stagione ne costa 12 mila. Altri esempi forniti dalle stesse fonti. A Ostia il "Faber Beach" paga un canone di 293 euro all?anno con un incasso di 540 mila euro all?anno (due lettini e un ombrellone costano 14 euro al giorno). A Vietri sul mare, l?impresa "Costa D?Amalfi" paga 12.500 euro all?anno con un ricavo di 315 mila euro. E ad Aci Castello, vicino Catania, lo stabilimento "I Ciclopi" paga una canone annuo di 7 mila euro ricavandone 646 mila (due lettini e un ombrellone costano 16 euro e la cabina circa 2 mila per tutta la stagione). Sul litorale dell?intera Penisola, il "buco" prodotto da Spiaggiopoli assume proporzioni ingiustificate e intollerabili, tanto pi? in tempi di tagli e sacrifici come quelli che purtroppo viviamo. Dagli oltre 12mila stabilimenti balneari installati lungo le nostre coste che occupano una superficie di 25 milioni di metri quadrati e fatturano complessivamente oltre due miliardi di euro all?anno, lo Stato - secondo i dati della Patrimonio Spa - incassa appena 40 milioni, con affitti che incidono per un?inezia sui ricavi dei gestori: dallo 0,045 fino allo 0,07%. Il fatto ? che in genere viene applicato il canone pi? basso, quello di fascia C a minor valenza turistica, invece di quelli previsti dal Regolamento del ‘98 per la fascia A (alta valenza turistica) e la fascia B (normale valenza turistica). In questo modo, ogni anno viene sottratto all?erario un introito fra i due e i tre miliardi di euro, a vantaggio dei gestori e a carico di tutti i cittadini, compresi quelli che non vanno neppure al mare. |