6/6/2006 ore: 10:12
"ConfInd" Un brutto segnale (R.Gianola)
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Prima Pagina e pagina 8 - Commenti Il commento Fischi, contestazioni, anche contestazioni violente fanno parte dei rischi del sindacalista. Chi fa questo mestiere, soprattutto in ruoli di grande importanza e visibilit?, sa benissimo che nessuno, tantomeno in fabbrica o in piazza, regala facili applausi e calorose pacche sulle spalle. Lo sanno, in particolare, i vertici della Cgil, quelli di oggi e di ieri, che per storia, cultura, senso di responsabilit? sono abituati a metter la loro faccia davanti ai problemi della gente. Di pi?: la storia, anche recente, del sindacato confederale italiano racconta di proteste, di fischi e anche di sanpietrini o bulloni che in alcuni casi, pochi per fortuna, hanno accolto i sindacalisti nelle piazze del Paese. Non c’?, dunque, da sorprendersi se un sindacalista viene fischiato o contestato. Ancor di pi? non bisogna sorprendersi se una platea di industriali non condivide, e lo fa capire anche rumorosamente, le posizioni del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che sostiene, come suo diritto e come tutti sanno da anni, che magari la legge 30 va riscritta per intero. Non ? invece tollerabile, ed ? quanto successo ieri all’assemblea degli industriali di Varese, che al leader del pi? grande sindacato italiano, invitato dalla Confindustria a confrontarsi davanti a una platea di imprenditori, venga impedito di parlare, di concludere il suo intervento, di spiegare fino in fondo le sue posizioni. Non ? solo una questione di galateo dell’ospitalit?, c’? qualche cosa di pi? articolato e, per noi, di pi? grave. Se gli industriali varesini non volevano ascoltare Epifani potevano fare a meno di invitarlo. Le posizioni della Cgil sui grandi problemi del Paese sono chiarissime, sono oggetto quotidiano di discussione sui giornali e sono state appena confermate da un congresso. Sono “ricette” note e dovrebbero esserlo persino a quegli industriali abituati alla dialettica leghista di un Maroni (ieri seduto e compiaciuto in prima fila) o di un Bossi. Ma ieri la platea raccolta dall’associazione di Varese ha preferito dileggiare e ostacolare le parole di Epifani che, va sottolineato, non ? uno che si sveglia al mattino e parla per i fatti suoi: rappresenta oltre 5 milioni e mezzo di lavoratori italiani. ? come se la base degli industriali di Varese avesse voluto raccogliere il testimone da quelli di Vicenza quando, eccitati da un Berlusconi tracimante, contestarono addirittura i vertici di Confindustria, sospettati di contiguit? col nemico (in quel caso il centrosinistra). C’? un tessuto connettivo che tiene assieme questi “spiriti animali” imprenditoriali: ? rappresentato dalla riottosit? verso le regole, verso le leggi, verso i diritti dei loro dipendenti, verso il sindacato, ovviamente sognano sempre di non pagare le tasse e vorrebbero alternare condoni e scudi fiscali alla Tremonti-bis con la quale hanno potuto cambiare la Mercedes anzich? avviare nuovi investimenti. ? un tessuto che mette a disagio anche il presidente Luca di Montezemolo che ieri ci ? apparso un po’ troppo timido e in ritardo nel prendere posizione su un episodio grave. Tuttavia ? comprensibile e condivisibile l’impegno di Montezemolo e di Epifani di non accendere altre polemiche in un momento di gravi difficolt? per l’economia. Non c’? bisogno di alimentare nuovi scontri sociali, anche se non si pu? far meno di sottolineare che con la protesta di Vicenza, la freddezza dell’assemblea di Confindustria davanti al nuovo governo e ieri la contestazione contro Epifani a Varese, la ripresa della concertazione non sar? una passeggiata. |