17/5/2005 ore: 11:48
«Epifani accetta i diktat, Cremaschi no»
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«Epifani accetta i diktat, Cremaschi no» Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e militante (anche se oggi quasi «semplice», e non più delfino di Bertinotti) di Rifondazione comunista, ha sempre avuto idee chiare e decise. Oggi però l’area (sindacale) di cui è il riferimento ha deciso di uscire allo scoperto e presentare un documento, “Rete 28 aprile per l’indipendenza e l’autonomia sindacale”, che è stato discusso informalmente in un seminario a Roma una decina di giorni fa e che, a partire da questa settimana, sarà presentato in assemblee precongressuali (per ora) della Cgil. «Siamo forti non solo dentro la Fiom ma in tutte le categorie, poco solo nelle Camere del Lavoro e nelle strutture confederali – spiega – ma il malessere della base verso l’organizzazione è forte e credo che riserverà sorprese». Il documento, firmato in via «intimidatoria» – scherza Cremaschi – da cinque membri del direttivo (numero minimo a norma di statuto: gli altri quattro sono Baldini, Casavecchia, Vaccargiu e Danini) sta, di fatto, per diventare “la” mozione alternativa a quella della maggioranza. Che invece vedrà confluire non solo gli uomini del segretario Epifani ma anche riformisti e area Patta, cioè l’attuale minoranza di “Lavoro e società-Cambiare rotta”, in vista del congresso della primavera 2006. Epifani e i suoi spingono per un congresso a tesi (la commissione politica ha appena istruito il lavoro) ma la sinistra sindacale di Cremaschi – che discende dalla storica minoranza di Essere sindacato, ha il suo perno dentro la Fiom (anche se crea più di un grattacapo al segretario Rinaldini) e da lì e dal suo congresso straordinario vuole ripartire ma lancia segnali anche a parte dei Cobas - vuole scompaginare i giochi in nome del ticket pluralismo-democrazia e contro un congresso a tesi «di fatto inemendabili, con una visione del pluralismo interno dove la democrazia viene lottizzata per componenti, le liste sono precostituite e le minoranze proprietà privata dei capi corrente». In Cgil, dunque, non sarà possibile un congresso unitario. Non era ancora sicuro, da oggi è un fatto. «Siamo in una fase nuova. La lotta girotondina contro Berlusconi è finita perché è finito Berlusconi. Ne sono felice, bada – precisa - ma ora vengono fuori i veri guai: Bombassei che impone a governo e sindacati un contratto agli statali al ribasso, Biglieri di Federmeccanica che si dice pronto ad accettare le richieste, al ribasso, dei metalmeccanici solo se cedono su orari e flessibilità. Questo è il vero volto di Confindustria». Lo sciopero di categoria è pronto ma Cremaschi vuole quello generale. |