2/3/2006 ore: 11:23

"Cgil" Politically non correct

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    mercoled? 1 marzo 2006


    Pagina 6 - CAPITALE/LAVORO

    CONGRESSO CGIL
      Politically non correct

      Carla Casalini
        Una domanda politically non correct viene da farla alla Cgil che oggi apre il suo congresso nazionale. In questa rubrica che accompagner? dall'1 al 4 marzo i lavori di Rimini, ce ne sar? da dire sugli interventi dei politici e quant'altro, ma intanto per prima cosa ? alla e sulla Cgil, il soggetto di questi quattro giorni, che vanno i primi pensieri e interrogativi. ?Scorretti?, perch? danno per scontata la solidariet? ma ad essa sola non si arrendono. E allora la prima domanda ?: a cosa serve veramente questo congresso, qual ? la sua cifra di sostanza? Ricordo quel che ha sostenuto un dirigente della Fiom, Sandro Bianchi: senza le ?tesi? presentate dal segretario dei metalmeccanici sulla democrazia nei luoghi di lavoro, e sulla difesa della contrattazione, si sarebbe potuto definire il congresso ?Aspettando Prodi?. Ora, a me pare che, in ogni caso, questo sia il segno di fondo dell'assise della Cgil fin dal suo concepimento.
          Leggo cos? la scelta del congresso ?unitario?, e il conseguente accordo istituzionale tra il segretario Epifani e la sua maggioranza con i dirigenti della minoranza di ?Lavoro-societ?: con la garanzia di congelare ?posizioni? della precedente assise nazionale, pur se intanto ?Lavoro-societ? si ? divisa, non ? pi? quella.
            Non c'? da scandalizzarsi. Questo ? il presupposto ovvio di un congresso fatto prima delle elezioni politiche del 9 aprile, e dunque proprio sperando, e ?aspettando? Prodi. Si pu? ben capire che la Cgil, scelta come bersaglio privilegiato dal governo delle destre, abbia come suo chiodo fisso: ?deve cambiare?, o, parafrasando, un altro governo ? possibile (come tutti ci auguriamo).
              Ma non c'? dubbio che quando si individuano ?emergenze? come questa, scatta troppo spesso un riflesso condizionato - ad onta che la storia ne abbia spesso dimostrato gli esiti futuri perniciosi - che spinge a dire `poche storie, tutti in fila per due, il resto ? lusso per tempi migliori'.
                Insomma, il congresso ?unitario? mi pare corrisponda alla scelta di questo allineamento di tutta l'organizzazione (a scanso di sperabili sorprese) per lo sforzo finale a sostegno della battaglia del centrosinistra. Comprensibilissimo, ma allora suona di pura facciata qualunque altro significato gli si voglia appendere. Non pare, infatti, ad esempio, che questa scelta sia tesa a superare le vecchie componenti partitiche, giacch? in realt? viene cos? liquidato un passato ben pi? recente: quello inaugurato da ?Essere sindacato? che tentava la valorizzazione della pluralit? di voci dentro la Cgil attorno a temi centrali per il sindacato.
                  Piuttosto, c'? da preoccuparsi di ci? che le scelte emergenziali portano con s?: la cancellazione delle contraddizioni interne. Oggi lo teme la Fiom (ma riguarda anche altri), e per? va detto che la scelta del segretario dei metalmeccanici Gianni Rinaldini ? apparsa da subito una via obbligata ma debole. Il tentativo di Berlusconi e Confindustria di bastonare i metalmeccanici, come segnale esemplare per tutto il sindacato, certo ha messo in difficolt? la Fiom, dopo due contratti separati e di fronte al nuovo contratto che non si chiudeva, col rischio che padronato e governo riuscissero a eliminare la ?forma? stessa del contratto nazionale.
                    Ma, certo, non poter accedere alla limpidezza di mozioni differenti, e attestarsi invece sulla battaglia degli ?emendamenti - perch? tali sono le ?tesi? con i loro distinguo, pur su alcune questioni fondamentali - porta inevitabilmente nei meccanismi in cui comanda quella volont? della Cgil del`oggi si serrano le fila, e basta'.
                      Senza contare che dietro la scelta emergenziale passa in secondo piano la grande debolezza di tutta la Cgil. La difficolt? di azione sull'organizzazione e sulla condizione del lavoro, l'impotenza di fronte al dilagare del precariato ?non voluto? di donne e uomini, l'incapacit? stessa di difendere salari e stipendi. Per dieci anni la Cgil, tutto il sindacato, non ? riuscito a battere chiodo, mentre i profitti crescevano. E la grande stagione dei movimenti, la cosiddetta ?svolta di Cofferati?, la capacit? di opporsi al governo Berlusconi, non ha tradotto, per?, quella esposizione, in una rivoluzione sul piano della pratica quotidiana, della potenza di agire. Tutti problemi che il congresso affida a un futuro che spera migliore.