25/5/2006 ore: 10:43

"Conti" F.Giordano: non deve pagare chi ha già pagato

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    gioved? 25 maggio 2006

    Pagina 4 - Primo Piano

    Giordano: A Prodi dico che non
    deve pagare chi ha gi? pagato

    ROMA
    Franco Giordano, lei ? il nuovo segretario di Rifondazione comunista. In Parlamento, votando la fiducia a Prodi che per? segnalava la preoccupante condizione dei conti pubblici, lei ha detto che ?l’Italia ? finalmente uscita dal reality show della finanza creativa?. E adesso che succede? Entriamo nella dura realt?, mazzolerete gli italiani di tasse, come gi? paventa il centrodestra?

    ?Stupidaggini. Basta guardare la radiografia sociale che fa l’Istat: un’Italia dolente, con milioni di cittadini sotto la soglia di povert?. Dati che gridano vendetta e producono persino rabbia, a cominciare da quelli sulla disoccupazione, e Berlusconi ci aveva raccontato di averla battuta. No, decisamente il costo della crisi, della competitivit? che le imprese devono recuperare, e il ripristino della virtuosit? nei conti non possono essere fatti pagare a chi ha gi? pagato?.

    Ecco, i conti pubblici: come si riassestano, secondo voi?

    ?Non disconosco che le destre ci consegnano un’eredit? fallimentare, basti guardare il dato del rapporto tra deficit e Pil che viaggia ormai sul 4,5 per cento...Per noi occorre investire sui soggetti in questi anni penalizzati, sui precari, sui lavoratori dipendenti, sui pensionati: una sorta di investimento a redditivit? differita. E poi bisogna intervenire sull’evasione fiscale e contributiva, oltre che sulle grandi rendite finanziarie e immobiliari?.

    Dunque, nuove tasse...

    ?Si tratta di portare quelle aliquote sui livelli europei, niente pi? che questo?.

    Non baster? comunque a colmare il buco nei conti pubblici. E comunque le agenzie di rating e l’Europa incalzano, non a caso Padoa-Schioppa vede subito Almunia e il 29 Prodi sar? da Barroso. E poi, la lotta all’evasione non ? l’Araba fenice di tutti i governi votati all’equit? fiscale? Come farete a centrare l’obiettivo?

    ?? una questione di volont? effettiva. I dati ci dicono che dal ‘96 al ‘98, durante il primo governo Prodi, un’inversione di tendenza c’? stata. Bisogna investire sul personale addetto ai controlli fiscali, e trovare una modalit? di intervento per contrasto di interessi. In parole povere, ci deve essere un elemento di interesse comune a fer emergere l’evasione fiscale?.

    In che senso? Fare come negli Stati Uniti dove quando si paga un idraulico a certe condizioni si pu? poi scaricare la prestazione dalla dichiarazione dei redditi?

    ?Esattamente. Occorre da una parte un intervento determinato, di natura repressiva, su coloro che evadono al doppio scopo di aumentare il livello dei profitti e riuscire a rimanere nella competizione globale, una cosa anche questa raccontata dalla relazione Istat. In Francia e in Germania, per esempio, Paesi che sono pi? competitivi di noi, la struttura del costo del lavoro ? di gran lunga superiore al nostro?.

    Quindi, lei dice, non ? il costo del lavoro che abbassa la competitivit? delle imprese. Un altro argomento caldo, perlatro, perch? Confindustria chiede di abbassarlo. Secondo indiscrezioni auspica anche che vengano ?restituiti? in nome della competitivit? due terzi di cuneo fiscale alle imprese, e uno solo ai lavoratori.

    ?Certo il costo del lavoro non si pu? abbassare. Ci? che porta in basso nella competizione globale le nostre imprese ? la precariet?. Bisogna bonificarla, investire sulla qualit?, non sulla competitivit? di prezzo. Quanto al cuneo fiscale, bisogna intervenire anzitutto avvantaggiando significativamente i lavoratori. E con un meccanismo, come segnala anche l’Istat, selettivo sul sistema delle imprese, premiando quelle che fanno innovazione, investono in ricerca, non sfruttano il lavoro. Altrimenti, il taglio del cuneo pu? essere perfino controproducente?.

    Tra pochi giorni vi chiuderete in seminario a San Martino in Campo proprio sullo stato dei conti pubblici. Che coesione c’? su proposte come le sue nella coalizione?
      ?Il programma dell’Unione dice chiaramente cosa fare, ed ? il fondamento della coesione. Dobbiamo avviare assieme risanamento e sviluppo, redistribuendo la ricchezza, non fare una semplice operazione contabile e finanziaria. Per lanciare l’Italia nella competizione globale, risanandola?.