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"EtMaintenant..." La rivincita delle tute blu immaginarie

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    domenica 30 aprile 2006

    Pagina 4 - Primo Piano

    MARINI & BERTINOTTI - DALLA CISL ?BIANCA? ALLA CIGL ?ROSSA? PARLANDO A UNA CLASSE OPERAIA CHE NON ESISTE PI?

    La rivincita delle tute blu immaginarie
      Gli ex sindacalisti arrivano al potere
      Quanta differenza con Lama e Carniti
        analisi
        FABRIZIO RONDOLINO

        Siamo dunque passati dal ?presidente operaio? ai presidenti sindacalisti. E infatti ?alle operaie e agli operai? ha dedicato Fausto Bertinotti la sua elezione a presidente della Camera. C’?, in queste parole, tutta la ritualit? che pu? infondervi il sommo sacerdote di una chiesa oramai scomparsa. La classe operaia non esiste pi? da tempo, gli operai in carne e ossa sono una sparuta minoranza che, spesso, vota Lega o Forza Italia, e tuttavia nell’immaginario della paleosinistra sopravvivono come figure messianiche, identitarie, assolute. Bertinotti tuttavia, che ? di formazione socialista (prima il Psi e poi il Psiup) e non comunista, sa infondere alla ripetitivit? del breviario un certo ?glamour?, e riesce a essere chic persino quando parla di operai (? per questo, sia detto di passaggio, che i suoi ex compagni ora con Diliberto lo detestano: perch? a loro capita l’inverso, di apparire antichi anche quando parlano di astronavi). Pi? laicamente, e insieme pi? democristianamente, Franco Marini nel suo breve discorso di insediamento si ? limitato ad annunciare che sar? ?il presidente di tutto il Senato?.
          In questo simultaneo ascendere alla seconda e alla terza carica dello Stato di due ex sindacalisti, c’? una doppia valenza simbolica che potr? incuriosire qualche osservatore. Da un lato, infatti, il sindacato ? storicamente, oltrech? concettualmente, la ?casa della sinistra?, cio? il luogo in cui la sinistra per la prima volta ha preso forma e si ? organizzata. Come tutti sanno, in Inghilterra ancor oggi il sindacato ? parte integrante del partito laburista. Non solo: nella storia lacerata della sinistra novecentesca, il sindacato (ogni sindacato) ha sempre incarnato e rappresentato l’ala riformista e pragmatica del movimento, dunque la parte pi? spendibile e pi? ?di governo?. L’elezione di due uomini del sindacato – e per di pi? provenienti l’uno dalla Cgil rossa e l’altro dalla Cisl bianca – pu? dunque essere interpretata come il segno tangibile, e prezioso, di una tradizione secolare di riformismo socialdemocratico e cristiano-sociale che finalmente corona la propria tormentata lunga marcia nelle istituzioni.
            Ma il sindacato ? anche, e oggi soprattutto, il luogo della conservazione: lo stato sociale che il sindacato difende ? utile soltanto ai suoi iscritti, cio? i lavoratori dipendenti: che sono per?, ormai, minoranza nel mercato del lavoro. Lo si ? visto nello scontro fra D’Alema e Cofferati, quando il primo tentava di diventare il leader del riformismo del Duemila, e il secondo difendeva le trincee primonovecentesche. Da questo punto di vista, eleggere due sindacalisti ai vertici del Parlamento significa contrassegnare fin dall’inizio in senso conservatore il ?riformismo? della nuova maggioranza, o quantomeno certificare solennemente il peso che in essa hanno le componenti pi? tradizionali. Culturalmente, si tratterebbe di un passo indietro enorme: in Inghilterra, il riformismo blairiano si ? affermato sulle ceneri delle Trade Unions, non sulla loro beatificazione a Westminster.
              Ai sindacalisti arrivati alla politica non ? sempre andata cos? bene: anzi, finch? la Prima repubblica e il sistema dei partiti hanno tenuto, i dirigenti del sindacato erano considerati dirigenti di seconda categoria e, una volta passati al partito, destinati a incarichi onorifici. L’esempio pi? illustre ? probabilmente quello di Luciano Lama: che, dopo aver guidato la Cgil negli anni della solidariet? nazionale diventando il campione del riformismo berlingueriano, una volta arrivato al Pci fu presto giubilato alla vicepresidenza di Palazzo Madama. Sul piano teorico, si riteneva a sinistra (ma anche nella Dc) che il sindacato fosse un luogo troppo ?pratico?, e dunque inadatto a comprendere la ?complessit? della politica. Chiss? che nella parabola di Sergio Cofferati – da leader in pectore della sinistra italiana a sindaco di Bologna – non ci sia un’eco di questa antica concezione. Ai sindacalisti socialisti ? andata probabilmente meglio: ma per un Benvenuto e un Del Turco divenuti, seppur per breve tempo e in condizioni disastrose, segretari del Psi, non bisogner? dimenticare Pierre Carniti, acclamato come leader della Cisl e poi esiliato a Strasburgo perch? non desse troppo fastidio. A sostituirlo alla guida del sindacato, come ? noto, arriv? il democristiano Marini.
                Che lui e il suo collega Bertinotti, diversamente da non meno illustri colleghi, siano sopravvissuti a molte tempeste e addirittura controllino, in misura diversa, il secondo e il terzo partito della coalizione di governo, pu? forse significare che quell’antico pregiudizio che relegava i sindacalisti nelle anticamere e nelle soffitte dei partiti fosse infondato. O forse ?, questo, un altro dei tanti segni della debolezza della politica nella Seconda repubblica, della sua friabilit?, e della sua permeabilit?. Nemmeno Prodi, del resto, ? un ?politico?; tantomeno Berlusconi. Resta da assegnare il Quirinale