7/7/2003 ore: 11:47
"Europa" In Francia questa volta la destra ha vinto la sfida
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| lunedì 7 luglio 2003 | |
| Pagina 2 - Economia | |
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IL CASO Il governo Raffarin sta varando la riforma dopo aver spaccato il fronte sindacale Ma in Francia questa volta la destra ha vinto la sfida
A Parigi hanno equiparato pubblico e privato: quarant´anni di contributi per tutti GIAMPIERO MARTINOTTI DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Jean-Pierre Raffarin ce l´ha fatta. Malgrado un´ondata di scioperi massiccia, ma che non ha mai veramente paralizzato il paese, la riforma delle pensioni sta per arrivare in porto. Approvato dall´Assemblea nazionale la settimana scorsa, il ddl sarà votato dal Senato entro fine mese. Otto anni dopo la débacle del governo Juppé, costretto a ritirare la sua riforma previdenziale dopo un mese di blocco totale dei trasporti, Raffarin è riuscito a spaccare il fronte sindacale e ad intascare un successo politico. Il problema principale del governo era quello di allineare il regime del settore pubblico su quello del privato. Fino ad ora, i lavoratori delle imprese private avevano bisogno di quarant´anni di contributi per ottenere il massimo della pensione, mentre agli statali bastavano 37,5 anni. L´equiparazione dei due settori, coerente con il principio di eguaglianza, era particolarmente difficile da far passare in Francia, dove il tasso di adesione ai sindacati è forse il più basso dell´Europa occidentale, ma gli iscritti sono concentrati proprio nel settore pubblico. La sfida, insomma, avrebbe potuto rivelarsi impossibile. Raffarin e il suo ministro del Lavoro, François Fillon, hanno garantito, almeno temporaneamente, lo statuto speciale delle categorie più «pericolose» in caso di mobilitazione (ferrovieri, autoferrotranvieri parigini) e sono così riusciti a raggiungere il loro obiettivo. I due regimi saranno assoggettati alle stesse regole nel 2008. Quattro anni dopo ci vorranno 41 anni di contributi per ottenere il massimo e nel 2020 ce ne vorranno 42. I contributi dovrebbero aumentare in maniera poco significativa, ma la legge stabilisce verifiche periodiche. L´età legale per andare in pensione resta fissata a 60 anni, anche se le nuove regole posticiperanno di fatto il ritiro dall´attività. La legge prevede regole speciali per chi ha cominciato a lavorare molto presto (14-16 anni) e per chi decide di lavorare di più. Infine, la legge Fillon prevede la possibilità di forme di risparmio individuale o collettivo per integrare il trattamento pensionistico, ma siamo lontanissimi dai fondi pensione anglosassoni. Il provvedimento però si basa su un elemento aleatorio, e cioè il riassorbimento parziale della disoccupazione nel corso dei prossimi anni. E´ il tallone d´Achille della riforma, che secondo i suoi detrattori non sarebbe finanziata. Al di là delle polemiche tra maggioranza e opposizione, la riforma era indispensabile, dicono gli economisti di destra e di sinistra. Nonostante l´ostruzionismo della «gauche» in parlamento, alcuni vecchi leader socialisti, come l´ex primo ministro Michel Rocard, hanno sostanzialmente appoggiato il principio di base della riforma e criticato l´assenza di un vero negoziato con i sindacati. |