10/1/2006 ore: 11:30
"dopoUnipol" Due anime per un mondo diviso sul futuro
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Pagina 3 - Primo Piano L’UOMO DEL NO - RIFLETTORI SU TURIDDO CAMPAINI CHE SI OPPOSE ALL’OPA: ORA IN MOLTI DICONO «AVEVA RAGIONE LUI» Pierangelo Sapegno inviato a BOLOGNA Perché adesso questo bisogna capire se da ieri è cominciata l’era di Pierluigi Stefanini da Sant'Agata Bolognese, ex operaio alla Gd ed ex segretario pci sotto alle due torri, appena nominato presidente Unipol, o quella di Turiddo Campaini, nuovo leader di Finsoe, la finanziaria della Lega delle cooperative che ha il controllo di Unipol. Il primo si è conquistato negli anni la fama di solido amministratore, ma è stato pure uno dei più fieri sostenitori alla scalata della banca romana. Il secondo, da sempre vicino a Monte dei Paschi, dove siede in consiglio per conto della Fondazione Mps, ne è stato invece il più strenuo oppositore, e secondo gli addetti ai lavori la sua nomina si presta proprio a questa semplice lettura: Bologna comincia a guardare al dopo Bnl. Adesso, sarà un caso, ma il signor Turiddo, quando ricorda e riepiloga questi mesi di veleni, dice chiaro e tondo che «la partenza di tutto questo è stata l'operazione Unipol-Bnl, con il movimento cooperativo a rimorchio: era lì l'errore fondamentale. E' importante per noi non appiattirsi su mercato e azienda: la nostra è una realtà che mette al centro la persona». E così, preannuncia che «dal punto di vista dell'etica non siamo disposti a fare sconti. Coerenza e trasparenza sono sempre state le bussole del sottoscritto e rimangono principi su cui non sono possibili deroghe». Poi, va beh, le solite parole buone, il movimento è sano e tutta questa roba qui, perché, dice, «è già riuscito a debellare il virus che lo aveva colpito e ora sta cercando un vaccino che impedisca a un virus dello stesso tipo di attaccarci di nuovo in futuro». Se così stanno le cose, se Stefanini e Campaini rappresentano i due poli opposti della madre di tutte le Opa, sarà Bankitalia, con la sua decisione attesa per questa settimana, a dirigere il timone verso l'uno o verso l'altro? Certo è che in caso di chiusura del capitolo romano è quasi scontato che il nuovo fronte a essere aperto sarà proprio quello con la Banca del Monte dei Paschi, e nessuno meglio di Campaini può lavorare con possibilità di successo a una prospettiva di matrimonio tra Bologna e Siena, come in fondo dice lui stesso quando gli chiediamo che cosa succederà se Vincenzo Desario dirà di no: «Se l'Opa sarà chiusa, non vedo male un avvicinamento di Unipol a Mps». In questo momento, Monte dei Paschi ha il 25,7 per cento di Finsoe e una joint al 50 per cento con Unipol in Quadrifoglio Vita. A sua volta Unipol ha il 2,4 per cento di Bmps, dove esprime un consigliere (Ivano Sacchetti, dimissionario). Campaini è anche candidato a diventare, con il rinnovo del consiglio ad aprile, il prossimo vicepresidente della Banca di Siena al posto di Emilio Gnutti. Certo, se tutto questo è vero, è meglio togliersi un equivoco da subito: le Coop faranno ancora finanza, nonostante gli ammonimenti di Montezemolo, e sarà «finanza popolare», come piace a Turiddo, o finanza rossa come dicono i giornali. Ma sarà così. «Vorrei che uomini come Montezemolo avessero il tempo per venire nella più grande cooperativa di consumo del nostro Paese e verificare i dati imprenditoriali, la connotazione dal punto di vista sociale, le politiche a tutela del consumatore, gli elementi di solidarietà concreta che si realizzano, per farsi un'idea e valutare se il movimento cooperativo ha legittimità a svolgere un certo tipo di ruolo». Il fatto è che la faccia buona delle coop è un idealista che sa fare i conti, e che in banca ci va pure lui, e che la sua Unicoop ha appena aumentato la sua quota al Monte dei Paschi, portandola a un valore pari a 300 milioni di euro. Perché la faccia buona è un duro, alla fine di tutto, e quando dice che di Consorte non gli piaceva la governance, vuol dire che voleva troppo comandare. |