7/6/2006 ore: 11:47

"Conti" Il no dei sindacati a TPS

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    mercoled? 7 giugno 2006
      EDITORIALE

      MANOVRA
        Il no dei sindacati a TPS
        una mina per il governo
          Presi decisamente un po’ di sorpresa da un annuncio da loro tanto temuto, in queste settimane, i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni del commercio - di solito in versione cane e gatto, specie sul fronte caldo dell’evasione fiscale - si ritrovano oggi uniti nell’unanime bocciatura della manovra aggiuntiva che, sostengono, rischia di vanificare l’obiettivo del rilancio dell’economia. Insomma, ? un consueto ma sempre impressionante coro di no quello che sale dal mondo del lavoro. E sar? ben difficile convincerli del contrario, a differenza del ’93, quando in ogni caso la richiesta di ?sacrifici? (politica dei redditi) in cambio dell’uscita del Paese dal collasso fu accettata solo obtorto collo e solo di fronte al rischio (concreto) di non entrarci affatto, in Europa. Certo, oggi gli industriali sembrano assumere una posizione pi? coraggiosa e, pur non entrando nel merito dell’annuncio di Tps, incalzano sulla necessit? di puntare sullo sviluppo anche a costo di scelte ?impopolari?. ?I problemi sono chiari, bisogna crescere?, dice Montezemolo. Ma se gli industriali sembrano pronti a farle davvero, queste scelte ?coraggiose? (anche se Montezemolo sul piano del reperimento delle risorse si limita a chiedere ?interventi a costo zero? come la tassazione delle speculazioni finanziarie), il no dei sindacati ? tanto rotondo quanto, per una volta, unitario. L’ipotesi di una manovra bis proprio non piace a Cgil, Cisl e Uil, che chiedono subito un confronto con il governo.
            Il coro dei no sembra una litania e fa impressione. Per Epifani ? necessaria la ?rinegoziazione dei tempi del rientro del deficit con Bruxelles?. Per Bonanni ?la spesa sociale non si tocca? ed ?sbagliato e prematuro? parlare di manovra bis?. Il pi? duro ?, peraltro, il meno radicale dei tre segretari generali, il leader della Uil Angeletti: ?Cominciamo male: non si era detto che non si sarebbe fatta la politica dei due tempi, che non si doveva pensare prima al risanamento e poi alla crescita??, si chiede retoricamente. Del resto, gi? l’altro giorno aveva invitato, parlando al congresso della ?sua? Uilm, il governo a guardare da tutte le parti tranne che nelle tasche dei lavoratori. ?Il Paese non ha bisogno di manovre aggiuntive ma di politiche per la crescita?, spiega oggi secco e tagliente. Pu? darsi. Certo colpisce che a dieci anni di distanza sulla strada del centrosinistra si ripresenti di nuovo quell’ostacolo sindacale che fren? alcune riforme importanti. A differenza da allora, l’ostacolo sembra pi? ingombrante anche perch? l’esile maggioranza impedir? al governo di pigiare il piede sull’acceleratore.