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02.11.2003 TRE PROPOSTE PER RILANCIARE LA COMPETITIVITÀ
Carla Cantone* *Segretario confederale Cgil
I dati nazionali e internazionali confermano purtroppo che l’Italia scivola sempre più in basso in tutte le graduatorie indicative di produttività e competitività. Siamo ultimi in ricerca, innovazione tecnologica, infrastrutture, formazione, e siamo primi in precariato e flessibilità dei rapporti di lavoro. Prima il costo del lavoro, poi la flessibilità, poi le troppe regole europee, poi le pensioni, ed infine arriveranno (come predica il Sottosegretario Sacconi) anche a dichiarare l’inutilità dei contratti nazionali di lavoro, in quanto sostituiti da lavoro intermittente, tripartito, part-time, apprendistato, contratto di inserimento, lavoro occasionale accessorio, lavoro a progetto, contrattazione individuale, certificazione. Noi siamo consapevoli che la battaglia per i diritti, le pensioni, la sanità, la difesa del potere d’acquisto dei salari, contro la precarietà va combattuta anche attraverso un impegno straordinario per lo sviluppo e l’occupazione. Per questo abbiamo sottoscritto, nel giugno scorso, insieme a CISL e UIL l’intesa con Confindustria su sviluppo, occupazione e competitività del sistema economico, basato su priorità riferite alla ricerca, l’innovazione, la formazione, le infrastrutture e il Mezzogiorno. Il Governo lo ha ignorato. Confindustria insiste sulla necessità di una Finanziaria che reperisca risorse per la ricerca attraverso tagli alla previdenza e la decontribuzione per i nuovi assunti: l’esatto contrario dei contenuti di quell’intesa. C’è bisogno, quindi, di riaprire una discussione sul ruolo e la presenza di settori strategici ai quali un paese industriale come l’Italia non può rinunciare. Penso si debba agire su tre fronti: 1. A livello Europeo, per chiedere coesione sociale e normative a difesa dei diritti dei lavoratori, tutele contro lo sfruttamento nei paesi più deboli, regole per le imprese e il mercato del Lavoro, progetti di politica industriale che colgano le esigenze della competitività della Ue, regole e controlli per la difesa della legalità produttiva, per la certificazione sulla qualità dei prodotti. 2. A livello nazionale, un lavoro coordinato fra le confederazioni e le categorie, per pretendere tavoli di comparto presso il Ministero delle Attività Produttive e per un monitoraggio costante dell’andamento settoriale, in rapporto alle principali variabili: produzione, fatturato, export, occupazione, qualità, tecnologia, innovazione, territorialità Nord/Sud. Costituzione di osservatori, estendendo a tutti i settori l’esperienza del sistema moda e della chimica. Tutto ciò finalizzato a produrre proposte e interventi per salvaguardare, riqualificare e rendere più adeguato e competitivo il sistema industriale. 3. A livello decentrato, trasferendo una parte dell’accordo nazionale con Confindustria nel territorio e nelle regioni, per rilanciare la concertazione locale fra Associazioni Imprenditoriali e Pubblica Amministrazione, la programmazione negoziata, nuovi patti per lo sviluppo e l’occupazione, nuovi e vecchi distretti e il ruolo delle PMI, del terziario e dei servizi. Realizzare progetti sostengano la vocazione produttiva di un territorio, la sua specificità, le sue necessità infrastrutturali materiali e immateriali, fabbisogni formativi per qualificare l’offerta e rispondere alla domanda, attraverso rapporti con le Università e i Centri di Ricerca. Si tratta di aggirare gli ostacoli che vengono dal Governo e da Confindustria, promuovendo un rinnovato impegno contro il declino.
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