25/5/2005 ore: 12:34
"Deragliamento (2)" Siniscalco: «Niente manovra bis»
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Siniscalco: «Niente manovra bis È meglio una buona Finanziaria» Ieri il premio di rischio sui titoli rispetto ai tedeschi è salito dello 0,2% Gli analisti: intervenite sul passivo o il differenziale si allargherà Stefano Lepri «NESSUNA manovra-bis per il 2005, ma una buona legge finanziaria per il 2006»: Domenico Siniscalco spiega la sua linea da Londra, dove è per limitare i danni. Perché il gran rischio è che i mercati finanziari precorrano il giudizio delle autorità europee e alzino i tassi di interesse sul debito pubblico italiano. Ieri il premio in più rispetto al debito tedesco è salito a 20 punti base, ovvero 2 decimi, che non è pochissimo in un periodo di bassi tassi di interesse come questo. «C’è spazio per un ulteriore significativo allargamento del differenziale» sostiene Vincenzo Guzzo, analista della Banca di investimenti americana Morgan Stanley. Niente manovra-bis è da parte del governo italiano una scommessa sul possibile esito dell’Ecofin: condanna del deficit eccessivo italiano, ma senza invito a misure aggiuntive a causa dello stato di recessione in cui si trova l’economia del nostro Paese. Una deliberazione più severa viene esclusa perché il clima dei prossimi vertici europei sarà di grande confusione, tra possibile bocciatura o ratifica per piccolo margine della Costituzione europea in Francia ed elezioni anticipate in Germania. Neppure la Commissione europea guidata da José Barroso è nelle migliori condizioni per predicare rigore se delle violazioni del Portogallo di cui pure si discuterà (deficit previsto al 6,8% del prodotto lordo quest’anno) è responsabile il governo di centro-destra battuto alle ultime elezioni, fino a pochi mesi prima presieduto dallo stesso Barroso. Nella nuova versione del Patto di stabilità, anche un lieve andamento negativo del prodotto lordo (sempre la Morgan Stanley ha aggiornato le sue previsioni 2005 a meno 0,3%) può essere invocato come giustificazione. Siniscalco sostiene appunto che in una quasi-recessione una manovra-bis che tentasse di ridurre il deficit sarebbe «senza senso» e «controproducente». Non la pensa allo stesso modo il presidente della Bce Jean-Claude Trichet: l’effetto sfiducia di un deficit che corre è più pesante delle conseguenze negative dei sacrifici necessari per ridurlo. Nella pratica, la sfiducia può essere moltiplicata da una riduzione del rating, cioè del giudizio di affidabilità sul debito italiano pronunciato dalle grandi agenzie specializzate; Nick Eisinger, analista di Fitch, una delle tre principali, ritiene «quasi inevitabile in autunno una manovra-bis, che dovrà essere piuttosto ampia». In mancanza di colpi di scena, il deficit 2005 dell’Italia corre dunque verso il 4% del prodotto lordo. Perfino l’Isae, istituto pubblico di ricerca economica, prevede ora un 3,9%. In più, con le nuove cifre di Eurostat il debito pubblico accumulato, parametro su cui l’Italia si colloca peggio tra tutti i 12 Paesi euro, e a cui nella nuova versione il Patto di stabilità attribuisce più importanza di prima, ha ricominciato a crescere nel 2004 dopo molti anni di calo. Proprio gli eventi capaci di indebolire gli organismi europei, ovvero dei no al referendum sulla Costituzione in Francia e in Olanda, potrebbero scatenare sui mercati ordini di vendere debito pubblico dei Paesi euro con i conti più in dissesto: Italia, Grecia, Portogallo. |