14/2/2006 ore: 12:36
"CuneoFiscale" Sarebbe uno shock benefico (P.C.Padoan)
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Pagina 2 Riguardo al primo aspetto un taglio indifferenziato finirebbe per premiare indifferentemente imprese competitive e quelle che lo sono meno. Un taglio indifferenziato, inoltre, avrebbe un costo di finanza pubblica assai elevato, che alcuni osservatori quantificano in pi? di dieci miliardi e che potrebbe toccare un intero punto di pil. La vera questione allora, non ? tanto quella se un taglio immediato e sostanzioso del cuneo fiscale sia desiderabile ma quali debbano essere le sue modalit? e soprattutto i suoi obiettivi di medio periodo. Quello che una tale misura non dovrebbe produrre ? un effetto una tantum, tipico di una svalutazione, che fornisce solo un sollievo temporaneo ma con conseguenze negative nel medio periodo. Nella situazione attuale tali conseguenze il paese non le pagherebbe tanto in maggiore inflazione quanto soprattutto in termini di finanza pubblica. Evitare questi costi richiede allora trovare nel bilancio le risorse per la copertura dell'operazione. Si possono immaginare diverse opzioni, che dipendono naturalmente anche dall'ammontare del taglio. E' evidente che ogni opzione implica effettuare delle scelte vista la stringenza del vincolo di bilancio. Poich? il taglio del cuneo fiscale si pone l'obiettivo di rilanciare la crescita c'e da chiedersi se un punto di pil non potrebbe essere speso diversamente, per esempio in sostegno alla ricerca e alla innovazione, che pure rappresenta una priorit? centrale del programma dell'Unione. Va detto, peraltro, che un taglio sostanzioso e immediato (una ?svalutazione reale?) avrebbe un effetto pi? rapido di quello di misure a sostegno di ricerca e innovazione, il cui impatto pu? essere incerto e differito nel tempo. C'? anche, almeno in teoria, un'altra via. Una copertura solo parziale, o anche molto limitata, della spesa, che quindi porrebbe solo limitatamente il problema delle scelte alternative ma, ovviamente, avrebbe un impatto negativo sul bilancio pubblico. Ma, allora, il problema andrebbe posto in altri termini. A quali condizioni ? possibile, nel corso di una legislatura, generare un temporaneo peggioramento del bilancio che sarebbe strumentale a un miglioramento strutturale della crescita e quindi anche a un miglioramento strutturale del bilancio. Queste condizioni hanno in gran parte a che fare con il tema delle aspettative, pure sollevato da Boeri e Garibaldi. Una ?svalutazione reale? per essere efficace nel medio periodo deve accrescere la propensione delle imprese a investire in innovazione, a migliorare la organizzazione produttiva e a crescere di dimensione, senza la quale difficilmente si ottiene pi? innovazione o una migliore organizzazione. Il giudizio positivo con cui la Confindustria ha accolto la proposta di Prodi si potrebbe prestare a interpretazioni contrastanti. Certo una svalutazione reale fa comodo, ma come intende sfruttarla il sistema delle imprese? Sarebbe utile qualificare meglio la proposta. Concedere il taglio del costo del lavoro in modo selettivo, alle imprese che crescono, assumono nuovi lavoratori, investono in ricerca. Una migliore selettivit? avrebbe il duplice pregio di indirizzare virtuosamente le aspettative e rendere possibile politicamente, anche a Bruxelles, un temporaneo costo di bilancio aggiuntivo. |