21/12/2005 ore: 10:00
"ConfCom" Casa Billè come un museo
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Pagina 13 - Primo Piano Casa Billè come un museo, inventario di 2 milioni Il trucco era quasi banale, i magistrati lo spiegano nell’ordinanza notificata due giorni fa. «Billè - scrivono - faceva versare i contributi dovuti dalle aziende su un conto bancario a lui intestato nella sua qualità di presidente e gestito fuori dal bilancio ufficiale. Successivamente trasferiva alla Confederazione solo una quota minima dei contributi pari a 3 milioni di euro ogni anno a fronte di finanziamenti per oltre 17 milioni di euro». Il calcolo è presto fatto: ogni dodici mesi Billè incassava almeno 14 milioni di euro. Oltre due giorni sono serviti ai finanzieri del Nucleo Valutario per compilare l’inventario dei «beni e degli arredi» da mettere sotto sequestro. Un elenco che occupa tredici pagine di verbale, roba da far invidia a una casa d’aste. Come Christie’s o Finarte, di cui Billè era un cliente abituale. Lì ha comprato la maggior parte dei «beni d’arte per un valore complessivo di oltre due milioni di euro destinati all’arredamento della sua abitazione privata», che adesso sono stati «sigillati». Oltre ai dipinti del Cignaroli (paesaggista di Casa Savoia), ai lampadari in vetro di Murano, ai servizi in argento, ai «fauni in bronzo danzanti» che mostrava orgoglioso agli ospiti. Pensava a sé Sergio Billè, ma anche ai vicepresidenti e ai componenti del consiglio direttivo di Confcommercio e della Enag, la società di consulenze che secondo i pubblici ministeri altro non è se non una «scatola vuota» in cui far confluire i soldi presi a fini personali. Con loro spartiva ogni anno cinque milioni di euro. A loro elargiva carte di credito e favori. Basti pensare alla casa di via Durini a Milano: per l’affitto la Confcommercio versa quasi 95 mila euro ogni anno, il presidente ha pensato di cederla alla moglie del suo amico Aldo Antognozzi, vicepresidente dell’Enag per un canone mensile di appena 500 euro. E poi ci sono quegli incarichi milionari affidati ad «esperti esterni». Gli accertamenti sono all’inizio. Ma nell’ordinanza il gip di Roma già afferma: «Le indagini in corso sono dirette a verificare i rapporti tra consulenti e indagati ipotizzando che in alcuni casi essi potrebbero mascherare in realtà mere erogazioni di denaro per finalità imprecisate». In realtà i primi controlli effettuati dalla Guardia di finanza avvalorerebbero la possibilità che una parte di quei soldi sia stata versata anche a uomini politici. |