21/3/2003 ore: 12:06
"Commenti&Analisi" Gli alleati del sotterfugio - di G.G.Migone
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21 marzo 2003
Gli alleati del sotterfugio
di GIAN GIACOMO MIGONE
Nulla può soffocare l’angoscia che suscitano
la pioggia di bombe che si abbatte su popolazioni
inermi e gli effetti che promettono ad altre
popolazioni ancora non direttamente colpite.
Basta riflettere sul destino dei curdi e quello che
potrà accadere nell'ulteriore conflitto tra sunniti e sciiti.
Come europei e come italiani possiamo con qualche
diritto affermare: «not in our name», non in nome nostro,
dopo il voto dell'opposizione finalmente compatta e
dopo gli atti e le parole di alcuni governi europei.
Tuttavia, perché le manifestazioni di pace italiane
abbiano un senso compiuto, servano pienamente i loro
obiettivi di resistenza pacifica, devono anche mettere alle
corde un governo e la sua maggioranza parlamentare
che continuano ad accampare il diritto di rappresentare
la maggioranza degli italiani ricorrendo ad inganni,
sotterfugi e sofismi.
Per bocca del presidente del Consiglio, il Governo
afferma che l’Italia non è belligerante.
Chi, allora, ha consentito a Gorge W.Bush di arruolare
l’Italia nell’esile e sbilenca coalizione che lo asseconda,
mascherando la propria esclusione dalla conferenza
delle Azzorre come una scelta virtuosa di pace?
Chi non è cobelligerante è quantomeno neutrale e lo
status di neutralità ha le sue leggi e conseguenti doveri,
sanciti dal diritto internazionale.
Un esempio valga per tutti. Generazioni di norvegesi hanno
nutrito un ragionevole risentimento perché il governo
svedese permise alla Wehrmacht di attraversare il proprio
territorio neutrale per invadere la Norvegia.
E ciò con giustificazioni maggiori di quelle addotte dal
governo italiano di oggi che concede uso di
basi aeree, diritti di sorvolo e di transito all’America di
Bush che, per quanto colpevole, non costituisce certo
una minaccia confrontabile a quella espressa dalla Germania
di Hitler. O la pensano diversamente quei pochi che
offendono la bandiera americana per quanto di più nobile essa
rappresenta, esponendola alle loro finestre in questo
particolare momento?
Che dire di una neutralità che invoca la legittimità di una guerra misconosciuta dalle Nazioni Unite, cui più che mai siamo
fieri di appartenere? O che sbandiera la propria fedeltà ad
un’Alleanza, quella Atlantica che, scavalcata dal maggiore alleato
e fedele alle proprie regole, ha di diritto e di fatto disconosciuto
questa guerra, rifiutando il ruolo di copertura della volontà
del più forte?
L’impegno per la pace, in queste giornate buie, significa anche costruire le premesse per un mondo più pacifico e più giusto, in
cui chiunque prevarichi le regole che ha liberamente accettato resta solo con la propria forza; con cui per qualche tempo si
domina, ma non si governa.
Neanche con la furbizia e i sotterfugi che costituiscono le armi
preferite di Silvio Berlusconi e di coloro che si ostinano a tenergli bordone. Anche a questo proposito vale la pena leggere
l’Osservatore romano di oggi.