"Commenti&Analisi" L’imbroglio delle retribuzioni contrattuali(N.Cacace)
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Nicola Cacace Mentre l'Istat comunicava correttamente che “l'aumento delle retribuzioni contrattuali, da contratti collettivi nazionali relativamente a 13 milioni di lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed a tempo pieno, era stato del 2,8% nel primo semestre 2004 rispetto al primo semestre 2003” il sottosegretario Sacconi affermava, scorrettamente, che “i dati Istat confermano un andamento delle retribuzioni nettamente superiore all'inflazione”. Se si considerano anche i 4 milioni di parasubordinati e/o a tempo parziale, che l'Istat non considera, come ammette correttamente, l'aumento delle retribuzioni contrattuali del 2,8% si abbassa a qualcosa tra il 2% e poco più. A meno di non pensare che gli aumenti contrattuali dei parasubordinati siano stati pari o superiori a quelli dei lavoratori più tutelati. Ma questo non basta. Parlare come fanno molti media e l'on. Sacconi di “salari che battono i prezzi” è una bufala. Prima perché, come dimostrato, questo non è vero neanche per le retribuzioni contrattuali nazionali aumentate mediamente meno dell'inflazione (2% contro il 2,3, prendendo per buono il dato Istat). Secondo perché una cosa sono le retribuzioni contrattuali nazionali e un'altra sono le retribuzioni in busta paga poichè, come è noto agli esperti ma non solo, in periodi di vacche magre la busta paga cresce in percentuale meno dei salari contrattuali nazionali. La differenza si chiama “wage drift” e le relative teorie consentono ragionevolmente di affermare che, coi tempi che corrono, se le retribuzioni contrattuali sono cresciute intorno al 2%, le retribuzioni aziendali avranno con difficoltà superato l'1% di aumento in base anno. Last but not least, se si vuole correttamente parlare di salari reali e non solo di salari nominali, oltre l'inflazione c'è da considerare l'aumento di ricchezza reale cui anche i lavoratori dipendenti dovrebbero in qualche modo partecipare, a livello nazionale o più correttamente a livello aziendale, dove e se si crea maggior ricchezza. Il Pil è aumentato solo dello 0,3% l'anno scorso e, forse l'1% o poco più quest'anno? Bene, anzi male. Ma non malissimo se di questo povero aumento di ricchezza i lavoratori dovessero sentire almeno l'odore. Come sembra facciano sperare le avances dei nuovi leader della Confindustria ed i tentativi delle organizzazioni sindacali di trovare una posizione comune sulle politiche contrattuali. |