10/7/2006 ore: 11:29

"Conti" «Maximanovra senza una tantum»

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    sabato 8 luglio 2006

    Pagina 4 - Primo Piano

    DPEF IL GOVERNO CERCA 35 MILIARDI, DI CUI 15 PER LO SVILUPPO. A FINE LEGISLATURA DEBITO SOTTO IL 100% DEL PRODOTTO LORDO
      ?Maximanovra senza una tantum?
      Deficit al 2,8% del Pil entro il 2007
        Padoa-Schioppa: manteniamo gli impegni.
        Almunia: buoni propositi


        Stefano Lepri
          ROMA
          ?Senza promettere miracoli?: al sodo, nelle cifre del Dpef 2007-2011, il governo indica sacrifici duri da fare il pi? presto possibile per poi ottenere risultati realistici. Pesa l’esperienza del Dpef 2002-2006, in cui Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti avevano promesso di far crescere l’economia italiana del 16% in cinque anni, e a malapena si ? raggiunto il 3%. ?Ma questa pratica di abbellire le previsioni non ? solo della scorsa legislatura, n? solo italiana? precisa Tommaso Padoa-Schioppa, sempre attento a non farsi trascinare nella polemica politica.
            Dentro questo quadro ?sobrio?, che vede l’Italia dei prossimi anni risollevarsi solo con lentezza dal ristagno economico in cui si ? impantanata, c’? la maxi-manovra 2007, ?di grande portata? nei suoi circa 35 miliardi anche perch?, nelle parole del ministro dell’Economia, sar? priva ?di operazioni di ingegneria finanziaria, di cartolarizzazioni, delle cosiddette una tantum?. Ma la frase pi? importante nelle oltre 150 pagine del documento approvato ieri ? quella dove si spiega che non si sa ancora se questa maxi-manovra sar? davvero realizzata tutta entro il 2007. Il commissario europeo Joaqu?n Almunia ?accoglie con favore l’impegno a ridurre il deficit al di sotto del 3% nel 2007?. Quando a settembre arriver? il dettaglio delle misure che Bruxelles attende, l’obiettivo potrebbe risultare diverso. ?Il Dpef contiene una frase in cui si dice che solo quando gli interventi saranno definiti si potr? vedere con certezza se il rientro sar? per il 2007 o no? spiega Padoa-Schioppa: ovvero, ?per ragioni tecniche e politiche ? evidente che occorreva muoversi entro i termini della raccomandazione dell’Ecofin?, e ?sarebbe stato un passo falso usare questo documento per mandare il messaggio che rompiamo i nostri impegni?.
              Dopo, si vedr?: perch? ?pi? le misure di risanamento della spesa sono strutturali? come vogliono le autorit? europee, ?pi? ? il tempo richiesto per l’entrata a regime?. La cifra confermata ieri per la manovra da impostare con la prossima legge finanziaria, 35 miliardi di euro, si allaccia all’analisi compiuta sul 2006 dalla commissione Faini: senza interventi, il deficit pubblico 2007 sarebbe schizzato al 4,6-4,7% del prodotto lordo, cifra vicina alla soglia di pericolo per un avvitamento su s? stesso del debito pubblico. Gli effetti sull’anno prossimo della manovra-bis appena approvata lo portano al 4,1%. Se si vuole scendere dal 4,1% al 2,8% degli impegni europei, occorre tagliare un 1,3%, che in miliardi di euro fa quasi 20 (un punto di prodotto lordo 2007 equivale a circa 15 miliardi). In pi? occorrono 15 miliardi ?per lo sviluppo? ossia la riduzione del ?cuneo fiscale? e altre spese, soprattutto investimenti. Considerato che il contributo del fisco sar? limitato, sono davvero possibili tagli strutturali alle spese per una ventina di miliardi in un solo anno? Probabilmente no, e anche la Commssione europea lo sa: ma confermare per ora l’obiettivo del rientro in regola nel 2007 serve a ottenere il massimo possibile dagli equilibri politici dell’attuale maggioranza.
                A chi teme che una maxi-manovra di quell’importo stronchi la crescita, il Dpef dice intanto che se le cose restano come sono di crescita continueremo ad averne pochissima, con una linea tendenziale sull’1,2-1,3% annuo (il ?potenziale? italiano calcolato da Fmi e Ue). E’ vero che, all’inizio, la maxi-manovra eserciterebbe un modesto effetto di freno sull’economia, cosicch? nel 2007, rispetto all’1,5% atteso, avremmo solo l’1,2%. Ma negli anni successivi si avrebbero conseguenze del tutto positive: anche per effetto delle liberalizzazioni e delle misure per la competitivit?, il ritmo di aumento del prodotto lordo risalirebbe all’1,5% nel 2008, all’1,6% nel 2009, all’1,7% nel 2010 e nel 2011.
                  In tutto otterremmo, a prezzo del coraggio di risanare, 8 punti di crescita nel quinquennio, non molti nel confronto internazionale, ma oltre il doppio del quinquennio precedente, e con l’effetto di ridurre i disoccupati di 200.000 unit?. Se c’? una parte ambiziosa nel documento programmatico - e lo ? perch? si tratta di scelte che ? nel potere dei politici decidere - ? quella che delinea il risanamento della finanza pubblica. Il deficit dovrebbe gradualmente ridursi fino a un quasi azzeramento nel 2001 (0,1% del Pil); ma cinque anni fa l’azzeramento era stato promesso gi? per il 2003, e si ? visto come ? andata. Il debito pubblico accumulato dal 107,7% del Pil previsto per quest’anno scenderebbe di due decimi l’anno prossimo, poi accelererebbe il calo fino a scendere sotto il 100% a fine legislatura. In cinque anni si rifarebbe all’indietro il percorso di deterioramento dei conti pubblici che, nelle cifre, era cominciato a cavallo tra il 2000 e il 2001.