6/7/2005 ore: 11:49
"Cisl" Pezzotta piace a Prodi e Montezemolo
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pagina 3 Pezzotta piace a Prodi e Montezemolo Il suo giudizio-bilancio di questi quattro anni di legislatura non potrebbe essere più severo. «Negativo e critico» lo definisce tra gli applausi dei delegati che all’ingresso degli ospiti più illustri (oltre agli esponenti dell’esecutivo, c’erano Casini, Follini e tutti i leader dell’Unione) hanno fischiato il ministro Maroni e applaudito Prodi. Il Professore poi dirà che «la Cisl vuole aiutare il Paese a farci uscire dalla crisi» mentre Fassino parlerà di «lucida diagnosi della crisi italiana» e Rutelli di «una politica che è utile che accetti e faccia propria la sfida dell’autonomia di Pezzotta e della Cisl». Pezzotta accompagna la sua analisi a un invito: prendere atto che la situazione economica e sociale è «terribile» e varare un programma «minimo ma realizzabile», in questi ultimi mesi. Oppure «lasciare il campo in anticipo». I suoi giudizi critici investono tutto il mondo politico e i partner sociali del sindacato, Confindustria in testa (sull’Irap). Ma l’attenzione verso le richieste e le proposte degli imprenditori è alta. E il presidente di Confindustria Montezemolo, che di solito non partecipa in prima persona ad assise sindacali, è in prima fila e definirà la relazione di Pezzotta «in gran parte condivisibile, responsabile e coraggiosa: guarda avanti e condivide con noi la necessità di riforme». Del resto, l’analisi del segretario generale è tanto lucida quanto ironicamente spietata. «L’Italia è finalmente uscita dalla stagnazione, per entrare nella recessione» ma «a fronte dell’evidente bisogno di cambiare, quel che il governo continua a offrire invece è una grande, contraddittoria differenza di posizioni e la mancanza di una chiara linea di politica economica, come purtroppo abbiamo dovuto constatare anche nell’ultimo incontro a palazzo Chigi». Pezzotta, dopo la mancata attuazione del Patto per l’Italia come pure della legge 30 («inattuata»), per non dire della riforma degli ammortizzatori sociali, si sente più che scettico, del tutto disilluso, verso questo governo. Aspetta, più che il Dpef, la Finanziaria, e chiede la restituzione del fiscal drag. Pezzotta rilancia con forza la concertazione, ma quella “semplificata”, il patto sociale di legislatura. Poi ci sono anche patti “minori” (contro il lavoro nero, per la scuola, per la pubblica amministrazione, quello fiscale con i cittadini) non meno importanti, la riforma del welfare e l’impegno internazionale, molto sentito dal segretario, sull’Africa, a favore della pace e di una globalizzazione solidale. Infine c’è il tasto dolente, quello dei rapporti interconfederali: abbandonata ogni velleitaria “unità sindacale” Pezzotta ripropone il «pluralismo convergente». «A Cgil e Uil ci legano tante cose», dice, ma negli ultimi anni, a fronte di un «rapporto sereno» con la Uil, con la Cgil «abbiamo avuto forti contrasti». Il clima è cambiato, «con la nuova dirigenza» (Epifani dopo Cofferati), ma «le differenze restano». Pezzotta ne prende atto, mette in soffitta la «retorica unitaria» e spera arrivi il «tempo dell’aratura». |