9/12/2002 ore: 10:52
"Commenti" CoCoCo, sciopero mio quanto mi costi - di B.Ugolini
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9 dicembre 2002
Atipiciachi di Bruno Ugolini
CO.CO.CO, SCIOPERO MIO QUANTO MI COSTI
Quando un Co.Co.Co. sciopera, come
capita spesso in questi giorni,
deve poi subire lo stesso trattamento
riservato ai lavoratori con posto
fisso? Deve, in altre parole, accettare il
taglio salariale del tempo dedicato all'
astensione dal lavoro? Ma in tal modo
non è come se mettessero sullo stesso
piano il lavoro «atipico» con quello «tipico»,
tradizionale? La domanda è rimbalzata
nella mailing list voluta dal Nidil
(nuove identità lavorative) «atipiciachi@
mail.cgil.it». La prima a porsi l'inquietante
interrogativo è Simonetta:
«Vorrei sapere se una giornata di sciopero,
deve essere detratta dallo stipendio
mensile pur essendo una Co.Co.Co.».
Ed ecco la prima risposta di Pierpaolo
che lavora nel settore pubblico e sostiene
di gestire collaboratori per la ricerca
in ambito universitario. «Quando sento
di questi dubbi, mi pare che la confusione
creata da padroni e padroncini sia
veramente tanta e troppa! Il Co.Co.Co.
è una prestazione d'opera, atipica, ma se
il datore di lavoro l'aggira per mascherare
un rapporto di lavoro quasi subordinato,
non può arrivare addirittura ad applicare
la trattenuta!». È necessario, secondo
Gianpaolo, «riportare il Co.Co.
Co a casa sua (la prestazione d'opera, il
lavoro autonomo)» e dar vita ad «un
nuovo rapporto di collaborazione parasubordinata,
tutelata da regole certe e
nuove». Sennò si arriva al paradosso
del Co.Co.Co. con tanto di cartellino
da timbrare, con le detrazioni per gli
scioperi, come se fosse un subordinato
e non un parasubordinato...
Una testimonianza è riportata da Adorandi
che racconta come nel luogo dove
presta la sua collaborazione le hanno
imposto due possibili soluzioni, dopo
una mattinata di sciopero. Orecuperare
le ore perse, oppure subire una decurtazione
della busta paga. Lei ha scelto
la trattenuta, racconta, proprio per
sottolineare il fatto che quella mattina
il lavoro doveva rimanere come non
fatto e non solo posticipato. Invece a
Lia, che collabora presso un Ente pubblico,
prima il rappresentante sindacale
(Cgil) le ha fatto notare che non poteva
scioperare, poi tutti hanno fatto
finta di niente. «I soldi me li sono decurtati
da sola», racconta Lia, «pagandoci
la tessera Nidil e dando una quota
ad un collettivo intersindacale nella
mia città». Un altro messaggio proviene
da Vanessa che invece ha subito la
trattenuta e che ora vorrebbe sapere se
se può «recuperare il maltolto». Mica
per i soldi, aggiunge «che sono comunque
una barzelletta, ma per il principio...».
Marco, propone addirittura di ricorrere
alla magistratura: «Ci hanno sempre detto
che noi non siamo dipendenti, ma
alla fine se scioperiamo ci decurtano lo
stipendio, e quindi ci trattano de facto
come dipendenti camuffati. Bene, non
potrebbe questo essere motivo di ricorso
alla magistratura del lavoro? ….Se mi
decurtano lo stipendio e mi trattano da
dipendente con un contratto Co.Co.Co.
truffano il sottoscritto e truffano lo Stato,
pagando meno contributi all'Inps
(tanto per dirne una). Non potrebbe essere
questo motivo sufficiente per vincere
una causa contro il datore di lavoro,
dimostrando che noi siamo dipendenti
di fatto?». La testimonianza più significativa,
in tutta questa discussione, la riporta,
infine, Francesco: «In manifestazione
un giornalista chiese ad un Co.Co.
Co.: Quanto le costa questa giornata di
sciopero? e lui rispose: Mi potrebbe costare
il posto di lavoro! Credo che questo
sia il vero problema: con questo contratto
non è riconosciuto il diritto di manifestare
un dissenso, ma forse il rischio
da correre per un ideale, a volte è più
importante di tante altre cose...».