11/4/2006 ore: 11:18
"DayAfter" Il veggente solo contro tutti
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Pagina 6 -LE ELEZIONI Il veggente solo contro tutti Lucia Annunziata Qualunque cosa se ne pensi, e qualunque sar? il verdetto delle urne che questa alba Gli avr? consegnato, la notte del giudizio elettorale per Silvio Berlusconi ? gi? stata comunque la sua celebrazione come ultimo gladiatore di Roma: un uomo che, solo contro tutti, contro anche la opinione dei suoi amici e alleati, fidandosi esclusivamente del suo fiuto e della sua tempra, non ha creduto nella inevitabilit? della sua sconfitta. Tutta la storia di questa campagna elettorale si riorganizza alla fine da un angolo diverso: non pi? una lunga serie di atti inconsueti di un leader in declino, ma la ostinata costruzione di una rimonta guadagnata con le unghie e con i denti. I dati del suo partito sono la prova incontrovertibile del risultato del suo sforzo: cinque punti quasi in pi? rispetto al 18 per cento di un anno fa alle regionali. Cinque punti, mentre pi? o meno i suoi alleati campicchiano. Cinque punti, dietro cui spunta allora davvero, altrettanto incontrovertibile - e non possiamo che crederci a questo punto - un rapporto unico e speciale con una buona met? di questo paese. La Rimonta ? stata scandita infatti tutta proprio dai passaggi del Premier che erano sembrati pi? radicali. Andando indietro dai famosi ?c...ni?, ha evidentemente funzionato il ?vi faranno pagare le tasse?, il ?siamo ricchi?, ma anche lo sfogo in Confindustria, e ?i giornalisti sono tutti contro di me?, e ?i giudici tengono l'Italia in ostaggio?. Gesti e frasi che una parte delle nostre societ?, incluso all'estero, hanno avvertito come concitate o sopra le righe, o eccessive, sono invece state sentite, afferrate, e giudicate la pura e semplice verit? da chi Berlusconi ha votato. Questo suo istinto di pura armonia con una parte dell'Italia ? sempre stata la pi? misteriosa e sconcertante delle sue doti: a chi esattamente dovrebbero fare impressione quelle parole, si domanda un pezzo del paese, convinto dell'esagerazione; e a suo perfetto specchio c'? questo altro paese che invece in Silvio, a dispetto dell'economia, delle mancate promesse, si riconosce. In lui soltanto, per altro. In questa campagna elettorale la febbre della sconfitta ? salita pi? volte nelle vene della sua coalizione; il perbenismo degli altri leader della destra ha preso pi? volte la mano un po' a tutti, con imbarazzate scuse, appelli alle istituzioni. E sono ieri loro i primi sconfitti dal consenso che Berlusconi, come un tardivo viagra, ? riuscito a risuscitare in un corpo elettorale che appariva deluso e passivo. Poi ci sar? tempo per fare tutte le analisi del caso: si rileggeranno i voti, i settori, e si torner? magari a ridire che il suo ? il popolo che non intende pagare le tasse, che ? quello alla permanente ricerca di sviluppo senza costi. Ma nel frattempo, c'? da ammettere che l'elemento pieno e denso di significato di questa tornata elettorale ? alla fine - qualunque sar? il risultato - il pieno dispiegarsi della sua forza di base. Una politica di pura emozioni e comunicazione istintiva fra un leader e un pezzo del paese. Il programma che poi si costruisce intorno a questa comunicazione ? relativamente importante. Anzi, dopo questa campagna elettorale, ? provato essere del tutto secondario. Vale l'affidamento, il rispecchiamento, il gesto e la parola. Da ieri notte siamo in un nuovo paese: che ha stabilmente e consapevolmente scelto, nella sua buona met?, un modello diverso da quello che c'? ancora sulla carta. Non ? un paese migliore n? peggiore. E' un paese diverso dall'altra met?. Diverso persino da quello di altri che votano insieme. Queste elezioni avrebbero infatti dovuto cancellare le quote di trasformazione che Berlusconi aveva inserito nella nostra identit? nazionale; hanno invece ottenuto il risultato di confermarne l'efficacia. E per certi versi la inassorbibilit?. Del resto non ? nemmeno sorprendente che questa trasformazione sia avvenuta. Perch? avremmo dovuto restare intatti quando tutto il resto ? venuto meno? Il centro sinistra, che l'altra met? del paese indubbiamente rappresenta, come si ? visto ieri, naviga essa stessa lontana dalla sua identit? tradizionale. Dalle sue lontane radici popolari si ritrova oggi il suo destino nelle mani di una classe media che ? emotivamente orientata verso l'uguaglianza ma ha altrettanto a cuore idee che un po' a sinistra odorano di bruciato: opportunit?, successo, consolidamento, competizione, e, infine, mondo. Il centro sinistra stesso, in questo ventennio, ha vagato tra fedelt? ai principi e il fai-da-te ideologico. Quel famoso muro ? caduto dopotutto soprattutto su questa area, o no? A volte non una parola ? somigliata all'altra, infatti, nella sua narrativa post-muro. Di che natura sia oggi la forza del leader della Cdl, va del tutto riletta. I suoi discepoli amano chiamare Silvio il Rivoluzionario. Era il valore antisistema che aveva portato sulla scena politica quando dodici anni fa ? salito alla ribalta- al centro del suo intervento il rifiuto di ogni regola. Questo Rivoluzionario negli anni di governo ? stato annacquato dalle mediazioni, dalla noia delle finanziarie, dalle necessit? del lettismo/istituzionalismo. Nelle ultime settimane ? invece risorto e i suoi discepoli da ieri notte possono dire di averlo ritrovato. I suoi nemici invece lo hanno accusato di aver costruito un Regime: ma la lotta politica che ha infuriato in Italia negli ultimi mesi prova che se regime ? stato tentato, ben met? del paese ha saputo come difendersene bene. La verit? forse, alla fine, ? un'altra. Come dice il titolo di un libro appena uscito, firmato da Paolo Flores D'Arcais, ieri ? arrivato a maturit? ?il ventennio populista?. Una identit? che non ha ormai pi? nulla a che fare nemmeno con gli esiti elettorali stretti. |