5/7/2005 ore: 12:19
"Commenti&Analisi" I costi della disinformazione (T.Boeri)
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Pagina 33 - Economia vere zavorre per la riforma (*economista de lavoce.info) Questo silenzio consapevole, meglio colpevole, dei governi ha costi elevati. Costa agli attuali contribuenti perché induce un comportamento passivo: l´85 per cento dei lavoratori sostiene di non avere incrementato i propri piani di risparmio dopo riforme che hanno sensibilmente ridotto le loro pensioni future. Potranno avere brutte sorprese quando si ritireranno dalla vita attiva. Induce inerzia anche nell´azione dei governi perché l´opposizione alle riforme necessarie per accelerare la transizione a un sistema pensionistico sostenibile si nutre di disinformazione. Questa serve solo ai governi che vogliono lasciare tutto com´è, a dispetto delle generazioni più giovani e di quelle future. Il decreto sul trasferimento del Tfr ai fondi pensione varato venerdì scorso è la misura dei costi della disinformazione. Giusto puntare ad alimentare col Tfr la previdenza integrativa. Ma i lavoratori che già adesso possono trasferire il Tfr ai fondi pensione non lo fanno. Soprattutto i più giovani non ne percepiscono i vantaggi in termini di diversificazione del rischio e di rendimenti attesi più alti. Colpa della disinformazione. Il governo si appresta allora a fare tre cose per evitare che l´operazione smobilizzo del Tfr nei fondi pensione sia un flop. Primo, introdurrà agevolazioni fiscali molto forti: le prestazioni di previdenza integrativa verranno tassate al 15 per cento, meno del primo scaglione Irpef, peraltro in controtendenza con l´armonizzazione del trattamento fiscale della previdenza integrativa a livello europeo (che esonera contributi e rendimenti e tassa le prestazioni). Secondo, compenserà in modo generoso le imprese che perderanno il Tfr, come se non avessero nulla da guadagnarci da questa operazione. Terzo, introdurrà il silenzio-assenso per cui, in difetto di scelta esplicita del lavoratore, il Tfr verrà devoluto a un fondo di categoria (se esiste) oppure a un fondo a contribuzione definita presso l´Inps. Con una migliore informazione non ci sarebbe bisogno di agevolazioni fiscali che introducono nuove asimmetrie di trattamento e graveranno pesantemente sui bilanci futuri, né di compensazioni così generose per le imprese (a regime si tratta di più di un miliardo all´anno, di cui non si è trovato ancora copertura). Non ci sarebbe bisogno neanche del silenzio-assenso perché apparirebbero ovvi, soprattutto ai più giovani, i vantaggi del trasferimento del Tfr alla previdenza integrativa. Ma come informare? Lo abbiamo proposto da tempo su questo sito. Mandando a tutti i contribuenti un rendiconto di quanto hanno versato e di quanto realisticamente potranno ottenere, proprio come si fa in Svezia, un paese che ha adottato un sistema pensionistico molto simile al nostro. Anche i sindacati giocano un ruolo importante nell´informare i lavoratori e nel coordinare le loro scelte. Se sono in pochi a trasferire il Tfr ai fondi pensioni questi pochi correranno un rischio di licenziamento più elevato di chi non sposta il Tfr fuori dall´impresa. Bene che i lavoratori possano decidere, alla luce di cosa fanno i loro colleghi. Il coordinamento dei lavoratori è anche un modo per ridurre i veri costi per le imprese: quelli amministrativi associati al dover trasferire i Tfr a una pluralità di fondi diversi. Insomma, quella del Tfr deve divenire un´occasione per fornire un bene pubblico – informazione su come funziona il mercato dei capitali e la previdenza pubblica – a tutti i lavoratori. |