19/6/2006 ore: 9:25

"Conti" G.Epifani: «Ma niente sconti alle banche»

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    sabato 17 giugno 2006

    ECONOMIA ITALIANA - Pagina 3


    Intervista/ Guglielmo Epifani (Cgil)
      ?Ma niente sconti alle banche?

      Fiscal drag e detrazioni per abbattere il costo lavoro
        Il giorno dopo l’incontro con il ministro dell’Economia, Guglielmo Epifani, segretario della Cgil si dice preoccupato per i conti ma anche per i tempi del Dpef. Soprattutto se dovessero implicare revisioni della materia previdenziale. Condivide la necessit? di un mix tra rigore, sviluppo ed equit? proposto da TommasoPadoa-Schioppa. E rivela che nessuno, n? Prodi, n? il ministro ha prodotto cifre sull’entit? della manovra. Appoggia l’idea dei tagli selettivi al cuneo fiscale, distinguendo tra settori di mercato e no. Si dice contrario ad estendere i benefici alle banche. E alle imprese che non operano in regime di mercato. Non d? per scontata la suddivisione dei benefici per due terzi a favore delle imprese e per un terzo a vantaggio dei lavoratori. Apre a una trattativa sul pubblico impiego: contratti da tenere sotto controllo in cambio di un recupero del fiscal drag e un piano per assorbire il precariato. Del resto solo nella scuola e nell’universit? sono 400mila: altrettanti andranno in pensione nei prossimi 10 anni. Baster? organizzare al meglio entrate e uscite. Ma non lo fa nessuno. Prodi ha preso nota: forse lo far? lui. Sulle pensioni: meno allarmi e pi? trattative. Rivedere lo scalone si deve, si pu? anche aggiungere qualche ritocco nella direzione della riforma Dini. L’importante ? non creare panico tra i lavoratori. Una impostazione a pi? tavoli dunque di un’estate che si preannuncia densa d’impegni. Che, probabilmente, si protrarranno fino all’autunno. E non ? scontato che portino tutti a un unico grande Patto sociale.
          Alberto Orioli
            Come dev’essere secondo la Cgil il taglio al costo del lavoro? generalizzato, selettivo, discrezionale?
              Abbiamo sempre condiviso un’impostazione che puntasse a ridurre il rapporto tra costo e retribuzione. A due condizioni: che fosse equa nella ripartizione dei vantaggi tra lavoro e impresa e attenta a un principio di selezione.

              E come si fa a distinguere tra chi pu? avere lo sgravio e chi no?
                La situazione delle imprese ? molto differente. Non avrebbe senso distribuire le risorse a pioggia. Andrebbero anche a chi fa altissimi profitti perch? magari non opera in condizioni di mercato. Non sarebbe giusto nei confronti di quelle imprese che competono in mercati aperti, esportano, fanno investimenti e assumono personale in modo stabile. Non ha senso ad esempio che gli sconti sul costo del lavoro vadano alle banche. Trovare un criterio di selezione tra imprese e settori ? particolarmente difficile. Il Governo formuler? un’ipotesi di lavoro, poi ne discuteremo. Mi pare condivisibile quanto suggerito dal ministro del Lavoro: creare politiche di vantaggio per le imprese che stabilizzano il lavoro ed elevare i contributi per i rapporti atipici. L’importante ? l’obiettivo: ridurre la precariet?. Per noi poi cuneo fiscale significa anche leva fiscale. Sono utili anche altri strumenti: il recupero del fiscal drag, l’aumento delle detrazioni per il lavoro dipendente e di pensione. Abbiamo una vasta platea di lavoratori da tenere in considerazione.

                E che pensa della divisione dello sconto: due terzi all’impresa, un terzo al lavoro?
                  Non mi piace il metodo: non mi convince l’idea che al lavoro deve restare una mancia, il residuo di ci? che non va all’impresa.

                  Tuttavia, per avere l’effetto sulla competitivit? dev’essere destinato in gran parte alle imprese
                    Ripeto: non mi piace il metodo. Serve un equilibrio generale da concordare in modo autonomo.

                    E come si finanzia la riduzione del cuneo?
                      La via tedesca dell’aumento dell’Iva secondo me non ? praticabile. A Berlino hanno aumentato l’imposta di tre punti, anche al 19%, resta pi? bassa che in Italia. Eppoi da noi un incremento di un solo punto avrebbe contraccolpi inflazionistici molto pi? forti a causa delle distorsioni del sistema distributivo. E questo penalizzerebbe i redditi bassi, i giovani, gli anziani e, alla lunga, anche le imprese.

                      E allora dove si trovano le risorse?
                        Nella lotta all’evazione e all’elusione. E il ministro Visco d? garanzie su questi fronti. Crediamo che soprattutto che nell’evasione dell’Iva ci sia molto da fare. Ci vuole pi? coraggio nella lotta agli sprechi e nell’amministrazione pubblica si pu? fare ancora molto: Cda pletorici, societ? inutili, consulenze. Infine, serve il trasferimento della tassazione da lavoro e impresa alla rendita. Vedo con piacere che la polemica si ? placata. Una tassazione europea sugli investimenti finanziari, nel quadro di un’operazione di risanamento dei conti, ? possibile. Cos? si eviteranno anche gli scandali di plusvalenze milionarie cui non corrisponde alcun gettito fiscale.

                        Il pubblico impiego. Che cosa ne pensa di una moratoria per i contratti?
                          Non possono essere bloccati, per ragioni di equit? e giustizia. M si pu? coniugare risanamento dei conti e il rispetto dei diritti. Un conto ? rinnovare i contratti quando c’? un impegno per stabilizzare la precariet? e magari il recupero del fiscal drag, un conto ? bloccarli o fare operazioni al buio. Sono troppi, tra l’altro, i messaggi allarmanti di questi giorni. Non mi convince chi dice prepensioniamo 100mila addetti e assumiamone 50mila giovani. Serve un’operazione intelligente e di qualit? per ridurre oneri e inefficienze. Se non si drammatizza la questione - ma certi annunci non aiutano - il sindacato ? disponibile ad affrontare i problemi e risolverli. Nel pubblico impiego ormai esiste un problema-giovani. Serve un tavolo permanente su cui poter delineare i prepensionamenti e le modalit? di assunzione o di stabilizzazione dei precari. Un esempio? Nella scuola e nell’universit? c’? la pi? vasta area di precariato italiano. Sono 400mila; sappiamo che tra il 2004 e 2014 altre 400mila persone andranno in pensione. Senza annunci effimeri, ma con una programmazione seria si possono stabilizzare le assunzioni. E questo si pu? fare in tutti i comparti del pubblico impiego.

                          Ma ? l’uovo di Colombo. Sistemi di monitoraggio simili esistono gi?.
                            No. Ne ho parlato a Prodi e ho notato sorpresa e interesse. Da anni le categorie della scuola hanno segnalato che presto intere generazioni di docenti lasceranno il servizio senza sostituti. Nessuno se ne occupa.

                            Da anni le retribuzioni pubbliche superano quelle private e sono fuori linea in un settore dove, tra l’altro, non esiste nemmeno la produttivit?.
                              Ci sono state negli ultimo tre anni dinamiche retributive leggermente pi? alte, ma pagate con tanti scioperi e tanto ritardo. Non dobbiamo generalizzare: ci sono contratti non ancora rinnovati. Ma ripeto: noi siamo pronti a fare la nostra parte.

                              Che impressione ha dopo questa ripresa di concertazione?
                                Non siamo ancora all’avvio vero e proprio della concertazione. Abbiamo avuto due incontri: il primo con Prodi a Palazzo Chigi, il primo contatto. Poi con Padoa-Schioppa: ci ? stato illustrato il perch? dell’urgenza della manovra e il perch? dei tempi abbastanza stretti entro cui definirla. Occorre stare attenti: un conto ? dire “i conti non sono messi bene”, un conto ? generare allarmismo esagerato, con rischio contraccolpi sui mercati. La fase ? difficile compreso il fatto che il Governo ? in rodaggio.

                                Pensioni. Il Governo rivedr? lo scalone del 2008
                                  Il fattore tempo non ? ininfluente. ? vero che serve un quadro unitario della manovra che abbia in s? risanamento, sviluppo, equit?. Ma alcune materie sono di particolare delicatezza: spero che il Governo non pensi di chiederci un accordo in 10-15 giorni, qualora si decidesse di abbattere lo scalone, su come recuperare le risorse che vengono meno all’Inps.

                                  Il nodo resta l’aumento dell’et? pensionabile da rivedere.
                                    Di tavoli o riforme previdenziali meno se ne parla, meglio ?. Si generano allarmi inutili. Serve una sede di confronto seria e rigorosa per affrontare i temi: la partenza della previdenza integrativa; i problemi finanziari legati all’abolizione dello scalone del 2008; le garanzie per il lavoro discontinuo e precario. ? giusto che in questo tavolo si affrontino anche le eventuali alternative possibili. Resto convinto che si pu? lavorare attorno alla riforma Dini. Credo che sia molto ingiusto un eventuale abbassamento dei coefficienti di trasaformazione, ingiusto verso i giovani, ma in un ragionamento pi? vasto sul tema della lotta al precariato si pu? affrontare.

                                    Con la visibilit? di Bertinotti alla Camera, non teme uno “scippo” di rappresentanza da parte di Rifondazione?
                                      Oggi Rifondazione ha sottoscritto un programma ed ? - come ha detto lo stesso Bertinotti - evidentemente vincolata al suo rispetto. Ma ci? significa che quel programma va attuato per intero, compresa la legislazione sul lavoro.

                                      Torna la crociata anti legge Biagi?
                                        La mia posizione ? nota. Dobbiamo fare uno sforzo grande, culturale, politico, legislativo, contrattuale per ridurre la precariet?. Perch? ? diventata senso diffuso di insicurezza e questo impedisce di investire nel futuro. Per uscirne gli strumenti devono essere molti, non si pu? ridurre tutto a una legge. Eppoi, ad esempio, nel pubblico impiego parte della Biagi non si applica, ma la precariet? ? vastissima. Serve una revisione di tutto il diritto del lavoro, un’operazione in grande stile che riconduca la flessibilit? nel giusto alveo delle esigenze aziendali che seguono le dinamiche dei mercati.