11/7/2006 ore: 10:13
"Conti" Un Dpef bello e impossibile (Boeri/Garibaldi)
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Pagina 22 - Economia C'? il rischio che il Paese resti fermo Pochi i dettagli su come si raggiungeranno questi obiettivi molto ambiziosi. Nulla o quasi sulle entrate. Qualcosina sulla spesa. Sulla sanit? si accenna a un ritorno ai ticket. Sulle pensioni, al perseguimento di equit? attuariale, che implica ridurre gli importi delle pensioni per chi dovesse andare in pensione prima dei 65 anni. Avr? il governo il coraggio di imboccare questa strada? Oltre ai 20 miliardi e pi? per correggere la finanza pubblica, il governo intende reperire altri 15 miliardi per le politiche di sviluppo, principalmente per finanziare il taglio del cuneo fiscale e contributivo. Questo verr? ridotto solo per i contratti a tempo indeterminato senza toccare i contributi previdenziali. Probabilmente si intende percorrere la strada di una riforma dell?Irap, che riduca fortemente il prelievo sul costo del lavoro. Per i contributi sui contratti atipici, si intende aumentare il peso contributivo dei lavoratori a progetto non professionistici. Si tratta di scelte largamente condivisibili. Se nei conti pubblici siamo tornati al 1992, nella competitivit? siamo ai livelli del 1994. Il Dpef vuole anche oggi coniugare risanamento e crescita. Tecnicamente, si tratta di un tentativo di utilizzare simultaneamente il freno e l?acceleratore. Non ? un compito facile. Il rischio ? che le due misure, dal punto di vista della finanza pubblica, si annullino, e che si rimanga fermi e coi conti pubblici dissestati, come puntualmente avvenuto negli ultimi due anni della scorsa legislatura. Nell?unica esperienza di successo che possiamo vantare nell?uso di freno e acceleratore, quella di met? anni Novanta, le politiche di sviluppo erano attuate attraverso la svalutazione del tasso di cambio e una politica dei redditi. Il taglio del cuneo fiscale pu? essere il sostituto di una svalutazione, ma, a differenza di questa, peggiora i conti pubblici. Come una svalutazione competitiva, rinvia soltanto i problemi di fondo. Per farcela non bisogner? cedere sulle liberalizzazioni, ma ampliarne il raggio intaccando le rendite dei monopolisti dell?energia, vera palla al piede della nostra economia. Utile anche riformare la contrattazione per quanto spetta al governo: nel pubblico impiego, con salari differenziati in base al costo della vita e legati alla produttivit?. |