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luned? 9 ottobre 2006
Pagina 4 - Primo Piano
LE RISPOSTE ALLA PROVOCAZIONE DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, CHE HA STRIGLIATO GLI IMPRENDITORI: ?IL RECUPERO DI COMPETITIVIT? DIPENDE ANCHE DA NOI?
Ma in Italia esiste ancora lo spirito imprenditoriale?
ROMA Ragazzi, diamoci da fare, ?il recupero di competitivit? del nostro sistema produttivo dipende in larga parte da noi imprenditori?, dice Luca Montezemolo. Ragazzi, rimbocchiamoci le maniche, anche se ? pi? facile vendere l’azienda di pap? e vivere di rendita, incalza rivolto ai giovani. Sembra di leggere un recente saggio di Pierluigi Ciocca, ?Il tempo dell’economia?, in cui si spiegavano due cose: gli italiani stanno diventando un popolo che vive di rendita. E il Paese ? in declino, perch? cala la produttivit?. E cos’? la produttivit?? L’indice di quanto un Paese ? sveglio, mobile, innovativo, competitivo. In una parola: vivo.
Non c’? solo Montezemolo, a lanciare l’allarme. Ragazzi, ma cosa state facendo, ?prima eravamo capaci di vendere pure gelati al Polo Nord, e adesso??, dice Massimo Calearo. E quando poi ? Ronald Spogli, ambasciatore, ma soprattutto imprenditore americano, ad andar per le spicce, ?ma dove sono i manager? Ma che capitalismo ? il vostro? Perch? fate sempre tutto in famiglia??, beh, impallidisce pure il ricordo dell’?avversione all’assunzione del rischio da parte degli imprenditori?, pi? volte citata in particolare per gli italiani da Joseph Stiglitz, che poi come economista sarebbe un premio Nobel.
Non c’era bisogno di prender treni e traghetti e andare a Capri ad ascoltare gli imprenditori, per sapere che la sfida del sistema Italia ? la produttivit?, dato che la Banca d’Italia segnala un calo di mezzo punto percentuale ogni anno negli ultimi cinque anni, ed ? la prima volta che accade nella storia del Paese. La novit? ? che a segnalare che ?il problema sta nelle imprese?, come va ripetendo da tempo Tommaso Padoa-Schioppa, adesso sono le imprese stesse, e ai massimi livelli, e con un certo allarme. Problema che non ? sfuggito, e per tempo, a Vittorio Merloni, gran patron della Ariston: ?La produttivit? si guadagna in un modo solo: continuando a investire?, dice lapidario. Ma come, ma se lo ha scritto anche Il Sole 24 Ore, una paginata di analisi, dal 1997 ad oggi i profitti dell’Azienda Italia sono saliti da dar la vertigine, e in maniera inversamente proporzionale i ricavi scesi, come dire che invece gli investimenti stanno a zero? Se lo ricorda bene Laura Pennacchi, sottosegretario al Tesoro di Carlo Azeglio Ciampi, ?e fu lui, subito dopo l’ingresso nell’euro, a lanciare una campagna: fate pi? investimenti?. E che successe? ?Niente: e adesso siamo al nanismo, al capitale chiuso?. E forse, anche al pessimismo? Questo no, c’? l’esempio di Merloni: ?Noi abbiamo studiato l’azienda che cresceva di pi? al mondo, la Toyota. Cresceva perch? investiva l’85 per cento del suo cash flow. E abbiamo cominciato a fare lo stesso: ogni anno, da quattro anni, alla Merloni diamo agli azionisti solo il 15 per cento. Il resto lo investiamo?. Quanto? ?Due miliardi di euro, sinora. Ma cos? siamo prima cresciuti in Italia, poi in Europa. Siamo diventati una “multinazionale tascabile”, capace anche di produrre e vendere laddove c’? domanda?. Il caso-Merloni, la moda e poco altro, spiega un’economista d’impresa come Patrizio Bianchi, gi? a Nomisma, oggi rettore dell’universit? di Ferrara, sono gli esempi positivi, gli unici, ?ma contengono, anche loro, un male italiano: si innova, si compete e si cresce perch? si ? gi? forti?. Per il resto, imprenditori come belle addormentate, dice Bianchi, e aggiunge che ha ragione Mr. Spogli, ?il loro problema sembra essere pi? garantire la successione, che non lo sviluppo dell’impresa?. Ma no, rigetta l’accusa uno che s’? inventato il mercato della luce come Adolfo Guzzini, primo in Europa, capitalismo familiare italiano classico, ma spedendo un figlio, Massimiliano, a metter su una fabbrica dalle parti di Shanghai: ?Capisco quel che dice Montezemolo, molti si disamorano, vendono tutto, finiscono a vivere di rendita. Fa bene a lanciare l’allarme, fa bene a continuare, con la sua presidenza abbiamo avuto un grande stimolo a guardare i nuovi mercati. Fino a due anni fa, se posso dire, c’era capitato di andare in Cina, magari con Ciampi. Una cosa magnifica: ma il presidente della Repubblica italiana non poteva firmare intese mentre Chirac e Schroeder lavoravano di stilografica tutti i giorni, e Berlusconi se ne stava a casa sua. Ma se non si fa sistema tutti insieme, se la politica continua a dar lavoro a 700 mila persone, perch? si chiede agli imprenditori di svegliarsi? Perch? nessuno dice che con Tangentopoli abbiamo buttato Montedison e Italstat??. Guzzini ? irrefrenabile, capace di far scomparire l’Italia in declino che studiano gli economisti, ?un Paese che corre il rischio di vivacchiare, costretto ogni anno a una nuova mega-Finanziaria?, preconizza Bianchi. Un Paese, dice Bruno Tabacci che l’ha osservato da presidente della commissione parlamentare per le Attivit? produttive, ?fondato sulle rendite e sui monopoli ex pubblici. Sa perch? siamo finiti cos?? Perch? fino all’allineamento monetario del ‘96 le imprese avevano assicurata dall’investimento in Bot una redditivit? del 14, anche 15 per cento: anni in cui la perdita di quote export ? guarda caso arrivata al 4,4 per cento?. Per Tabacci, una bella responsabilit? ce l’hanno le banche, ?il sistema ? in mano a 4 o 5 di loro?. Per tutti, politici, imprenditori, economisti, c’? un solo modo per venirne fuori: fare bene ognuno la propria parte. Sembra proprio il mantra di Montezemolo: imparare a fare sistema. Purch? non resti solo un mantra.
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